I conti in tasca


Non sono un economista ma sono profondamente convinto di essere contro l’economia del mercato e del capitale. Come è noto Marx non è stato mai più attuale di oggi negli aspetti fondamentali della sua dottrina, peraltro mai applicata nella storia del mondo. Sono però capace, sulla scorta di dati incontrovertibili, di fare quei quattro conti che dimostrano come molti si sbaglino nell’analisi della situazione politico-economica italiana oppure giochino pericolosamente sui luoghi comuni. Debbo ammettere obtorto collo che gran parte di  italiani  si è comportata in passato come una cicala libertina spesso a discapito di tante  formiche di buon senso, salvo poi, nei tempi di vacche magre che inevitabilmente sarebbero arrivati, comportarsi come dei piagnoni psicopatici o degli arrabbiati che non vogliono ammettere di essere stati essi stessi la causa dei loro mali, supportati da un potere complice e aizzatore.

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Oggi che molti nodi sono venuti al pettine e che i nostri legami con l’Europa sono più delle catene quasi impossibili da spezzare senza danni irreparabili per chi non abbia accumulato beni e capitali in passato, sfruttando, rubando e approfittando delle vacche grasse,  la scelta è solamente tra lo splendido misero isolamento che porterebbe la maggior parte di dipendenti, pensionati, disoccupati a riempire le mense dei poveri lasciando i ricchi così come sono o, peggio, rendendoli ancor più ricchi, oppure una lotta “dal di dentro” per ridurre il colonialismo finanziario e burocratico dell’Europa. La scelta è simile a quella che dovette fare la Grecia stretta tra il Varoufakis splendido combattente per la libertà e la rivoluzione economica a costi elevatissimi per i più poveri e lo Tzipras pragmatico e dialogante con i suoi padroni per minimizzare i danni e contenere la miseria montante.

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La differenza con noi è solo che chi deteneva e detiene i debiti della Grecia erano e sono in massima parte le banche e gli investitori stranieri mentre in Italia i detentori principali dell’enorme debito sono gli stessi italiani anche attraverso le banche, quegli stessi italiani che hanno accumulato e speculato per decenni sulle spalle dei loro connazionali più onesti e lavoratori. Lo sapevate che il debito pubblico e privato insieme dll’Italia è inferiore a quello di Regno Unito, Francia, Spagna? Sapete cosa significa? Chi sa leggere capisce bene che cosa vuol dire: « In base a stime attendibili, il debito pubblico italiano è detenuto per il 65% da detentori italiani di cui banche (20%) , compagnie di assicurazione , (17%), Banca d’Italia (11%), fondi comuni (3%), famiglie (6%) , altri italiani (8%) e per il rimanente 35% da un’istituzione straniera, la Bce , (9%) e poi da investitori esteri (26%). Le istituzioni e gli investitori istituzionali italiani, che sono mani forti, non vendono in massa, non svendono, non speculano contro l’Italia in tempi di crisi » Ma le banche e i ricchi privati italiani come hanno accumulato? Sono evasori? Ladri? Speculatori? 


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Lo Stato è povero e parte dei cittadini molto ricca. Ecco. Non occorre un genio per capire. Con chi dovremmo prendercela allora? Con chi piange miseria avendo approfittato in passato e continuando imperterrito anche oggi a rubare e accumulare ricchezze spesso volate anche all’estero o con chi ci ha imposto un sistema economico e politico iniquo e colonialista? Io credo con entrambi. Agendo finalmente con il muso duro verso le istituzioni europee egoiste e guidate dai membri più proterviamente capitalisti ma non senza aver prima, con la giusta decisione, rapidità e fermezza combattuto  i cittadini e le imprese italiani che hanno evaso miliardi, sfruttato, operato da criminali nel lavoro e sui mercati, generando povertà e disoccupazione a livelli insopportabili e quelli che hanno accumulato beni e capitali, doppie triple e quadruple case, barche e ville nei paradisi esteri, auto e beni di lusso e magari oggi fingono anche di essere vessati dal fisco! Questa è l’unica strada. Non mi pare che i partiti e i movimenti che sbraitano tanto di libertà e giustizia sociali abbiano in mente di fare tutto questo mentre gridano al golpe e si appellano ad una Costituzione che non hanno mai letto, distorcono a loro uso e consumo o, peggio, fanno finta di voler salvaguardare  strizzando l’occhio proprio alle categorie dove si nascondono i ladri e gli sfruttatori sotto l’ombrello benevolo del dio Mercurio che, guarda caso, è proprio il protettore dei ladri e dei mercanti insieme. Prima gli italiani? Io direi prima gli uomini, prima la loro dignità da qualsiasi parte provengano e prima di tutto l’equità sociale, la libertà e la fraternità che non esistono se non viaggiano insieme. Le strade che restano sono quindi due: quella parlamentare che passa attraverso una difficile unità della sinistra, da quella del PD ex PCI a quella di Potere al Popolo e alle frange che hanno votato imprudentemente gli equivoci cinquestelle e quella extraparlamentare delle piazze e di una nuova resistenza porta a porta. Lottiamo comunque ognuno quotidianamente contro la violenza, la sopraffazione e la politica nazional-socialista che sta montando di nuovo pericolosamente. Lottiamo anche con l’educazione che ha più forza di qualsiasi propaganda.

29 Maggio 2018  Giuseppe Campagnoli

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