Salomè.L’amour impossible (1)


di Giuseppe Campagnoli

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Romanzo breve a puntate

L’idea del racconto psicologico ed onirico è nata cinque anni fa da alcuni appunti autobiografici ed ha portato anche alla realizzazione di un cortometraggio intitolato “La nuit” nell’ambito di un seminario artistico europeo a Liegi nel  Marzo 2012 ed esposto insieme ad altri in una speciale sezione della biennale di Fotografia di Liegi. La poesia originale in lingua francese è un inserto che trae origine da alcuni testi del cortometraggio e da una canzone ispirata al racconto e con esso parte integrante.

Racconto di affinità elettive e vite parallele

Versione e-book 

In omaggio a Traumnovelle di Arthur Schnitzler

 L’Altra vita. Il sogno

A.

G. sta viaggiando per un tour di piacere. Un itinerario nella speranza di un risveglio da una vita sonnolenta, che poi in parte avverrà, anche se in un’altra dimensione. La mente è altrove a un punto lontano nel tempo mentre la strada scorre in un panorama piatto ma bello, insolitamente assolato. Scorre una pianura di colori da Van Gogh in un cielo azzurro con un sole limpido e senza caligine. Un paesaggio quasi familiare anche se visto per la prima volta, un paesaggio che suscita malinconia e insieme un moto di eccitazione. Il pensiero inaspettatamente corre, ad una storia lontana, prima di questa vita o dell’origine di questa esistenza. La fantasia fa ripercorrere una rapida sequenza. Un tempo c’era un giovane adolescente, magrissimo, scuro e con un esordio di baffetti, capelli corti, occhiali: egli non era come gli altri, poteva non essere come gli altri. Frequentava un liceo dal nome solitario, un po’ come lui.

Dopo un’infanzia ben trascorsa in famiglia e le scuole dei piccoli in provincia ora affronta le scuole dei grandi, un po’ da privilegiato per un’epoca in cui  la maggior parte dei giovani dopo l’avviamento professionale doveva cercarsi subito un lavoro. Il primo contatto con un mondo diverso: le ragazze già emancipate, la musica, le feste lo cambiano un po’ ma resta quel suo sottofondo un po’ anarchico, melanconico e ingenuo. Vengono in mente i grembiuli neri delle ragazze e i vestiti sobri dei ragazzi, fatti di pullovers, camice cravatte e giacchette striminzite nelle ampie sale del bel vecchio palazzo degli studi affrescate e solenni, le porte delle aule alte e decorate. Nell’atrio c’era ancora un po’ di confusione e promiscuità ma la signora scura e bassetta, che poi si rivela la maître-bidella tuttofare, sapeva il fatto suo, e nel giro di qualche minuto: le femmine di là e i maschietti di qua!  Il rumore dell’asfalto copre i pensieri di oggi che faticano nell’andirivieni attraverso il tempo. Ogni giorno in quel tempo era costruito tra la goliardia e lo studio, tra le prime pulsioni amorose e i sogni per il futuro allora incerto e spesso dettato dalla sorte.

B.

Da qui nasce una storia che inizia tardi come tutti i racconti veri che non possono essere appannaggio dei giovani che non hanno ancora un vita, una storia che oggi si direbbe tra il virtuale ed il reale, la più misteriosa ed ancor oggi ineffabile per G., una storia ricostruita da lontano nel tempo, suggerita dalla memoria. Senza accorgersene questa storia avrà segnato la sua vita anche attraverso diversi sentimenti e differenti famiglie per riaffiorare gentilmente a tratti ma prepotentemente ed imporsi verso la sera della sua esistenza.

La vita giovanile di G. aveva avuto due percorsi paralleli che a tratti s’intersecavano: quella scolastica e quella del tempo libero, quella della politica idealista e della cultura alternativa e quella del divertimento. Era e si sentiva un esistenzialista senza mai aver letto Sartre, era un anarchico e un libertario per indole e per “genetica”, amava il teatro, l’arte, la musica, la poesia: quelle cose che avrebbe voluto fare in futuro. Troppe cose. E il futuro come vedremo si vendicherà.

