Perché dovete andare a vedere “Veloce come il vento” di Matteo Rovere.


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E’ da un po’ di tempo che il cinema italiano ci regala chicche di indubbio talento, che riescono incredibilmente bene. E “Veloce come il vento” è uno di quei casi. La trama è senza dubbio originale, diversa dalle solite che siamo abituati a sentire: Giulia è una diciassettenne romagnola che vive in una cascina con il fratello minore di cui deve occuparsi da sola, non appena il padre muore (proprio all’inizio del film). Quel padre che la seguiva nelle corse sui circuiti automobilistici, perché, sì, Giulia è una pilota di campionato italiano GT. La madre se n’è andata via (di nuovo) e il fratello maggiore, Loris, ex campione di Rally diventato un tossicodipendente che vive ai margini di tutto in una roulotte, da anni non si vede più. Si rifà vivo adesso che il padre se n’è andato e si installa in quella che una volta era anche casa sua. Giulia non vuole (Loris porta con sé anche la compagna allo steso modo pericolosamente tossicodipendente) ma è obbligata a tenerlo con lei e Nico altrimenti verranno affidati ad altre famiglie, essendo, lei e il fratellino, minorenni.
(Ri-)nasce così un rapporto difficile ma profondo e commovente, fra lei e il fratello che non ha quasi mai avuto, che con i suoi consigli preziosi, tra una dose e l’altra, la aiuterà a migliorare le sue prestazioni automobilistiche, perché Giulia deve vincere a tutti i costi: in ballo c’è la cascina della sua famiglia.

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Egregia recitazione dei protagonisti, Matilda De Angelis al suo primo film, e un Accorsi che rispolvera le sue origini romagnole in una storia che fonde insieme sentimento e velocità; umanità e corse di macchine; serietà e follia. Con una validissima sceneggiatura, Rovere mette in scena vicende che si ispirano alla vita di Carlo Capone, un vero ex pilota nato nel 1957 e che nel 1984 vinse il Campionato Europeo Rally con una Lancia Rally 037. Giulia è la ragazzina fragile ma determinata, ancora giovanissima ma spinta dalla vita a diventare già una vera adulta. Ma protagoniste sono anche le bellissime automobili, come quella che guida Loris- Accorsi: una  una Peugeot 205 Turbo, prestata dal Musée de l’Aventure Peugeot di Sochaux, in Francia, usata per alcune scene: è l’auto che nel 1985 e nel 1986 vinse il Campionato del mondo di rally.

“Veloce come il vento” è un film dove, con pochissimi effetti di computer grafica, si vive l’adrenalina delle scene di gara (tutte girate su veri circuiti e con alcune riprese fatte su reali gare in corso), con una musica incalzante e ritmata, che sottolinea le curve pericolose delle piste. Un film che soprattutto risulta godibilissimo e davvero appassionante anche per chi, non solo non è appassionato di corse, ma a cui magari, le gare automobilistiche, non piacciono neppure un po’.
Non ultimo, l’importante cenno alle corse clandestine (qui tra le strade di Matera) che sono una realtà quanto mai frequente e distruttiva dei nostri giorni, dove le vite in gioco dei “disperati” che le corrono su commissione, valgono poco o niente, mentre il giro di soldi che vi sta dietro, muove incredibili somme di denaro.
E’ insomma un film che intrattiene, diverte, ma soprattutto commuove; che fa riflettere, appassiona e tiene incollati allo schermo davvero fino alla fine.
Quindi, se non è troppo tardi, correte a vederlo.

Angela Guardato

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