L’talia degli ominicchi e della educazione autoritaria.



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Colgo l’occasione dell’insediamento dell’ennesimo nuovo ministro (ripercorrendo con sgomento il triste declino dei ritratti presenti nella sala dei ministri a Viale Trastevere) per ribadire alcuni concetti che ad ogni passo ritornano come corsi e ricorsi.

L’ambiente dove ho passato la maggior parte della mia vita lavorativa, da figlio di maestri elementari rurali, da studente, da docente, da preside e da consulente ministeriale ipercritico e bastian contrario, la mia esperienza scientifica, umana e, anche, del “gossip” scolastico mi spingono a riproporre una serie di concise considerazioni su quella che dovrebbe essere la buona scuola del futuro.

Se, come si dice, il pesce puzza dalla testa, una buona scuola non si fa reclutando ministri, consiglieri ministeriali, esperti, dirigenti centrali e periferici “politici”, carrieristi, mercenari con curricula scientifici risibili perché scelti tra i ranghi delle scuole, della politica o degli ispettori solo per questioni di economia o di partito e non di merito o di specifico, solido, background professionale. Abbiamo letto ineffabili curricula pubblicati in cui figurano attività di formazione all’estero che sembrano più viaggi di piacere che veri propri seminari scientifici, in cui sono costruiti elenchi di competenze che solo chi conosce le persone sa bene essere inesistenti, capacità linguistiche esagerate (verificare per constatare), liste di riconoscimenti e incarichi ridicoli per i compiti che il dirigente dovrebbe saper svolgere. Senza contare i millantati crediti, le partecipazioni da comprimari ad eventi ridicoli, i titoli scolastici ed accademici appena adatti a svolgere il lavoro di insegnante elementare.Abbiamo finalmente letto il curriculum del neo ministro che è perfettamente in linea con questi criteri e si guarda bene dall’elencare puntualmente i suoi presunti articoli e libri (forse sulla pallavolo? sul nuoto? sulle pedane elastiche? con tutto il rispetto di un settore che meriterebbe altri destini)

E gli Uffici centrali e periferici dell’amministrazione scolastica?  L’ex maestrina o l’ex professoressa di matematica e di lettere, il laureato in giurisprudenza con meri studi di amministrazione, l’ispettore peripatetico e supponente, il carrierista free-climber con passato da sindacalista, da supporter “bipartisan” del politico locale di turno, o da cacciatore di posti in commissioni e concorsi, come potranno reggere da manager, o meglio, da saggi e colti studiosi, le sorti progressive della scuola italiana nelle sue grandi e piccole reti e nei suoi gangli decisionali? Ci si limiterà a non fare più danni del solito? Ci si butterà sul presenzialismo e sull’esibizionismo delle kermesses, degli eventi e dei seminari di aria fritta che finiscono con “battiamo battiamo le mani al nostro provveditore”? O ci si produrrà in manifestazioni di linearità con i diktat autoritari e violenti del momento? Se fossi un “provveditore” oggi con questo governo mi dimetterei dalla mia carica, per dignità-

L’educazione non cambierà, ci sarà solo molta propaganda e tanti tanti danni alle persone e alla nazione. Senza una rivoluzione profonda del sistema educativo alle radici, investimenti dedicati e professionisti appassionati, capaci e illuminati, saremo ancora fermi alle chiacchiere e ai disegnini alla lavagna di Silvio prima, di Matteo Renzi poi e al ridicolo osceno contratto pentaleghista con le grida sgangherate e perniciose di chi esibisce il rosario come unico simbolo culturale e politico! Dopo la “Buona Scuola” avremo anche la “Pessima scuola” fondata sull’esclusione, le classifiche, la xenofobia, la discriminazione di genere, la famigerata e pericolosissima meritocrazia di stampo liberista? E avremo intitolato il nuovo ministero come Ministero della Educazione Nazional Popolare? Avremo anche un nuovo MinCulPop?

Giuseppe Campagnoli

Estate 2018

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