  • Non ricordo alcun dettaglio- Pensò G. tra sé e sé mentre continuava a guidare verso la sua meta estiva.
  • E non potrei ricostruirne dei dialoghi ma solo percepirne il senso. –

Ritorna alla mente che aveva due gruppi di amici, come le attuali compagnie o tribù. uno colto e uno più rozzo, uno per le cose sofisticate e uno per “la strada”. Con uno frequentava il club nei pomeriggi oziosi della provincia, con l’altro il circolo politico e la taverna dove “la musica era un’altra!” Tutto conviveva senza strappi. G. appena quindicenne, ai primi passi con le corde, rimase estasiato e bloccato a sentire “Balocchi e profumi” a tempo di rock ma poi li seguì anche con “La ballata del Michè” e Suzanne e  “Mai ti dirò..” un mixer sconvolgente! Due miti e due amici “grandi” maestri dei suoi primi passi musicali, che avranno due destini diversi: di tragedia e di celebrità. La musica fuori dalla mischia, con ballate, armonica e tanta poesia piacevano nelle feste scolastiche, nei circoli e nei luoghi d’incontro degli appassionati come quella discoteca in piazza divenuta centro di ritrovo e di novità con il suo squisito anfitrione coraggioso gay ante litteram. Un luogo strano e quasi di perdizione per i tanti benpensanti e bigotti nella puritana cittadina delle forti contraddizioni. Le ragazze ammiravano quel ragazzo “beat” che suonava e cantava, lo seguivano, qualcuna disegnava la tua immagine sul muro, ma c’era per G. un vero oggetto del desiderio, una lei distante, troppo distante e con altre frequentazioni, altri giri di borghesia ricca e snob. Gli incontri e le lontananze erano rari con scambi di parole di circostanza e  sguardi senza promesse. Così trascorsero i mesi della solita vita in cui G. si sentiva spesso, come l’Ismaele delle balene ,uno fuori e dentro comunque, un timido ma all’occorrenza anche temerario.

C.

La mente ritorna sulla strada di oggi che ormai si fa lunga e piatta. La guida non lo stanca e le strade d’Europa lo hanno visto spesso raggiungere e godere delle sue mete ideali insieme ad una famiglia complice e amata.

G. è ormai alla soglia dei sessant’anni, una vita spesa più o meno bene, in una specie di aurea mediocritas generata da eccessivi eclettismi ed iperattività con occupazioni a tratti importanti e gratificanti, una seria disavventura familiare che ha segnato la sua vita per sempre e pesa ancora cme una ipoteca incombente. Persiste una voglia mai spenta di occuparsi di tutte le passioni di sempre: la musica, la scrittura, l’arte, l’impegno civile. L’evento che riaccende una sua storia lontana è una scoperta, casuale, su internet: una traccia nello spazio da un nome a un volto, per nulla cambiato, un indirizzo impalpabile e notizie di un destino sicuramente più importante del suo, sicuramente dovuto al coraggio di andarsene. G. una volta scoperta la via, spinto da una curiosità impertinente, tenta il contatto con laconici messaggi corrisposti altrettanto laconicamente e conclusi con un vero e proprio appuntamento : “che piacere, che sorpresa! E che ricordi! Quest’estate? Al nostro paese?”

Si approfondisce il contatto per riprendere quelle fila lontane.. Un tentativo di fissare un luogo e un tempo non ha esito.

  • Chissà se questi miei viaggi ripetuti senza voglia di vacanza e questa mia struggente nostalgia hanno qualche motivo recondito e contorto?-
  • Chissà che io non abbia solo personificato un tempo felice e lontano?-

G. è omai stanco di guida e di pensieri e per un po’ la mente si impegna nelle cose banali e pratiche. Accosta l’auto al lato di una via di un piccolo borgo in mezzo alla pianura piatta e gialla di sole e si concede una breve passeggiata mentre i familiari sono impegnati in acquisti da un improbabile rigattiere affacciato sulla strada.

D.

