La città: architettura educante


Il manifesto della educazione diffusa

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Avrò a breve un confronto con un architetto che progetta le belle scuole per le buone scuole. Sarà una bella sfida. Tra technè e poesia, tra prosa e sogno. Partendo dall’ultimo articolo “Architettura e potere”  e prima ancora dal  saggio ” La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa di Paolo Mottana e Giuseppe CampagnoliAsterios Editore Trieste, si può già prefigurare uno scenario architettonico e urbano per la città educante oltrepassando la scuola fisica, intellettuale e dominata dal mercato di oggi. Ancor prima di effettuare l’annunciata simulazione giocosa sul  corpo vivo di una vera città, vorremmo lasciare un messaggio in bottiglia ad educatori ed architetti giovani e visionari capaci di raccogliere il testimone con entusiasmo. Occorre costruire un abaco di tipologie da forme urbane vecchie e nuove che abbiano in nuce l’essenza dell’accogliere collettivo e dell’educare in reciprocità come lo hanno sempre fatto una casa o un teatro, un bosco ed un museo, una piazza e una strada spesso senza bisogno dei maldestri architetti interpreti   spesso solo di sè stessi. Non più l’urbanistica (che ordina e controlla) ma il disegno poetico della città in divenire che come un organismo vivo cresce e si trasforma insieme a chi la vive liberamente mentre apprende  con le genti e le cose d’intorno. Tra un architetto e un filosofo più un  poeta fantasma che alberga in entrambi, sono stati partoriti  le radure e le piazze, le strade cupe, i portali, i giardini di insalate e frutteti, le fontane che danno vino e cioccolata, gli orti teatrali e la babelica biblioteca totale, il quartiere dei balocchi e dei burattini, il giardino delle bocce e degli scacchi, l’emeroteca ciclabile, il museo peripatetico e gli alberi dei tablets e degli smartphones. Ritorneranno presto i fantomatici, misteriosi mimetici cubi specchiati e variopinti, non-architetture ma macchine fantastiche e interattive già avvistate in giro per l’Europa nei disegni a Bruges e  Strasburgo come a Venezia, Vienna, Lucca e Pesaro. Essi  provocatori dei ex machina, ed eros urbani, dialogano con i vecchi palazzi e manieri e li invitano ad aprirsi e a diventare bei luoghi dove vivere, lavorare ed imparare senza funzionalismi ingenui o ordinatori. Da queste fantasie nascono  i più realistici tentacolari portali che disegneranno le forme essenziali mentre sarà chi li vive a riempirli di volta in volta di significati e contenuti come belle e multiformi stazioni di partenza per viaggi della conoscenza dove l’errore ha il solo senso del suo etimo errabondo.

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Questi saranno gli oggetti,  i luoghi e i tipi architettonici della città educante cui sarà data la prima forma. Alcuni sono già nei nostri schizzi, altri nelle nostre menti pronti ad uscirne per affidarli a chi saprà renderli finalmente reali.

Il portale

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La radura

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La tana

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