Italia senza scuola e senza uomini.



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Colgo l’occasione di una scorrettezza mediatica del direttore di una nota rivista telematica scolastica, nonchè dirigente scolastico e pedagogo (!) per ribadire alcuni concetti che and ogni passo ritornano come corsi e ricorsi. Il collega multitasking mi ha escluso senza appello dai suoi contatti e da quelli della rivista che dirige nei social solo per aver espresso una bonaria critica sull’ italica intellighentia scolastica ( i soliti nomi nei soliti posti che hanno a che fare con la scuola ). Nessuna replica seria. Sono stato solo “bloccato” come un qualsiasi gossipparo. Questa purtroppo è la sorte di chi prova a dire il vero. E pensare che, insieme alla mia esperienza di lettere, scritti e saggi di scuola su La Stampa, sulla rivista d’avanguardia Postprogrammando, su Educationduepuntozero etc. ho scritto innumerevoli saggi anche sulla sua  ineffabile rivista e sempre gratis et amore scolae!

“L’ambiente dove ho passato la maggior parte della mia vita lavorativa, da figlio di maestri elementari rurali, da studente, da docente, da preside e da consulente ministeriale e la mia esperienza scientifica, umana e, anche, del “gossip” scolastico mi spingono a riproporre una serie di concise considerazioni su quella che dovrebbe essere la buona scuola del futuro.

La Buona Scuola non si fa assumendo tutti i precari generati da patti scellerati tra sindacati e governi democristiani o socialcristiani senza pensare ad una forma immediata di preparazione universitaria ad hoc  e, solo dopo, ad un  reclutamento rigoroso e non aleatorio del numero di docenti strettamente necessario alla scuola e in linea con gli standards numerici europei.

La Buona Scuola non si fa mettendo la miseria di 4 miliardi in più anni per l’edilizia scolastica quando i piani triennali di qualsiasi paese serio ce ne investono almeno 20 alla volta. Cosa buona sarebbe ripensare l’intero sistema degli spazi per concepire la scuola nella città e nei suoi luoghi di cultura: non più scatole fatiscenti ma chiuse in cui ci si annoia e si vive per lo più in simbiosi col proprio banco! (Scuola  senza aule.)

La Buona Scuola si fa pagando gli insegnanti a livelli europei  ma solo dopo averli formati e preparati pedagogicamente e didatticamente e solo dopo aver rivoluzionato l’organizzazione del lavoro, il sistema dei curriculi e delle materie che sarebbe ora sparissero per far posto a saperi integrati e multitasking. La buona scuola si fa pagando gli insegnanti in relazione ad una progressione di carriera legata al merito in un sistema di valutazione (come altrove nel mondo) serio, terzo e scientificamente affidabile.

Una Buona Scuola dell’ “Autonomia” senza investimenti almeno tripli di quelli attuali ed un sistema riformato da capo a fondo è la solita giaculatoria che sentiamo da più di trtent’anni!

Un vero sistema duale scuola-lavoro sarebbe auspicabile ma parimenti dignitoso, serio e fondato sulla cultura più che sulle convenienze del profitto. Basta con gli stage che fanno solo comodo alle aziende e dove nessuno cresce o apprende qualcosa.

Se, come si dice, il pesce puzza dalla testa, una buona scuola non si fa reclutando consiglieri ministeriali, esperti, dirigenti centrali e periferici “politici”, carrieristi, mercenari con curricula scientifici risibili perché scelti tra i ranghi delle scuole, della politica o degli ispettori solo per questioni di economia o di partito e non di merito o di specifico, solido, background professionale. Abbiamo letto ineffabili curricula pubblicati in cui figurano attività di formazione all’estero che sembrano più viaggi di piacere che veri propri seminari scientifici, in cui sono costruiti elenchi di competenze che solo chi conosce le persone sa bene essere inesistenti, capacità linguistiche esagerate (verificare per constatare), liste di riconoscimenti e incarichi ridicoli per i compiti che il dirigente dovrebbe saper svolgere. Senza contare i millantati crediti, le partecipazioni da comprimari ad eventi ridicoli, i titoli scolastici ed accademici appena adatti a svolgere il lavoro di insegnante elementare.

E gli Uffici centrali e periferici dell’amministrazione scolastica?  L’ex maestrina o l’ex professoressa di matematica e di lettere, il laureato in giurisprudenza con meri studi di amministrazione, l’ispettore peripatetico e supponente, il carrierista free-climber con passato da sindacalista, da supporter “bipartisan” del politico locale di turno, o da cacciatore di posti in commissioni e concorsi, come potranno reggere da manager, o meglio, da saggi e colti studiosi, le sorti progressive della scuola italiana nelle sue grandi e piccole reti e nei suoi gangli decisionali? Ci si limiterà a non fare più danni del solito? Ci si butterà sul presenzialismo e sull’esibizionismo delle kermesses, degli eventi e dei seminari di aria fritta che finiscono con “battiamo battiamo le mani al nostro provveditore”?

Così non si farà molta strada, ma solo molta propaganda e tanti tanti danni alle persone e alla nazione. Senza una rivoluzione profonda del sistema scuola, investimenti almeno tre volte superiori e professionisti capaci e meritevoli, saremo ancora fermi alle chiacchiere e ai disegnini alla lavagna di Silvio prima e di Matteo oggi! Così non ci sarà mai una “Buona scuola”

Giuseppe Campagnoli

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