Sui suoi passi i ricordi si rarefanno mentre le impressioni di momenti vissuti, di sensazioni, di piacere, sono sempre lì incerti ma vividi come in un sogno che al risveglio non si ricorda nei dettagli ma è presente e forte. Per le strade di quella città che sembra finta e appare a volte fiabesca con il suo carico di pathos e di folklore, G. ripensa a quel tempo che pare appartenere ad un altro e cerca nella memoria una parola, un gesto, un suono, uno sguardo, con estrema malinconia e con una specie di depressione che spinge le lacrime nella sua mente, copiose ma non umide insieme alla certezza di non tradire nessuno in un sogno, di un’altra vita. Non c’è un ricordo nitido di quel tempo a confronto di questo tempo chiaro, troppo chiaro, fatto di miti falsi ed effimeri di personaggi irriconoscibili e solo venali. L’immagine, già dai tempi di scuola, non appariva comune, ma una figura ideale, perfetta nel suo essere già adulta tra adolescenti, consapevole di quella sua eterea bellezza e di quella sua profonda poesia. Seguì per lui un’intera vita vissuta parallelamente a quella possible che sarebbe nata quarant’anni fa se il fato avesse capito chi e che cosa si trovasse di fronte. I “se” e i “ma” contano al di là dei proverbi e non è mai troppo tardi per porvi rimedio anche oltre l’estrema trasformazione forse solo nella mente. Il viaggio diventa illuminante. Legge e rilegge nei pensieri quel messaggio proveniente da lontano nello spazio e nel tempo in quel primo d’Aprile che scherzo non poteva essere! Un appiglio alla sua esistenza impercettibile, banale e a volte sublime, ondivaga e alienata. E proprio dai pensieri durante quel viaggio viene lo spunto per una ricerca. Al ritorno G. è preso da una strana inquietudine e da una assillante curiosità.

E.

Per un anno si deve accontentare dei pensieri spurii e delle fantasie anche se comincia a tessere di nuovo la tela e invia qualche messaggio impersonale. Non sa più che fare anche se percepisce il bisogno di ricostruire quel pezzo di passato misterioso e sfuggente. Sono ancora profondi la curiosità e il legame ideale che considerava mai spezzato. Il lavoro prende G. per un po’ ma non tanto come quando era in piena attività. C’è tempo per elucubrare quindi. Arriva l’estate e nulla appare all’orizzonte. G.non vuole forzare e non scrive più i suoi messaggi in bottiglia, da tempo, da mesi. Non torna da molto nella sua città natale: ne ha quasi timore. L’ultima traccia è rimasta nell’aria ed anche là pare si stia perdendo.

F.

G. non riesce a forzare la sorte muovendosi o assumendo iniziative. Torna presto alla sua città in incognito e per un solo giorno ma non arrivano più notizie né dirette né indirette dopo quel contatto primaverile.. Le parole dei messaggi girano per la sua mente e tornano elementari ma misteriose:

  • “Che piacere, che sorpresa! E che ricordi! “-
  • “A presto (estate) nella nostra città?”-
  • Cosa successe dopo?-

Alla fine dopo un semestre tormentato si convince a fare un vero viaggio nell’”altra vita” , ma prima vuole fare un tentativo che il suo tarlo subdolo gli suggerisce: un nuovo messaggio nella bottiglia virtuale. Infatti di nuovo vola la posta, laconica, allusiva e, in fondo, disperata.

G.

Passa solo un giorno. E poi, una risposta, altrettanto laconica e misteriosa:

“Grazie! A presto”
  • A presto?-

  • Che vuol dire?- Pensa G. tra sé e sé. Più tranquillo per la presenza di un contatto seppure esile, ma perplesso e sempre più tremendamente curioso. Il tempo si preparava ad uno di quei temporali estivi. La sua mente, guardando le nubi addensarsi e l’aria farsi più pesante e più fresca, già organizzava una breve fuga innocente per capire il senso delle sue due vite un tempo divergenti improvvisamente prese a correre in parallelo. I suoi viaggi normali ed il suo viaggio virtuale si incrociavano pericolosamente con esiti incerti ed imprevedibili. Il momento diventava cruciale. Un cambio di vita anche attraverso un “passaggio” per l’altra vita, per vedere, per capire. Comincia a questo punto con l’allentare i legami, anche del suo mestiere, per avere più libertà e per essere più creativo, di quella creatività cui aveva dovuto rinunciare per la preponderante prosaicità del suo lavoro di un tempo. Si prepara per il suo viaggio. Stava entrando nella sua seconda vita attraverso la prima e ormai avanzava inesorabile nel suo disegno. Doveva recuperare ad ogni costo alcuni ricordi e sapere se quell’affinità esistesse e quanto fosse solida, sapere se potesse aver avuto un seguito anche solo ideale e dare una sterzata alla vita, sapere e ricordare!

