Costruire scuole


Costruire scuole. Perseverare…

Ho voluto proditoriamente ripetere il titolo di due miei articoli di qualche tempo fa per tornare sull’argomento principe della parte architettonica del racconto scritto con Paolo Mottana “La città educante. Manifesto della educazione diffusa”. Sulla stessa scia del persevereare diabolicamente a costruire nuovi reclusori scolastici,  magari per poi vantarsene in improbabili seminari o kermesses elettorali, come accaduto in quel di Pesaro, si muove anche il mio piccolo comune amministrato,contrariamente al capoluogo, dal “nuovo che avanza” (il classico rovescio della stessa medaglia).La municipalità, pur nell’ambito degli adempimenti sulla  vulnerabilità sismica, ha intrapreso  la strada della demolizione di un vecchio edificio scolastico di scuola primaria (che forse avrebbe potuto essere anche riutilizzato in altre funzioni di aggregazione sociale di cui si sente la mancanza) per costruirne un’altro nuovo sullo stesso sito (sic!) da tempo problematico, urbanisticamente asfittico e non proprio rassicurante in fatto di sicurezza. Certamente non hanno letto il nostro racconto sulla Città educante  ma nemmeno il libro  “Educazione diffusa. Per salvare il mondo e i bambini”. Una delle delibere approvate (delibera originale scuola elementare) parla addirittura di un intervento “che tiene in considerazione le moderne linee guida per la progettazione di una scuola innovativa”! Non ho altro da aggiungere all’evidenza dei fatti se non invitare gli ineffabili amministratori, come feci per quelli di Pesaro che analoga, pessima cosa stanno facendo, a studiare e riflettere sulla opportunità di percorrere altre strade che siano veramente innovative in fatto di “scuola” e approfittare per avviare una virtuosa fase di transizione verso la città educante del futuro.

Les saltimbanques

 

Ricordo le mie parole di poco più di qualche giorno fa:

“È proprio vero allora che  in Italia non c’è nessun partito o movimento che sieda in Parlamento che prospetti qualcosa di diverso dall’attuale sistema scolastico, più o meno riformato, fintamente rivoluzionato o edulcorato e adattato alle proprie ideologie. Della destra ormai canonica o di stampo neodemocristiano conosciamo i danni più eclatanti ed attuali a partire da Moratti e Gelmini fino a Giannini e la “Buona scuola”. Non citiamo la destra xenofoba e nazionalista della Lega e di altri cespugli neofascisti per pudore. Il nuovo che avanza, cinquestelle compresi, non si discosta dalla visione liberal liberista dell’educazione e dell’istruzione perché non ha mai dichiarato nè agito per rinunciare alla convenzione schiavista e imperante del libero mercato. Al di là dell’abolizione di alcune riforme vigenti su cui non si può non essere d’accordo non vedo altro di rilevante. I programmi aleatori, apparsi e scomparsi nel tempo sono in fondo chiari anche nella loro fumigine e propongono una serie di domande retoriche fondamentali: che tipo di scuola si prefigura? e quale educazione? l’edilizia scolastica rimane edilizia scolastica solo con più investimenti per rabberciare l’esistente e costruire ancora nuove scuole?  Una idea vera e nuova di educazione aborrisce il mercato per ragioni di libertà e di autonomia del pensiero che si forma. Oltrepassare l’idea attuale di scuola è l’unica via per liberare i cittadini e le città dalle prigioni dei luoghi comuni e soprattutto dai flautimagici della politica che faticano o non vogliono intravvedere le autentiche strade per cambiare radicalmente il  misero esistente”.

Nulla di nuovo sotto il sole, ahinoi.

 

 

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I cataloghi di un moderno mercante di scuole

 

 

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