Italiani. Déjà vu? Remake. (4)


di Giuseppe Campagnoli

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Gli italiani. Dèjà vu?

Giuseppe Campagnoli 2009

(libera traduzione e parafrasi in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo Leopardi)

Quarta puntata

Italia, Europa, civiltà e modernità

L’Italia, in quanto a morale, è quella più carente di qualsiasi altra nazione europea e civile perché è manca del tutto di quei principi che hanno generato e fatto evolvere la civiltà stessa ed ha perduto anche il ricordo di quelli che il progresso e l’illuminismo hanno distrutto.

Per questo, risulta inferiore alle nazioni più colte e più istruite, più sociali, più attive e più vivaci di lei, ed è allo stesso tempo al di sotto anche di quelle che fino a ieri erano le meno colte e istruite e le meno socialmente avanzate dove ancora si conserva gran parte dei pregiudizi dei secoli passati e solo grazie ad una certa “felice” ignoranza si mantiene qualche garanzia di morale mentre prevale la povertà di ciò che deriva dall’etica per la società e il sentimento d’onore che dovrebbe in essa prevalere.

Non è un caso, ad esempio, che quando gli altri popoli, abituati e invecchiati, anche dopo il progresso, nell’eccesso di corruzione hanno perduto ogni virtù e con questa ogni forza,valore ed energia, altri paesi ancor giovani, piu’ vicini alla natura si sono ritrovati in uno stato di forza che nasce dai principi e dai costumi incorrotti propri dei popoli non contaminati dal commercio senza regole con gli altri popoli e dalla globalizzazione. Questi popoli giovani potrebbero tornare a risplendere una volta divenuti superiori alle altre nazioni occidentali perché ancora non corrotti.

Si può discutere molto se la civiltà antica sia da preferire a quella moderna in relazione alla felicità dell’uomo e dei popoli ed alla virtù, al valore, alla vita alla energia ed alle attività delle nazioni.

Alcune nazioni giovani ad esempio non hanno nulla a che fare con la civiltà antica. Tutto ciò che le distingue da altre nazioni (se si prescinde dal clima o dal carattere nazionale) appartiene alla cosiddetta “barbarie” del medio evo o ne è una conseguenza.

Se qualche nazione è diversa dalle altre nazioni europee più di quanto queste siano diverse tra loro non dipende dal fatto che non abbiano mantenuto niente del patrimonio storico e culturale, mentre hanno conservato alcuni aspetti della “barbarie dei secoli piu’ bui” molto di più delle altre nazioni.

Ora i costumi, le opinioni e il modo di pensare dell’antichità hanno sempre favorito la grandezza mentre quelli dei secoli decadenti non hanno mai favorito né prodotto niente di grande né hanno la natura per poterne produrre e non sono compatibili con la vera grandezza dell’individuo e delle nazioni.

E’ un modo distorto di vedere le cose quello di considerare solo la civiltà moderna come liberatrice dell’Europa dal negativo dei tempi passati.

Tale falsa concezione compromette generalmente il giudizio e il modo di concepire la storia e le vicende del genere umano e dei popoli e costituisce un errore che turba e falsifica l’idea che si puo’ costruire sulla storia e sui progressi dello spirito umano.

Una “rivoluzione” ha avuto origine dall’oscurantismo dei secoli considerati decadenti ,non direttamente dall’antichità classica : la civiltà,le scienze,le arti,l’illuminismo nella loro rinascita e diffusione non ci hanno liberato dallo spirito classico ma solo dai alcuni suoi aspetti legati alla corruzione.

La civiltà europea vera non nasce nel ‘400 ma “rinasce” e si allontana dagli antichi principi rendendoci assai diversi tanto da farci dubitare se questa civiltà sia ancora di beneficio alle persone e se sia di giovamento alla felicità alla virtù e alla grandezza dei popoli.

Il grande beneficio e forse la grande illusione condivisa da tutti della rinata civiltà e del risorgere della ragione è di averci liberato dalla cultura e dalla natura proprie del dei lati negativi del medioevo   o di altri periodi pieni di corruzione,

Ci è sembrato di esserci riscattati da uno stato di cose che non era né civile né naturale ma semplicemente barbaro ,da una ignoranza molto peggiore e dannosa di quella dei fanciulli e degli uomini primitivi oltre che dalla superstizione,dalla viltà e dalla codardia crudele e sanguinaria.

