Scuole: non tutti i muri vengono con il foro.


 

Glissando elegantemente sul fatto che a nostro avviso i luoghi e le suppellettili dell’apprendere non dovrebbero essere più edifici scolastici ad hoc, aule, corridoi, sgabuzzini, banchi sedie e lavagne (La scuola senza mura!) ci sono alcune considerazioni da fare sul racconto sicuramente non eccezionale, ma sintomatico di una situazione, di Massimo Gramellini qualche tempo fa, su una lavagna da appendere e “Quattro fori nel muro”. Una vita trascorsa nella scuola da alunno, poi da insegnante, da preside e da dirigente in un ufficio studi periferico del Ministero mi hanno insegnato che la scuola è ridotta materialmente così come ora la vediamo, anche se per fortuna non sempre e non dovunque, per tre ordini di fattori principali. Gli sprechi perpetrati per anni su progetti e attrezzature inutili e dispendiosi (in una scuola d’arte ho dovuto denunciare a chi di dovere di aver trovato persino un enorme torchio tipografico per realizzare manifesti giganti mai usato per anni perché non vi erano fondi per formare insegnanti che lo mettessero in funzione!) diffusi geograficamente e nel tempo; l’incapacità gestionale delle cose della scuola a livello centrale e periferico (ministero, uffici scolastici, ex provveditorati, scuole autonome, amministrazioni locali), l’endemica carenza di finanziamenti incrementatasi nel tempo fino a far sì, oggi, che manchi perfino la carta igienica.

Le belle scuole!

Tutti debbono sapere che prima o poi la cicala avrebbe dovuto pagare il suo improvvido cantare! Le regole ottuse spesso hanno contribuito a questo sfacelo, ma sappiate che ciò non accade solo in Italia. I racconti di colleghi europei e transatlantici non sono dissimili. Spesso è l’uomo che fa la differenza. Spesso è la capacità, la creatività e il buon senso di chi dirige le scuole che porta a risolvere problemi che sembrano insuperabili. La scuola è, si dice, una comunità educante composta, nell’ordine, dalla famiglia, dagli insegnanti nei luoghi dove operano, dal governo, dal ministero, dagli enti locali, dalla società civile e dal mondo del lavoro. Quando tutti questi soggetti lavorano per un solo scopo che è quello dell’educazione, dell’istruzione e della formazione delle nuove generazioni e del mantenere alfabetizzate e preparate quelle vecchie, si troverà il modo di pensare a nuovi luoghi per apprendere, a muri da abbattere, a lavagne da non appendere a fori da non praticare senza alcun patema d’animo.Si troverà il modo di fondare una nuova educazione e praticare nuovi spazi oltre i muri.

Giuseppe Campagnoli

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