La bella Costituzione quotidiana


di Giuseppe Campagnoli

Chi governerà lo farà bene e onestamente solo se darà una risposta concreta e rapida agli articoli più vicini ai cittadini e più suscettibili di applicazione immediata per un minimo di equità sociale. Questo è il nodo della nostra Costituzione e ancora valido e da applicare.

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L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Lavoro per tutti secondo la propria preparazione,i propri meriti e la propria capacità,con redditi adeguati a questi meriti e capacità comunque commisurati solo ad una vita dignitosa. Il lavoro come mezzo per soddisfare i propri bisogni materiali e spirituali, non per il profitto e l’accumulo, non per la speculazione e l’arricchimento. Ricordiamo che dietro ogni ricchezza anche piccola c’è sempre un crimine.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. 

Le forme e i limiti della costituzione sono le libere elezioni e il parlamento in una unica Camera  e tutto ciò che vi è connesso. Il popolo esercita la sovranità indirettamente attraverso rappresentanti qualificati e scelti secondo delle regole democratiche. Non è attuabile alcuna forma di democrazia diretta: diventerebbe una pericolosa forma di demagogia e populismo. I cittadini comunque debbono poter scegliere i propri rappresentanti nominalmente. Sarebbe utile limitare tutti i mandati politici ad un quinquennio. L’unico mandante è il cittadino, non il partito o il movimento politico.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Non c’è bisogno di alcun commento. Purtroppo ci sono partiti e movimenti che vorrebbero di fatto abrogare questo articolo.

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È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Le pari opportunità nel lavoro e nella vita civile sono il presupposto per l’equità sociale.Non più poveri e ricchi oltremisura ma persone che meritano per studio e preparazione  al proprio mestiere ed hanno talenti che lo Stato deve mettere in condizione di emergere.Il lavoro non dovrà essere finalizzato al profitto ma univocamente al giusto guadagno per una vita dignitosa e sicura e per contribuire alla collettività.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Anche qui c’entrano il merito e la preparazione. Un diritto può essere garantito solo laddove si siano esercitati i propri doveri fino all’ultimo.Da qui anche l’articolo che segue: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Occorre almeno decuplicare gli investimenti ed il reclutamento di personale qualificato. Occorre programmare l’accesso alle professioni.In Italia ci sono quasi il quadruplo di alcune professioni rispetto ad altri paesi e pochissimi specialisti, tecnici e artigiani realmente preparati.Il concetto comprende anche l’articolo seguente: Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Questo è l’articolo che dovrebbe far riflettere certi movimento xenofobi e ricordare che un tempo anche noi siamo stati rifugiati ed emigranti (si calcola che quai 60 milioni siano i discendenti di italiani e gli italiani all’estero)

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

L’unico limite che comunque è dettato dalle leggi e dal buon senso è quello dell’insulto,della calunnia,della diffamazione e dell’istigazione a procurare danno a sé e agli altri.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Che ne direbbero alcuni movimenti che compilano liste di proscrizione di giornali e giornalisti?

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Occorre sapere chi sta dietro alle testate e quali poteri se ne servono come strumenti politici,lobbistici o di pressione economica.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.

Forse occorrerà attendere ancora molto tempo ma se ben strutturato,gestito e controllato il pubblico è senz’altro meglio del privato che mira solo al profitto.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

La sanità non dovrà mai essere privatizzata e occorre controllare con rigore il business della salute.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

E’ estremamente chiaro che ognuno è padrone della propria vita.Non lo potrà essere né chi parla a nome di  una supposta divinità né uno stato.

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Le scuole private non debbono in alcun modo avere soldi dei cittadini a meno che non lo facciano direttamente e volontariamente.

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

Occorrerà garantire percorsi di formazione e istruzione obbligatori per tutte le attività lavorative almeno fino ai 18 anni con adeguati periodi, ove necessario, di vera alternanza scuola-lavoro. Tutti debbono essere colti anche per i lavori cosiddetti “non intellettuali”. Perchè in Germania funziona e da noi non dovrebbe?

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Capaci e meritevoli e non evasori fiscali che usufruiscono, rubando, delle agevolazioni di chi, pagando tutti i tributi abbiano redditi solo “figurativamente” più alti.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Lavoratori, impresari, artigiani, commercianti, professionisti, giornalisti, mezzibusti, attori, cantanti, calciatori… Retribuzione e redditi proporzionati! “Plafoner les revenues” come dice l’esperto d’oltralpe.

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

La libertà della libera impresa è condizionata delle pari opportunità, dal non pensare solo al profitto, l’utilità sociale. Il discrimine è il cosiddetto “coefficiente sociale”.

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La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

La funzione sociale della proprietà privata è fondamentale ed  essenziale è a questo scopo che va regolamentata e limitata perché non diventi accumulo e speculazione. La ricchezza è come un vaso comunicante che va livellato ed equilibrato.

La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti, determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.

Occorre aumentare i casi e pensare alla confisca per chi evade le tasse e abbandona beni culturali pubblici e privati, campagne, beni ambientali, imprese..

Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Chi più ha più paghi di più con lo scopo di plafonare i redditi e consentire a tutti analogo dignitoso tenore di vita. Le differenze tra redditi e patrimoni non supereranno mai il doppio tra i cittadini lavoratori a parità di condizioni di partenza, di investimento e di preparazione. Non sarà la fortuna, la disonestà o il mercato a fare le differenze.

Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.

Basta con le chiamate individuali e nepotistiche. Vedi concorsi, consulenze…

E via così…

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Giuseppe Campagnoli Febbraio 2017

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