Per un momento abbiamo creduto di esserci liberati dall’inerzia e dall’ambizione, intrigante ed oppressiva,dalla tirannide,dall’abuso della violenza, dalle baronie e dal vassallaggio,dal celibato volontario o forzoso della chiesa e dei laici, dalla mancanza di ogni industria e dalla distruzione dell’agricoltura,dallo spopolamento,dalla povertà dalla fame e dalle epidemie cosi’ come dagli odi tra famiglie e partiti e dalle faide,dalle continue guerre e devastazioni, dalle lotte tra potenti e signori tra città e città,tra fazioni e fazioni ,dallo spirito di violenza e di ruberia, dalla ferocia non usata per la patria o la nazione e infine dalla totale mancanza di nome e amor patrio,dai disordini del governare, dalla mancanza di vere forme di repubblica, amministrazione, giustizia, diritto, leggi, istituzioni e regolamenti.

Il tutto allora era in mano alla forza e non al coraggio sempre teso non al bene dei cittadini ma al   danaro,alla vendetta,all’odio,alle basse ambizioni e passioni ,alle superstizioni,ai pregiudizi e ai vizi e alle colpe.I costumi peggiori erano nelle persone più importanti mentre professavano comportamenti di rettitudine e santità.

Erano consuete le guerre di religione,l’ intolleranza religiosa,le inquisizioni,i veleni,le torture e le condanne per i colpevoli veri o presunti , nessun diritto per i popoli.

Ma oggi tutto questo è davvero cambiato?

La civiltà moderna sembrava averci liberato da questo stato di cose, e anche se ne restano ancora esempi gravi nel mondo, man mano che il progresso avanza avvengono positivi cambiamenti.

Una nuova giovane filosofia sta cercando di liberarci da tutto ciò con l’intento di farci risorgere a pieno dagli abusi,dai pregiudizi (peggiori dell’ignoranza) dalla depravazione e dalla barbarie.

Questa “filosofia” è degna di lode e di apprezzamento e di favore e va coltivata perché utilissima.

I nemici del progresso e della vera modernità amano e difendono il peggio dei secoli bui considerandoli “la tradizione” mentre piangono, condannano, biasimano e combattono la civiltà moderna, le idee innovative, progressi scientifici e tutto cio’che chiamano nemico della “civiltà occidentale” e dei suoi “sacri” valori.

Molti cominciano a richiamarsi alla “tradizione” ,si dichiarano suoi difensori gridano e si indignano contro qualsiasi novità.

Le vere antiche fondamenta del nuovo sono quelle che essi combattono e che si ostinano a chiamare novità come se fossero cose ignote all’umanità e contrarie all’esperienza e quindi solo nocive.

Molte nazioni d’Europa e del mondo benché provate politicamente e socialmente hanno conservato principi di pubblica moralità e di privata virtù nonostante restino dei pregiudizi e dell’ignoranza sebbene in parte sconfitti dall’illuminismo e dalle sue positive conseguenze.

Gli italiani rientrano nella categoria di quelli che conservano piuttosto abitudini e usanze che costumi.

La maggior parte delle loro consuetudini sono provinciali e sono seguite solo per abitudine o per istinto perchè ometterle sembrerebbe pericoloso per l’opinione pubblica.

Questo pericolo in effetti esiste perchè cio’ che viene definito “pubblico” in Italia ,salvo per il rispetto delle leggi e delle prescrizioni dei governanti,finisce per consentire tutto negli altri comportamenti senza che nessuno si scandalizzi o si impegni a mostrare il suo disappunto o la sua disapprovazione.

Gli usi e i costumi degli italiani non costituiscono un insieme etico:ciascuno ha il proprio, quale che sia.

Restano per questo solo delle abitudini,seguite a piacimento,per assuefazione,per aver sempre fatto così,per emulazione delle persone più influenti,e degli altri , non immaginando nemmeno di poter agire altrimenti o doversene preoccupare.

Tutto viene fatto con grande indifferenza,senza attribuire eccessiva importanza,senza che una coscienza nazionale o altro di importante ne sia la guida perchè l’unica spinta è il disprezzo,il riso,lo scherno .

A causa di tutto ciò, che puo’ essere considerato causa della mancanza di buoni costumi in Italia e anche di costumi che si possano definire “italiani” si verifica una conseguenza reale che puo’ sembrare un paradosso,cioè che ci sono migliori comportamenti e regole civili nelle capitali e nelle grandi città che non in provincia.

