Islam e paura. Rispetto umano?


Bisogna poter avere la libertà di criticare le religioni dovunque, di chiedere perchè ci su metta il velo, ci si genufletta, si giungano le mani, non si mangino crostacei o maiale e se tutto ciò non sia una imposizione di altri uomini o una libera scelta, a volte bizzarra per la ragione, ma comunque libera. Bisogna non aver paura di dire ciò che si pensa senza offendere la dignità delle persone. Questo è uno dei diritti fondamental dell’uomo.

Per questo traduco e ripropongo un  interessante  editoriale apparso su Charlie Hebdo a cura di Par Riss.

CHE CAVOLO CI FACCIO QUI?

“Da tempo gli specialisti cercano di capire le ragioni degli attentati in Europa e nel mondo intero. La polizia inefficiente? Un senso di appartenenza sfrenato? Gioventù disoccupata? Islamismo senza freni ? Le cause sono numerose e ognuno sceglie quella che gli conviene o che si adatta alle sue convinzioni. I fautori dell’ordine se la prendono con la polizia, gli xenofobi con gli immigrati, i sociologi fanno appello ai danni del colonialismo, gli urbanisti stigmatizzano i ghetti, gli economisti indicano la crisi e i politici se la prendono con Daech. A voi la scelta.

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In realtà gli attentati sono solo la parte emersa di un enorme iceberg. Sono l’ultimo stadio di un processo che si è innescato da tempo e su vasta scala. Noi ci attacchiamo alle macerie dell’aeroporto, alle candele accese davanti ai fiori sui marciapiedi. Nel frattempo nessuno osserva ciò che accade a Saint Germain-en-Laye. La settimana scorsa l’Istituto di Scienze politiche di questa città ha ospitato Tariq Ramadan. E’ un professore, quindi sarebbe al posto giusto. E’ venuto a discutere del suo oggetto di studi, l’islam, che è anche il suo credo.

 Un po’ come se un professore di tedesco fosse al tempo stesso un produttore di salsicce di Francoforte. Giudice e parte in causa. Che importa, Tarik Ramadan non fa nulla di male e non farà mai niente di male. Parla dell’islam, dell’islam e ancora dell’islam. Si presenta come un uomo di dialogo, aperto alla discussione. Al dibattito sulla laicità, che, secondo lui, si dovrebbe adeguare alle nuove collocazioni delle religioni rispetto alle democrazie occidentali, che dovrebbero arrivare ad  accettare tutte le tradizioni importate dalle popolazioni immigrate. Nulla di grave nel dire tutto questo. Anche perché Tariq Ramadan non prenderà mai un kalachsnikov per colpire dei giornalisti nella loro redazione e non confezionerà mai delle bombe destinate alle sale d’attesa di un aeroporto. Altri lo faranno al suo posto. Non è il suo compito. Il suo ruolo, con la scusa del dibattito, è quello di dissuadere i suoi interlocutori dal criticare la sua religione. Gli studenti in scienze politiche che ha difronte, quando saranno diventati dei giornalisti o eletti amministratori locali, porteranno con sé quella piccola inquietudine che Tariq Ramadan avrà loro inculcato quel giorno. Non oseranno più scrivere o dire nulla di negativo sull’islam, per paura di essere tacciati di islamofobia. Il compito di Tariq Ramadan si ferma qui. Altri a questo punto prenderanno il testimone.

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La donna velata è ammirevole, coraggiosa, devota ai suoi figli ed alla famiglia. Perché infastidirla se non fa male a nessuno? Anche quelle che indossano il velo integrale non useranno mai il loro abito per nascondere una bomba come pensava qualcuno quando fu votata la legge per vietare l’uso del velo in pubblico. Non faranno mai del male. Allora perché criticare ancora il velo e offendere queste decorose donne mostrando il dito medio? Stiamo in silenzio, guardiamo altrove, rifuggiamo dalle polemiche e dalle piazzate. Il loro ruolo, seppure si rendano conto di averne uno non va oltre. Il fornaio che ha rimpiazzato il precedente andato in pensione fa delle buone brioche. E’ cortese e sorride sempre ai suoi clienti. E’ perfettamente integrato nel quartiere, la sua lunga barba e il suo piccolo callo sulla fronte, ad  indicare la sua religiosità, non danno fastidio ai suoi clienti che apprezzano molto i suoi sandwiches. Quelli che lui offre sono buoni anche se non ce n’è più nessuno al prosciutto di campagna o alle rillettes ! Non è grave, ce ne sono altri al pollo e al tonno che andranno lo stesso bene. Allora non protestiamo ed evitiamo inutili polemiche nel suo negozio apprezzato da tutti. Si può fare. Come la predica di Tariq Ramadan, ci si adatterà. Così anche il compito di questo panettiere è svolto.

