Les italiens


di Giuseppe Campagnoli

 

 

Dall’epilogo del libro “Italiani. Dèjà vu” riscrittura in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli Italiani” Feltrinelli  2009, rivisitato ad oggi 5 Marzo 2018.

Ma qual è  oggi la  “classe ristretta” di cui parlava Leopardi? E  chi sono oggi i perfetti epigoni di quel cinismo nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare, di agire ? Chi nell’economia, nella politica, nelle comunicazioni, nei media? E’ fin troppo facile riconoscere queste categorie che fanno capo ai personaggi più in vista eredi di quella società “per bene” non impegnata a procurarsi il pane quotidiano e che blatera sempre di popolo! Dove il ricco è bene che resti ricco purchè faccia ipocritamente professione di populismo. Dove i salotti dei tempi di Leopardi hanno solo mutato sembianze ma non sostanza… Dove ci si attacca a vicenda quotidianamente e in pubblico… e ci si  adula  nel privato! E allora riconosciamo in quelle conversazioni leopardiane senza amor proprio, ciniche e violente, le rubriche lettere al direttoredi molti giornali, gli editoriali al vetriolo, i talk show infingardi e aggressivi, le notizie false, tendenziose e parziali, la caccia allo scandalo, l’avversario politico che diventa nemico, le miserie umane che diventano fiction e viceversa.

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Gli italiani per bene sono questi. Di quelli che  sono occupati dai propri bisogni primari non si parla o si parla poco o diventano gli oggetti di carità ed elemosina mentre chi si è procurato ricchezze quasi sempre sfruttando gli altri  predica la tolleranza e la solidarietà, ma anche l’intolleranza verso i diversi, la riduzione delle tasse anche a chi non le ha mai pagate, il liberismo invece del liberalesimo. E’ nel fondo di questi nuovi tribuni non c’è traccia dei concetti  di libertà, eguaglianza e fraternità concetti che anche leopardi mostrava di ammirare nel citare la Francia come esempio di modernità e non c’è traccia di cultura e di istruzione contando sulla mancanza di alfabetizzazione delle masse ormai in loro balia.

Da qui la certezza che la democrazia della maggioranza quando questa è plagiata da quelle ciniche conversazioni è una falsa democrazia e che molto più spesso sono da apprezzare le minoranze illuminate che possono emancipare le maggioranze obnubilate dai sempreverdi “oppi dei popoli” che citava Leopardi: ..le chiese, le feste, i passeggi, le gastronomie, gli spettacoli… ad usum delphini… Il vero dramma e la vera farsa è che oggi quella classe ristretta  se possibile cinicamente ipocrita “delle feste, degli spettacoli, delle chiese” e delle risse televisive e del web, è stata indotta a crescere fino a diventare la più della metà degli italiani, quella che poi vota, sceglie e contribuisce ad affondare il bel paese. Per la verità questa massa è stata in crescendo fin dal nostro vergognoso ventennio di inizio secolo, attraverso cinquant’anni di emblematica classe di governanti dedita a quelle perniciose conversazioni ed un ultimo lustro in cui si è assistito al sublimato di questa società ristretta che ha occupato i salotti reali e virtuali, le aule, i parlamenti come non mai, come se i ”lumi” positivi della morale si fossero definitivamente spenti nel giubileo del danaro, delle feste, delle chiese, dei furbi e dei corrotti. Ne è scaturito un vezzo prevalentemente italico dell’effimero in tutte le manifestazioni della vita privata e anche pubblica.

Si è consolidato un adattamento di tutta la penisola alle superficiali poche  antiche cattive abitudini ed agli ozi del mezzogiorno d’Italia che in questo si è completamente adagiato  nel tempo consentendo una seconda definitiva conquista da parte dei poteri forti, del malaffare e dello stellato “nuovo che avanza” anche attraverso le stesse “ chiese”, feste, comizi…Non per nulla i sostenitori di questi nuovissimi, vecchissimi tribuni, interpellati sulla loro scelta elettorale, vi hanno riconosciuta la Democrazia Cristiana perduta. 

Queste  “chiese,feste e comizi” che rappresentano il sublimato della violenza del conversare e  l’intolleranza palese o sottintesa verso gli altri si moltiplicano nella carta stampata,nella televisione, nei bar, nelle liti condominiali, nelle tribune politiche  come se fossero aspetti naturali della vita. C’è anche chi si meraviglia che queste manifestazioni di stupidità non siano apprezzate perché tuttosommato danno la parola alla gente comune permettendo di esprimersi. Non si rendono conto gli amanti di tali spettacoli che  si sta plasmando un pubblico inetto e  incosciente tutto preso dalla virtualità e dall’invenzione  per non accorgersi di essere sfruttato ancor di pu’ e più incisivamente di quando esisteva la classe contadina e quella operaia cioè quella che Leopardi descriveva come  non dedita alle conversazioni perché troppo occupata  sopravvivere. Tutto è oggi manifestazione di apparenza senza contenuti, esibizione senza costrutto, sproloquio di convegni e media che finiscono per convincere la gente che quella sia la vita mentre in realtà è solo virtualità che offusca la realtà e impedisce di percepirne le miserie e i pericoli. Il trionfo della mediocrazia e dell’analfabetismo funzionale. La vita è ricolma di slogans, eventi, campagne tutte tese all’esibizione fine a se stessa, lontanissime da ricadute positive nelle trasformazioni della realtà e nel miglioramento della vita civile e nei comportamenti privati che su questa incidono. Gli italiani, anche quelli una volta preoccupati dei loro bisogni quotidiani sono stati ammaliati da pochi imbonitori immorali e amorali  con  il miraggio di un benessere falso e di breve durata che non consente di percepire la propria aumentata povertà, di presunti valori ripescati nelle soffitte dei tempi peggiori dell’umanità.