La ragione sta nel fatto che nelle grandi città vi è piu’ bisogno di socialità e quindi più attenzione per l’opinione pubblica,piu’ gelosia del proprio successo e più preoccupazione e bisogno di uniformarsi agli altri, piu’ necessità di “costume” e quindi piu’ “buon costume”.

Al contrario di come potrebbe sembrare,le città piccole e le province d’Italia offrono esempi e principi assai peggiori e senza inibizioni rispetto alle città più grandi che potrebbero sembrare piu’ corrotte e tali vengono spesso a torto considerate e descritte anche dalla stampa e da certa letteratura.

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E’ generalmente assodato che dalla degenerazione e dall’indebolirsi dei principi morali fondati sulla imitazione e sulla persuasione,causata dalla diffusione della modernità e dal progresso “insostenibile” , trae origine una aspetto che se non era frequente in passato ora è evidente: nel mondo veramente civile le nazioni,le città,le classi sociali e le persone più colte,piu’ esperte del sociale e più disponibili sono anche le più corrette, oneste e solide in quei principi su cui si fonda l’umanità.

In molte situazioni le classi emergenti e le minoranze appaiono più morali se paragonate alle masse perché enorme è la diffusione dei principi distruttivi della morale e dei cattivi esempi tra la gente comune “viziata” dal consumo e della necessità di “concedersi” al “panem e circenses” sempre più generosamente offerto da alcuni nuovi ceti dominanti che ben conosciamo e che non conoscono confini nelle “tre italie”.

Infatti tali principi sono basati per la maggior parte delle persone nel danaro

quando non sono mitigati dalla conoscenza,dalla cultura e dalla scienza che raffreddano le passioni e gli istinti degli uomini illuminati e progressisti.

Da qui il fatto che,in tali condizioni sociali, il degrado della morale (piu’ facile a verificarsi per effetto della diffusione dell’informazione anche perché favorito dalle inclinazioni naturali ) è unito allo stesso ardore ed alla stessa passione che si avevano un tempo per le cose positive mentre oggi favorisce solo la viltà del pensiero,la bassezza d’animo e la poca stima di sé stessi..

Anche il progresso finisce per coincidere con la corruzione e oggi agisce in modo tale che,poiché mancano i veri principi di quella morale che non discende dalle chiese e dagli ozi o dal proprio tornaconto, i costumi sono più corrotti e le abitudini più nocive.

Nulla di cio’in altri tempi poteva accadere perché le basi della morale pubblica e privata non erano distrutti né indeboliti e qualsiasi altra di queste basi era molto maggiore e salda di quanto possa offrire oggi un certo progresso (rimasto in superficie ma da tener caro perché ormai l’unico possibile).

Da questo deriva che dove c’era minor civiltà e quindi più presenza di altri principi (che la civiltà ha sempre distrutti)naturali e spontanei, la morale era migliore .

E’ evidente che la morale vera non cè più e non è possibile che per ora possa risorgere né si sa quando e come.I costumi possono in qualche modo preservarsi e la sola società civile può consentirlo quando sia ad un alto livello.

Indole mediterranea

 Fin qui abbiamo trattato della mancanza di una vera società civile e dell’attuale riduzione di una vera etica nei comportamenti di gran parte degli italiani.

A questo si deve comunque aggiungere,e non è un luogo comune,come causa degli effetti descritti anche la natura del clima e il carattere che ne deriva ad un popolo intero.

Infatti è tanto straordinario e forse paradossale ,quanto verosimile che non esiste popolo o individuo così capace di freddezza, indifferenza e insensibilità in cosi’ alto grado come quello che sembra più vivace,sensibile,caldo.

Quando questi popoli si trovano in una situazione politica o sociale in cui niente e nessuno favorisce l’immaginazione o l’illusione ma favorisce il disinganno, questo, proprio per la vivacità della loro natura, diventa completo,totale,fortissimo e profondissimo.

L’indifferenza che ne consegue è perfetta,radicata,costante;l’inattività è per cosi’ dire assai “produttiva”; la noncuranza è assodata,la freddezza diventa glaciale come accade chimicamente nel gran caldo quando il vapor acqueo sale talmente che poi si raffredda diventando gelo e precipita in grandine!

I popoli settentrionali sembrano meno portati alle illusioni e meno freddi di quel che appaiono: basta poco per conservare le loro illusioni e ad alimentare la loro fantasia: anche nelle persone meno sensibili: la necessità dell’ambiente aguzza l’ingegno.

