Italiani. Déjà vu? Remake (2)


di Giuseppe Campagnoli

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Gli italiani. Dèjà vu

(libera traduzione e parafrasi in chiave moderna del “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani” di Giacomo Leopardi)

Seconda puntata

In Italia  manca  una vera società civile.

Dovrebbe essere uno degli strumenti principali che restano agli uomini per  non concepire solo la vanità delle cose, ed essere convinti della frivolezza di qualsiasi occupazione effimera  come  del fatto che la vita non sia degna di essere vissuta se non c’è fatica e impegno.

L’uomo per sua natura imita e segue gli esempi…

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La società civile

Non si libera anche dopo l’emancipazione (seppure arriva mai ad essere emancipato) dal vincolo delle convinzioni e del modo di pensare  degli altri.

In genere imita i suoi simili e prende esempio da loro.

La maggior parte del comportamento umano, del suo carattere, delle sue abitudini e in genere  della sua intelligenza e del modo di pensare, dipende, si regola e si trasforma in base all’esempio degli altri, soprattutto di quelli accanto a cui si vive.

Ciò avviene sia attraverso la comunicazione che attraverso le molteplici  forme di relazioni interpersonali.

In un tipo di società come quella attuale osservare l’impegno e l’importanza che si concedono  alle frivolezze della stessa società e della  vita, fa sì che  ciascuno non possa fare a meno, sia praticamente che idealmente, di considerare  la superficialità delle vicende umane  legate a tale modo di vivere.

Continuando a sottovalutare la vanità delle cose come è di abitudine  di tutti quelli che appartengono al ceto piu’ in vista oggi in Italia, si inganna in qualche modo il pensiero e si conserva solamente l’illusione della vita.

In una società  d’elite anche la persona ragionevolmente e sentimentalmente più convinta della sua vanità e della frivolezza degli altri, della inutilità della vita e delle fatiche così come dell’assoluta mancanza di importanza della società stessa, anche il più intimo filosofo, si comporta come se il mondo valesse qualcosa mentre entra in contraddizione con sé stesso affermando che le cose umane meritano qualche attenzione.

In questa specie di battaglia interiore anche il saggio il più delle volte non riesce a prevalere e persuadere sé stesso e gli altri del contrario, anche a discapito delle sue più solide convinzioni.

L’idea che per natura ci porta a dare un certo valore alla vita però è in qualche modo coltivata in parte  dell’elite di cui si è detto ed ha la possibilità di conservare gran parte della sua influenza sull’uomo.

Tutto ciò non puo’ avvenire  in solitudine:  meno ancora  nello sprecare il tempo ogni giorno e continuamente senza relazioni sociali.

Quando si è soli anche l’uomo più sapiente  con esperienza e disincanto percepisce più grandi le cose lontane, apre all’immaginazione per la mancanza di verità, realtà e pratica,risveglia le sue illusioni invece di quietarle o annullarle .

L’animo dell’uomo cosi’  riprende a creare e intendere il mondo a modo suo.

La mancanza di vero  impegno o distrazione costringe il pensiero a concentrarsi sulle questioni contingenti ,mentre l’attenzione profonda  della mente, che ha origine  dalla mancanza di altri stimoli che la distolgano, fa sì che alla fine si dia peso a minimi particolari molto più che alla sostanza delle cose. Si pone tanta dedizione ai dettagli  che finiscono per riempire  la vita e  ed alcune volte anche oltre…

La prova di tutto cio’ è nell’esperienza quotidiana.

Questa è la “dissipazione” continua senza autentiche relazioni sociali che caratterizza il modo di vivere di quella parte degli italiani che non debbono preoccuparsi quotidianamente  dei bisogni primari.

Essa  è priva del necessario “distacco” generato dalle risorse interne dell’immaginazione e della mente, della fantasia che va oltre l’avere sempre la realtà davanti agli occhi.

Per questi motivi gli Italiani “di mondo” privi come sono di veri rapporti sociali percepiscono  quasi tutti, in genere, la vanità delle cose umane e della vita e ne sono più pienamente, efficacemente e praticamente influenzati benché  razionalmente e filosoficamente ne siano meno consapevoli.

Ed ecco perchè gli Italiani sono praticamente  e in parte anche intellettualmente  molto più filosofi di qualsiasi filosofo…

Sono infatti  tanto abituati e per così dire convivono e si immedesimano con quella convinzione che è la sintesi di tutta la filosofia: la consapevolezza della vanità di ogni cosa  che per essi diventa quasi un sentimento e li vede più predisposti di ogni altro popolo.

Da tutto ciò ha origine per  il comportamento il maggior danno che si possa immaginare.

Come la disperazione anche il disprezzo e l’intima convinzione della vanità della vita sono i maggiori nemici del ben operare e sono  anche origine del male e della vera immoralità che non è  solo quella “re-inventata”, nel senso della scoperta, dalle “chiese” e dalle religioni.

Da quelle disposizioni d’animo nasce  la profonda indifferenza radicata e diretta verso se stessi e agli altri e che rappresenta la peggiore catastrofe per  i comportamenti, le abitudini e la morale.

E’ innegabile: l’atteggiamento che sembra più ragionevole e piu’ naturale ad  un uomo disincantato e che si considera conscio della realtà delle cose  e degli uomini,nè disperato né violento, ma calmo e tranquillo nella sua consapevolezza  e nella sua   disillusione, è quello dell’uso continuo di una specie di cinismo  nell’animo, nel pensiero, nel carattere, nei comportamenti nel modo di pensare, di parlare e anche di agire.

Quando si è consapevoli della vanità e della miseria della vita e della cattiva indole degli uomini, spesso non si sa e non si ha il coraggio o la forza di disperarsi e di arrivare alle estreme conseguenze  contro le necessità della vita, contro sé stessi e contro gli tutti gli altri.

Si vuole invece o si deve pur vivere e rassegnarsi cedendo alla natura delle cose  e continuando una vita che si disprezza, convivendo e avendo relazioni con gli uomini che si considerano  malvagi o da poco.

In conseguenza di tutto ciò la decisione più saggia è quella di ridere senza distinzione e abitualmente di tutto e di tutti  cominciando da sé stessi.

Questo sembra essere l’atteggiamento più naturale e ragionevole.

Gli italiani generalmente e  in proporzione tra le diverse classi e i diversi individui come popolo hanno scelto consapevolmente questo atteggiamento.

Ridono della vita  e ne ridono  molto di più e con più realismo e persuasione di ogni altra nazione.

Cio’ è naturale perché per loro la vita vale molto meno che per gli altri.

E’ provato infatti che i caratteri per natura più vivaci e caldi come quelli degli italiani si trasformano in freddi ed apatici  quando sono ostacolati da circostanze superiori alle loro forze.

Cosi’ avviene per i singoli individui e altrettanto per intere regioni.

(Continua)

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