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Questo giovane delinquente, che non ha mai aperto un Corano in vita sua, non conosce nulla di storia delle religioni, del colonialismo, né quella dei suoi antenati in Africa del Nord, sta per chiamare un taxi con due altri amici. Non sono eruditi come Tariq Ramadan, non pregano più spesso del nostro panettiere e non rispettano i precetti dell’islam quanto la coraggiosa madre di famiglia con il suo velo. La destinazione è l’aeroporto di Bruxelles.

Al momento nessuno ha ancora fatto del male. Nè Tariq Ramadan, né la donna velata, né il panettiere e neppure questi giovani disoccupati. Eppure tutto quello che sta per accadere all’aeroporto ed alla Metro di Bruxelles non potrà accadere senza il concorso di tutti. Perché tutti inducono timore e paura. La paura di contraddire, la paura di far polemica, di farsi trattare da islamofobo e perfino da razzista. La paura, semplicemente. Ciò che sta per accadere tra qualche minuto è l’ultimo stadio della paura: il terrore. Il terrorismo. Non esiste terrorismo senza lo stillicidio di una paura silenziosa e totale. Questi giovani terroristi non hanno bisogno di avere le qualità degli altri, di essere eruditi o lavoratori. Il loro compito è semplicemente quello di portare a termine ciò che è già stato iniziato dicendoci : “Tacete per sempre vivi o morti!” “Smettetela di discutere, di argomentare, di contraddire o contestare” E soprattutto nessuno dovrà più riflettere chiedendosi: “Che cavolo ci fai qui ?” “Perché diavolo vai sempre gironzolando tutto il giorno con un velo in testa?” “Perché cavolo pregate cinque volte al giorno?” “Che diavolo ci fate in un taxi con tre borse piene di bombe?”  Purtroppo i soli a porsi queste domande sono le vittime. “Che cacchio ci facevo a tre metri da questa bomba?”  La prima missione dei colpevoli è quella di colpevolizzare gli innocenti. E’ quella di rovesciare le colpe. Dalla panetteria dove  vi si proibisce di mangiare quello che vi piace fino a quella donna che vi impedisce di dirle che la preferite senza velo, ogni volta ci si sente colpevoli di avere questi pensieri. Da questo istante il terrorismo comincia il suo lavoro di scardinamento. La strada è allora aperta per tutto ciò che avverrà dopo.”

Come fece anche Tahar Ben Jelloun con il suo: “L’islam spiegato ai bambini (e ai loro genitori)”

Par Riss, Charlie Hebdo

Traduzione di Giuseppe Campagnoli

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. mim597 ha detto:

    Ciao! Credo che ormai si sia giunti ad un punto di non ritorno. Spesso noi stessi occidentali generalizziamo e crediamo che i musulmani abbiano tutti qualcosa che non va e che siano tutti dei violenti! E probabilmente anche loro,a loro volta, generalizzano su tutti coloro che hanno un credo diverso o che comunque professano una religione meno ‘coercitiva’ della loro. Ognuno, e diciamocela tutta, può pensare quel cavolo che vuole. L’importante è non andare mai oltre, cosa che con il terrorismo ormai si è fatto. Ad ogni modo sono convinta di una cosa: indipendentemente dal fatto che possa far paura o meno, il terrorismo non bloccherà mai la libertà di pensiero di ciascuno di noi. Questo è garantito.
    Ti faccio i complimenti per il bellissimo post e di aver affrontato un tema così delicato e così attuale. Alla prossima!

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  2. ReseArtù ha detto:

    Grazie per l’intervento! Se vuoi divulgare il nostro blog ti saremo grati. E se volessi scrivere qualcosa sui nostri temi delle arti varie dell’uomo sarai la benvenuta! A presto. GC

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