La forza del sentimento e dell’immaginazione ha infatti bisogno di essere coltivata,aiutata,di avere sostegno dalla realtà.

Se infatti si rivolge verso sé stessi la forza e il calore dell’immaginazione si autoestingue e si consuma in proporzione alla sua grandezza e intensità.

Una mente sofisticata che si confronta con la durezza della realtà diventa presto ottusa quanto prima era acuta e fine e indurisce la sua personalità quanto più prima era delicata,tenera e molle.

Questo accade sia nel fisico che nel morale.

Si consideri bene questa caratteristica degli spiriti vivaci e sensibili di cadere facilmente nelle qualità contrarie come una proprietà comune a tutti gli estremi sempre vicini ai loro opposti.

Non ci si meravigli allora più di tanto che gli Italiani ,popolo vivace e sensibile e caldo per natura più degli altri,abbiano acquisito per assuefazione e trasformazione del carattere una concezione della vita più morta, fredda, pragmatica ,diffidente, indifferente, insensibile, più difficile ad essere modificata dalle illusioni, priva di immaginazione ( dove una volta superava tutte le altre nazioni) e quindi di poetica e di sentimento, povera di narrazione fantastica e anche piu’ insensibile a tutte le opere veramente “poetiche”.

Non deve meravigliare ancora se i popoli settentrionali sono diventati i piu’ caldi di spirito i più dotati di fantasia i più guidati dalle illusioni, i più sentimentali, i più poeti!

E’ una verità che salta agli occhi sebbene appaia singolare e a qualcuno anche mostruosa!

Come non ricordare le esperienze e le correnti filosofiche e culturali nate e tuttora emergenti in Germania,Inghilterra,Francia per parlar solo dell’Europa?

Tutti movimenti e le idee fondati su principi ed opinioni non conformi ad una filosofia esatta,secca e fredda…..

Non si possono citare oggi esempi in Italia se non spinti dal consumismo più sfrenato o dal proprio tornaconto di carriera e di immagine.

E’ vero che queste pratiche dei popoli settentrionali sanno più di antico che di moderno come degli “innesti” nel nostro tempo : in realtà sono di origine modernissima, perché sono nate dalle “rivoluzioni” politiche e culturali tutte mitteleuropee ma profondamente grate a quei principi “antichi” e “classici” che un certo modernismo vuole oggi rinnegare o,prendendone gli aspetti più inattendibili come certe leggende o religioni,contrabbandarne i valori come fondanti della nostra civiltà.

Alcuni popoli del mediterraneo avevano superato gli altri nell’immaginazione e nella creatività in passato mentre oggi sono stati superati da altri che venivano considerati “freddi” e privi di fantasia.

La ragione è che in passato la realtà delle cose e delle opinioni favoriva tanto l’immaginazione quanto oggi invece la sfavorisce.

Praticamente l’immaginazione dei popoli del sud era tanto più attiva quanto ora accade al contrario perché la freddezza della realtà è più forte dell’immaginazione e del carattere quanto più questo è vivo e caldo.

Le nazioni del nord sono oggi paradossalmente molto più paragonabili a quelle antiche di quanto non lo siano i popoli del mezzogiorno mentre sarebbe più naturale scegliere il sud come emblema dell’antichità e il nord della modernità.

La superiorità attuale delle nazioni “settentrionali”in politica,letteratura,etc. nasce forse dalla superiorità raggiunta nella loro capacità di immaginazione.

Ciò non accade per caso.

Pare che da qualche secolo a questa parte sia venuto il tempo del settentrione mentre prima chi brillava era il sud e che questo fatto non sia casuale e nemmeno temporaneo…

L’abbondanza e l’eccesso nel vivere cede alla mediocrità da quando non ci si può più alimentare dalla realtà delle cose e dallo stato sociale mentre le opinioni contrastano tra loro e lo opprimono.

Se la vita e la forza interiore è più grande nei meridionali che sono sensibili e raffinati sono invece nel carattere meno pragmatici di altri popoli.

Per questo quando i principi e le convinzioni vanno in direzione contraria dalle illusioni e diventano fredde e votate all’indifferenza,all’aridità e al calcolo anche il carattere e il modo di agire diventano del tutto freddi,calcolati,indifferenti e insensibili.

E questa singolare definitiva coerenza tra disincanto e cinismo è più grande negli italiani,uomini del sud dell’Europa, che non in tutti gli altri popoli.

 (continua)

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