H

Quante volte G. aveva anelato la fine ancor prima di cominciare! Come un incosciente e immaturo giovane Werter mai rinnegato. Un anelito romantico innato, un gene quasi ottocentesco! Un destino in un viso ed in una città! Una falsa timidezza a volte ostentata!

Una malinconia conclamata e cronica in un dolore cercato oltre la banalità della felicità!La vita è un soffio, un battito di colibrì, una folata di vento.

Son già trascorsi quasi tre anni dal primo etereo contatto e non c’è stato quell’incontro anelato e paventato, quel rientro provvisorio nell’altra vita. La malinconia della città prende G. in un dolore sordo, insistente, pieno forse di rimpianti di una perdita improvvisa, e si sovrappone a quella sensazione di dolce rassegnazione alle foglie morte, al cielo grigio, ai tristi pomeriggi domenicali pieni di pensieri e di ricordi per chi non è avvezzo a farsi prendere dal turbinio della prosaica vita quotidiana. Ora resta solo l’attesa di qualche evento, magari casuale, di altri messaggi meno nascosti e più coraggiosi. Questo racconto diventa un diario di un sessantenne non disperato, ansioso e giovanilmente irrequieto, desideroso di conoscere senza alcun rimpianto, perché comunque soddisfatto della sua vita attuale, quale sarebbe stata l’”altra vita”. Tornano la musica, la poesia, il racconto interrotti tanto tempo fa, ma con una certa melanconia e senza o stesso spirito inquieto e creativo. Avendo rinnegato una parte della sua vita che tante sofferenze aveva portato si ritrova legato a quell’altra vita che sarebbe stata forse felice anche se melanconica e struggente. Di questo si sente grato al suo provvisorio feminino che preferisce rimanga poetico e indefinito, quasi irreale e sicuramente non fisico. Qualche altro messaggio e qualche scambio si rarefanno pian piano finché la decisione di lasciare tutto al caso, già troppo disturbato, diviene più solida e forse, per la speranza più produttiva.

I.

Dopo un po’ di tempo G. prende la decisione, maturata insieme ad un evento probabile ma non previsto. Un viaggio impensato ed in extremis lo porta nella città che conserva l’ultima traccia reale della sua misteriosa memoria. Allora l’idea di osare un rendez-vous per chiudere per sempre questo sogno e capire. Un incontro senza appuntamento, provocato ma lasciato al caso e all’imponderabile, per chiudere alla sorte questa irreale vicenda. Un lunedi nebbioso e umido lo accoglie in città nella prima periferia. si Vuole concludere la sua storia e si fa accompagnare in taxi dal suo hotel ad un indirizzo pescato in rete ma aleatorio come la rete… Il viale alberato lo accoglie in una strana barlugine di sole.

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  • Forse il caso mi assisterà!- pensa.

