La scuola senza mura e senza lacci.


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“Chi pensa che sia impossibile è pregato di non disturbare chi sta provando…”

E’ già una storia densa di eventi quella seguita al libro dedicato all’educazione ed all’architettura scritto con Paolo Mottana per Asterios editore “La città educante. Manifesto della educazione diffusa”.

Traggo spunto da questi eventi, che in parte ho già raccontato, per ribadire una profonda convinzione. E’ tassativo per un libero pensatore che ha a cuore le sue idee e i suoi progetti tenersi lontano dalla politica dei partiti e dei movimenti che cavalcherebbero sia le buone che le cattive idee pur di avere voti e consenso. Avevo ragione. La corsa alle bandierine di posizione come quella ai boicottaggi e alle censure è già cominciata.  A parte l’ineffabile sedicente giornalista-insegnante del quotidiano episcopale l’Avvenire che stronca il libro e l’idea avendone palesemente letto solo il titolo e qualche riga, si addensano moti etichettatori tesi ad apporre un logo di partito o di movimento che l’idea, comunque squisitamente politica, per quel che mi riguarda, non avrà mai. Sono stato invitato a presentare il libro da biblioteche pubbliche, da università, da centri educativi sociali e da librerie indipendenti e questo mi va bene  perché è importante che si discuta delle idee e della eventualità, nei tempi possibili, di realizzarle. E’ chiaro che a fondamento della scuola diffusa e della sua architettura innovativa c’è un senso profondo di libertà: dal potere qualunque sia, dal mercato piccolo o grande che sia e dal consumo pericoloso e antiecologico, dall’intolleranza e dal pregiudizio, dai muri di qualsiasi tipo, dalla meritocrazia e dalla mediocrazia. Non ho ancora visto all’orizzonte, se non rari casi decisamente minoritari, chi possa dare politicamente voce a tutte queste istanze insieme. Bene o male tutti accettano il libero mercato e curvano la loro idea di educazione, a volte spacciata per rivoluzionaria, alle sue regole e  alle sue leggi, nessuno escluso. Per questo mi guarderò bene dall’offrire il fianco a chiunque voglia apporre un timbro o issare la sua bandiera. La mia idea di scuola e di architettura è un’altra, decisamente un’altra, maturata in quarant’anni di trincea, di esperienze dirette e di studi. Chi leggerà a fondo il libriccino (come lo chiama  l’acidulo “critico” letterario  Roberto Carnero) potrà maturare il suo convincimento e giudicare. So che il mio “amico di penna” sarà sicuramente d’accordo. So già che non saranno molti quelli che abbracceranno a pieno lo spirito del Manifesto, e forse, per ora, è anche un ben. Abbastanza invece sono coloro che cercano di assaggiare l’idea nei loro luoghi, a volte facendo confusione ideale, a volte mostrando straordinaria passione e fortissimo coinvolgimento ideale. Io mi sento di stare con loro. Non mancano gli educatori e le genti coinvolti. Mancano invece paradossalmente gli architetti forse presi dalla carriera mercantile o dalle loro, passioni ipertecnoecologiche di gran moda. Vi aspettiamo progettisti amanti dell’immaginario e della fantasia, dell’importanza dei luoghi della città e del loro disegno disinteressato. Vi aspettiamo! E, per ora, buona vacatio!

Giuseppe Campagnoli

10 Agosto 2017

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