L’educazione diffusa insieme.


Nel panorama delle iniziative e delle condivisioni sul tema della città educante come teatro della scuola diffusa, credo si stia facendo a volte un po’ di confusione tra le esperienze in atto dei filoni storicamente consolidati come le scuole Montessori, il movimento di cooperazione educativa, le scuole steineriane, quelle ispirate a Don Milani, le varie scuole del bosco, della campagna, parentali, comunitarie etc. Per il mio punto di vista, che oltre ad essere quello di un uomo che nella scuola ha passato una vita in ruoli diversi è anche quello di un architetto che ha una visone pedagogica e formativa della città e del territorio, l’educazione diffusa è una specie di repertorio ragionato ed assolutamente integrato in una nuova, rivoluzionaria e complessa visione, di tutto il buono e il moderno, il non classista e antimercantile che persiste nelle varie teorie e nelle varie esperienze sparse per il mondo. Una costante tra le nuove e le vecchie idee, seppure ancora innovative, dovrebbe essere quella di proiettare, non occasionalmente, ma definitivamente, l’educazione fuori dai luoghi istituzionalmente e burocraticamente dedicati e a considerarla totalizzante, libera da programmi, discipline, orari, classificazioni, esami e funzioni che non siano quelle della crescita e dello sviluppo della creatività e della curiosità della persona che solo così potrà anche apprendere per sé e per la comunità. E’ allora indispensabile che accanto alla trasformazione dei luoghi della città avvenga, gradualmente ma radicalmente, una trasformazione del concetto di educazione così come prospettato senza equivoci nel libro di P.Mottana e G.Campagnoli  “La città educante. Manifesto della educazione diffusa”   

 LA CITTA’ EDUCANTE 

e nel manifesto operativo che ne è seguito: https://comune-info.net/2018/07/manifesto-educazione-diffusa/

Come tutte le altre teorie, sperimentali o no, datate o no anche chi segue, applica e promuove  il metodo Montessori, ampiamente diffuso in varie parti del mondo e in molteplici forme, più o meno efficaci, potrebbe dialogare proficuamente con chi propone l’idea della città educante. La mission della Fondazione Montessori che ha sede nella nostra regione e che ho tentato invano, oltre un anno fa, di coinvolgere nelle mie riflessioni sui luoghi della scuola, contiene, tra gli altri, degli spunti interessanti per il dialogo con altre esperienze educative. Ritenteremo.

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Mi piace pensare che in campo educativo non sia utile nè serio dividersi in tante teorie e piccole o grandi sette che spesso presentano caratteri di conservazione, di élite, per esibire sovente le proprie etichette nei convegni, nei seminari e nel confronto pubblico, come pure nella realtà scolastica. Mi sembra invece più saggio cercare e trovare punti di incontro per rifondare con il contributo di tutti un pensiero educativo rivoluzionario, multiforme ma non contraddittorio o decisamente datato se non rivisitato in chiave moderna e per il futuro. L’apporto culturale e teorico di tante esperienze storicamente emergenti è fondamentale e indispensabile per ripartire e far nascere  l’educazione del futuro, quella che rispetto a quella tradizionale e del mercato globale e locale noi amiamo chiamare Controeducazione.

La strada è lunga, ma occorre almeno imboccarla, tutti insieme. Siamo ancora nella piazzola di partenza.

13 Settembre 2018 Giuseppe Campagnoli

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