Si fa lasciare nei pressi del luogo contrassegnato dall’indirizzo. Sono le 9 di mattina: forse un’ora adatta. Il caffè del Quai Blanqui è già aperto da tempo. Vi entra e si siede ad un tavolo prospiciente quell’uscio, a debita distanza. La mente ricomincia a galoppare alle immagini, ora più nitide di quei lontani tempi dell’adolescenza, e riaffiorano anche volti, circostanze repliche di sentimenti e di emozioni. Ad un tratto solleva lo sguardo e vede il portone massiccio, di un bel marrone lucido, schiudersi. Ne esce un a ragazza giovane con un basco rosso ed un cappotto bleu un po’ vintage. Si allontana correndo verso l’ingresso del metro. La mano di G. torna alla tazzina di caffè lungo. Un sorso ed uno sguardo alla strada: si sente tanto un investigatore oppure un voyeur. Sono già trascorse tre ore, altri due caffè, un pastisse (tanto per fare atmosfera) ed infine un nostalgico cappuccino. All’improvviso, mentre lo sguardo è distratto dal movimento lungo il viale, con la coda dell’occhio Giovanni nota un portone aprirsi più deciso ed uscirne due persone in fila: riconosce la donna, per nulla cambiata rispetto alle immagini di gioventù ed all’unica foto vista in rete. Ma ciò che lo fa rimanere trasecolato è la vista dell’uomo che l’accompagna. Una persona alta, non proprio magra, i capelli un po’ lunghi grigi raggiungono una barba brizzolata che tradisce un volto lungo e scuro ,senza rughe. Contando sulla sua irriconoscibilità, per la quale deve ringraziare il tempo che passa, Giovanni si alza dal tavolo, esce dal caffè e comincia a percorrere, seguendo la coppia, il marciapiede. Poi si avvicina e la supera. La sorpresa è indicibile quando voltandosi indietro può vedere meglio le sembianze dell’uomo riconoscendo sé stesso diversamente invecchiato, come avesse percorso una vita parallela biforcatasi chissà dove e quando. G. ha come un mancamento e svoltato l’angolo della grande strada cerca di mettersi al sicuro dentro un cortile che gli si apre accogliente e provvidenziale. Si siede affannato su un gradino appena raggiunto per riprendere fiato ed evitare il mancamento, mentre si chiede tra sè:

  • Com’è possibile? Sto sognando?

Nel frattempo la coppia vanamente inseguita si allontana e scompare alla fine della via.

L

Dopo essersi ripreso con difficoltà, ancora frastornato, G. si incammina verso l’albergo pensando a ciò che avrebbe potuto fare dopo quell’incontro. Voleva vederci chiaro. Voleva a tutti I costi sapere. Non aveva idea di che cosa fosse realmente successo. Dall’inizio questa storia era stata allucinante e strana ma entusiasmante ed intrigante, Il retrogusto misterioso e irrequieto era appagato. Non la sua curiosità. Il giorno successivo ritorna in quel luogo con la speranza e l’adrenalina di un nuovo incontro. Niente. Lo stesso fa per quasi una settimana di seguito. Alla fine deve però arrendersi e decidere di tornare a casa. Fa le valige in fretta, prenota un treno veloce e si fa accompagnare in taxi alla stazione. Rassegnato e un po’ deluso sta attendendo l’ora della partenza, quando nella sala d’aspetto entrano due persone. Non avrebbe mai immaginato una cosa del genere! Erano proprio loro! A questo punto cerca il contatto e fa per avvicinarsi, per capire, per vedere meglio! Ma ancora una volta, come per incanto si ritrova solo ad inseguire delle ombre! Non appena fa per accostarsi, viene distratto da un viaggiatore che gli chiede una informazione. Appena girato di nuovo lo sguardo la coppia non c’è più.

Svanita nel nulla!

  • Forse questo contatto è proprio impossibile!-Pensa tra sé.

Conserva comunque la sensazione che quelle persone abbiano vissuto un’altra vita parallela e si abbandona ad una piacevole malinconia, questa volta senza più curiosità e senza aspettative.

  • E’ bene che sia così-si rassicura anche un po’ impaurito dalla situazione.
  • Mi basta la felicità che abbia potuto avere un’altra esistenza ,forse quella che avevo sognato da giovane e che non mi sia stata negate dal fato che per me si è sdoppiato lasciandomi questa dolce sensazione di ineffabile felicità- Il treno si avvia e un sonno ristoratore gli viene in soccorso, strano viaggiatore che non sa di non essere solo, sullo stesso treno verso la stessa ineluttabile destinazione, tra sogno e realtà.
CHANSON

L’autre vie:

l’amour impossible

Salomé dans mes rêves de garçon dans une vie en attente.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

J’ai joué avec la vie et J’ai jeté le sort à cette croisée fatidique.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

La moitié de l’histoire a passé sans coup férir.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

Tout à coup, parut une route, une route que n’est jamais prise.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

Salomé reviens à la danse dans les pensées de l’homme.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

Les souvenirs se melangent au réel avec les nuages et les rêves.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

Ce train qui nous transporte loin, unis et separés

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible.

Un sort doux et mélancolique dans la frontière des bornes possibles.

Silence de la nuit entre la lune et la danse des lucioles: le son de l’amour impossible. 

(continua)

Racconto breve di Giuseppe Campagnoli

Prima puntata

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