La scuola del mercato.


Che bisogno c’è dell’attuale sistema scolastico italiano e globale? Perché costruire ancora reclusori scolastici? Non  vedo all’orizzonte chi provi concretamente a cambiare le cose in fatto di educazione e luoghi per apprendere. Colgo l’occasione dell’incontro di Giovedì all’Università di Macerata per alcune riflessioni politiche sulla scuola dell’OCSE-PISA e del mercato globale.

Almeno in Italia non c’è nessun partito o movimento che sieda in Parlamento che prospetti qualcosa di diverso dall’attuale sistema scolastico, più o meno riformato, fintamente rivoluzionato o edulcorato e adattato alle proprie ideologie. Della destra ormai canonica o di stampo neodemocristiano conosciamo i danni più eclatanti ed attuali a partire da Moratti e Gelmini fino a Giannini e la “Buona scuola”. Non citiamo la destra xenofoba e nazionalista della Lega e di altri cespugli neofascisti per pudore. Il nuovo che avanza, cinquestelle compresi non si discosta dalla visione  liberal liberista dell’educazione e  dell’istruzione perché non ha mai dichiarato nè agito per rinunciare alla convenzione schiavista e  imperante del libero mercato.  Al di là dell’abolizione di alcune riforme vigenti su cui non si può non essere d’accordo non vedo altro di rilevante. I programmi aleatori, apparsi e scomparsi nel tempo sono in fondo chiari anche nella loro fumigine e propongono una serie di domande retoriche fondamentali. L’edilizia scolastica rimane edilizia scolastica solo con più investimenti per rabberciare l’esistente e costruire ancora nuove scuole?  Viene auspicata la diffusione obbligatoria di internet  nelle scuole senza alcuna proposta sulla qualità ed onestà della rete e sul suo ruolo nell’educazione? L’insegnamento obbligatorio dell’inglese  dall’asilo serve ad aumentare la sudditanza all’ anglosassone linguaggio predatorio della globalizzazione? La proposta di  insegnamento a distanza via internet non ricorda  il disastro dell’e-learning e tutti i suoi guai indotti da un ventennio? L’ integrazione università-aziende per aumentare la sudditanza al mercato ed ai bisogni dell’impresa che non ha mai perso il vizio di voler fare della scuola una sua gregaria priva di autonomia? Non c’è qualcosa di veramente nuovo all’orizzonte? Purtroppo tra i partiti italiani (come sempre) c’è solo una guerra per bande all’interno dello stesso recinto condiviso che è quello del mercato e del capitalismo che nessuno realmente vuol combattere se non con le rare ed effimere parole degli slogans. Una idea vera e nuova di educazione  aborrisce il mercato per ragioni di libertà e di autonomia del pensiero che si forma e sarà forse l’unica via per liberare i cittadini e le città dalle prigioni dei luoghi comuni, dai flautimagici della politica sempre serva di qualcuno o di qualcosa e dall’idea perniciosa della tensione al successo ad ogni costo che ipoteca qualsiasi anelito di crescita e di libero apprendere nel mondo.

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Un’ educazione diffusa che salti a piè pari il concetto attuale di scuola, potrà liberare le future generazioni da ogni galera, reale o virtuale che sia, in una città e in territori nuovi  dell’apprendere  insieme ciò che veramente serve a noi stessi, alla comunità, alla natura che ci ha generati e che si aspettava molto di più da noi. Ma intanto piccole e grandi realtà, grazie ai nuovi architetti-mercanti continuano a progettare e costruire nuovi e brutti “muri” scolastici.

Giuseppe Campagnoli, oggi

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