Spes ultima dea


 

Ho lottato per quarant’anni, non senza delusioni e amarezze, nella scuola,  nella professione di architetto e nella ricerca sul campo, per prefigurare scenari nuovi e rivoluzionari di una utopia possibile dell’educazione e della sua architettura. Ho avuto la soddisfazione di intravvedere, soprattuto nel breve spazio di questo ultimo anno, qualche sogno vicino all’avverarsi nonostante gli ostacoli innumerevoli frapposti. Ostacoli costruiti ad hoc o solamente come ostracismo o emarginazione di idee, sia da chi vuol conservare le cose come stanno, proponendo solo di riformare senza muovere sostanzialmente una paglia, sia da chi finge di volerle cambiare mascherandosi da innovatore o da rivoluzionario. Entrambi hanno tentato anche spudoratamente  di approfittare speculare sulle nostre idee-che sappiamo bene non vorrebbero vedere giammai realizzate come la realtà ci mostra-come specchietto per le allodole votanti o basso mecenatismo politico. Ho  scritto con slancio insieme al mio amico Paolo Mottana  più di un anno fa il racconto di una educazione e di una città possibili ponendo le premesse affinchè cittadini, insegnanti, direttori, amministratori, architetti illuminati  e di buona volontà mettessero in pratica nei tempi necessari le idee del Manifesto della educazione diffusa per costruire e trasformare la città in senso educativo. Ho preparato anche una serie di linee guida per rendere possibile la trasformazione urbana ed architettonica della città che possa fare a meno degli edifici funzionalmente e ideologicamente “dedicati” per avviarla ad una concezione della cultura e dell’educazione libere dal controllo, dall’intruppamento e dal mercato. I segnali che mi giungono non sono incoraggianti o quanto meno sono alquanto ambigui. I mercanti e le lobbies vecchie e nuove sono più infidi e potenti. Vedo  sparuti meritevoli gruppi di volontari o esperienze virtuose che però rischiano di restare isolate e incapaci di incidere sull’intero sistema anche se si ispirano sovente a teorie ed esperienze nobili e storicamente consolidate. Ne ho già parlato in tanti precedenti articoli, ne ho parlato in tanti incontri di presentazione del nostro volumetto e di descrizione della “scuola senza mura”  percependo inconsciamente di essere in una marcia inesorabilmente verso questo epilogo.  Oltre a pubblicare l’ultimo mio piccolo pamphlet “Il disegno della città educante” ancora in fieri ma che vi prometto uscirà, todo modo, entro il mese di Febbraio  e rendermi sempre disponibile a chi avesse bisogno di contributi di idee, di proposte  e di storia, altro non mi resta e non ho più l’animo di fare. Mi dedicherò tra poco, nuovamente e con più slancio, ai miei gratuiti amori per la musica, il viaggio e la fotografia… Per chi volesse approfondire e avesse qualche idea per realizzare la vera città educante e la vera scuola senza mura in qualche luogo sarò sempre qui. Grazie a chi ci ha creduto e ci crede ancora e continua nei propri quartieri e nelle proprie città “in direzione ostinata e contraria” a provarci.

Giuseppe Campagnoli

14 Gennaio 2018

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