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Altri  presunti valori emergono prepotenti e subdoli, alimentati da quel nostro egoismo e  diventati bandiere per una moltitudine di altri poveri, più sfruttati ed  “armati” dalle economie e dalle religioni vecchie e nuove ora alleate le une contro le altre, con molto più pericolo che non ai tempi di Leopardi dove almeno non era realmente minacciata la stessa specie umana per colpa  di poche canaglie, di qualche imbecille e di molti utili idioti. Le frasi di Giacomo Leopardi cosi’ come quelle della mia traduzione in  volgare sembrano dei pensieri alla rinfusa,delle idee che si rincorrono e andrebbero lette quasi come degli afosrismi dedicati al  popolo italico  o a quel che oggi appare, al di là dei suoi confini geografici e della sua storia  che con un a lunga sofferta pausa  dalla fine dell’Impero romano  al 1861 (una data ma non un cambiamento)  gli ha consentito di chiamarsi “popolo” a dispetto di qualsiasi anacrionistica ed  egositica spinta eccentriche. giustificata maldestramente  e parzialmente con alcune storie anche discutibili non  con motivazioni di ampio respito sociale, storico ed economico.

L’Italia è stata fatta credo anche con una certa forzatura non così gli italiani che, ahimè, sono ancora avvezzi a seguire i tribuni di turno e i pifferai di Hamelin non accorgendosi di dove verranno condotti, come frotte di sorci sbandati.

Da molte frasi del Discorso si puo’ capire molto del presente: l’opportunismo politico e senza ideali di molti italiani che danno il loro consenso a chi promette loro favori personali o di categoria  pronti a toglierlo il  giorno dopo  se le aspettative personali sono disattese senza alcuna considerazione del fatto che altra cosa è la collettività, la difesa dei piu’ deboli  e la loro emancipazione. E’ evidente anche la persistente  tendenza illiberale ed egoista  di chi non deve preoccuparsi dei bisogni primari  mentre è impegnato  nelle feste, nei passeggi e negli spettacoli: nel successo  nella vita mondana come obiettivo  esistenziale che diventa strumento del potere  e di controllo subliminale nel perpetuare lo slogan panem et circenses. Tutto cio’ anche perché è sempre meno presente quella “società ristretta” che dovrebbe essere l’avanguardia e la difesa della vera democrazia e della libertà  che non è  facoltà di fare cio’ che si vuole a discapito dei piu’ deboli cui si negano le  pari opportunità e cui viene dalle “chiese” e dai “poteri vari” riservata una generica “caritas”  con la certezza, in buona  o mala fede, di essersi liberati la coscienza.

Per questo non  è proprio il caso di meravigliarsi che gli italiani , fatte le dovute illuminate ma rare eccezioni, mostrino  in fondo un’anima prevalentemente conservatrice, qualunquista, ignorante, maleducata e opportunista a tutti i livelli come i segni inequivocabili  del vivere quotidiano e della comunicazione  continuamente ci ricordano  con:

  • le dita a forma di corna  e i vaffa dei politici da operetta di cui bisogna aver paura dopo il primo moto di riso
  • le magliette  che insultano le  chiese altrui
  • le chiese che insultano la natura, la scienza di tutti e la coscienza altrui
  • i media che si rincorrono nella competizione della menzogna e del qualunquismo
  • i  politiciche incitano all’illegalità e alla furbizia
  • i ricchi  sempre piu’ ricchi e “caritatevoli”  e i poveri sempre piu’ poveri ma  nascosti e  pieni di pudore  sulla loro condizione: chè tanto gli italiani si lamentano sempre ma stanno tutti bene…
  • la lingua infarcita di luoghi comuni televisivi e di  illetterato gergo  mediatico
  • l’esibizionismo di singoli e gruppi
  • l’incitazione della televisione a volgari forme di voyeurismo ,di violazione della privacy ,di sciacallaggio sulle disgrazie altrui e sulle colpe “gridate” ma non sempre provate
  • le scampagnate con, o stuzzicadenti a mezza bocca ed i prati  alla fine lasciati con quintali di immondizia
  • chi produce rifiuti ma non  li vuole accanto a sé
  • chi usa mezzi che la tecnologia  offre ma non  ne vuole sostenere i danni
  • chi non paga i tributi dovuti a Cesare ma vuole lo stesso i suoi servigi
  • chi continua a guardare la pagliuzza negli occhi degli altri ma non la propria enorme trave
  • le verità confezionate dai subdoli grandi comunicatori  per un popolo di poveri di spirito di cui non sarà mai il “regno dei cieli”
  • il revival degli spiriti” e delle chiese per la grande abitudine alle fiction e  l’ignoranza delle cose della natura
  • L’abbandonarsi alla propria beata ignoranza credendo che l’ultimo venuto ineffabilmente ammaliatore possa risolvere tutti i problemi dell’Italia

E, in fin dei conti, poiché sembra che si sia principalmente dediti  poco a riflettere e  ridere di sé e moltissimo  a guardare e  deridere gli altri, converrà prepararsi a castigare con la satira e con una sottile rivoluzione tanto malcostume oppure preparare le valige come fecero nei tempi bui tanti nostri illustri antenati consapevoli di non essere profeti in patria.

Giuseppe Campagnoli 5 Marzo 2018

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