Catastrofi naturali e umane.


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di Giuseppe Campagnoli

 

Mi duole dover riproporre pari pari questo scritto. I fatti drammatici provocati dagli eventi di questi giorni dopo i momenti di lutto e di cordoglio, mi fanno immediatamente dopo ricordare due riflessioni fatte tempo fa su “La Stampa” e su “La rivista dell’istruzione” a proposito di educazione alla tutela dell’ambiente, alla prevenzione ed alla protezione civile. Come si dice in campo fisiologico che la “prima digestio fit in ore” anche in campo di prevenzione la “prima prevenzione avviene nei nostri comportamenti quotidiani”. Ma una cosa sono le scelte che i cittadini sono in grado di fare, altro è il danno subito da chi non ha le risorse nemmeno per vivere. Nessuna previsione potrà mai dire con certezza assoluta cosa accadrà dopodomani.

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La scienza fatica a prevedere certi fenomeni anche entro poche ore! Educazione ed istruzione ci aiuterebbero molto. Ma è proprio in questo campo che le risorse sono state tagliate ampiamente. I cittadini debbono conoscere qual’è la loro parte nella salvaguardia del territorio e debbono sapere come comportarsi prima, durante e dopo gli eventi calamitosi. I cittadini debbono essere messi in grado di valutare bene i rischi che corrono. I cittadini debbono contribuire attivamente alla prevenzione ed alla tutela dei beni comuni a partire dal proprio ambiente domestico e dal proprio intorno territoriale. Gli eventi  straordinari sono ormai una realtà ma sono una realtà anche l’abbandono delle campagne agli agriturismo e ai pannelli solari, la speculazione edilizia che ha riempito l’Italia di doppie, triple e quadruple case. C’è gente che può permettersi, non si sa bene come e perchè (o meglio si sa più che bene) una, due, tre… case oltre la prima e chi non ha nemmeno la possibilità di mettere a norma antisismica la propria unica abitazione e magari ci muore dentro. Ma che mondo è questo? Eppure di soluzioni ve ne sarebbero…È una vergogna. Si pianga pure e si facciano tavole rotonde a ruota libera con i soliti cinici avvoltoi mediatici ma un minuto dopo si combatta per restituire alla gente la propria unica casa, la propria vita e i propri diritti di equità sociale. Tutti dovrebbero vivere in una abitazione sicura. Evitiamo di costruire ancora per chi possiede imperi immobiliari o considera l’investimento sul mattone come un qualsiasi altro mercato. La salute, la casa e l’istruzione non siano più oggetto di speculazione da parte di nessuno e siano un diritto per tutti. Ci sono strumenti come l’esproprio per pubblica utilità. Di più utilità di una catastrofe naturale cos’altro ci sarebbe? E i governi non diano soldi , come è già avvenuto in passato e in numerosissimi casi, noti a me anche personalmente, per ricostruire le seconde case danneggiate dal sisma in montagna o in campagna di quei cittadini che ne posseggono almeno un’altra in città!

Riferimenti:

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Misterkappa ha detto:

    Bel post, mi piace! 🙂

    Mi piace

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