La mia seconda casa al mare. Il gossip architettonico


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Ho sempre pensato da cittadino, da professionista e anche da esperto di educazione che la casa debba essere considerata un bene primario come l’alimentazione, il lavoro, l’istruzione, la salute.
Per questo ho sempre stigmatizzato la speculazione su questo bene che spesso è stata anche un’opera d’arte. I vari “cerco casatrova casala casa dei miei sogni, la seconda casa non si scorda mai” sono a mio avviso il peggio del gossip edilizio, senza nulla togliere a quel mercato sano e onesto (e che non arricchisce per questo) che fa incontrare correttamente la domanda di chi ha bisogno di una abitazione con una offerta sempre più disforica e iniqua (si pensi ai milioni di vani inutilizzati in attesa di specularvi difronte ai milioni di cittadini che hanno bisogno di un tetto!).
Ma il peggio viene quando si mostra la ricerca penosa e umiliante (per chi vede) di abitazioni di lusso, case al mare, seconde case che non si scorderebbero mai!
E avvilisce ancor più sentire architetti (spero siano degli attori, altrimenti la professione risulterebbe proprio definitivamente svilita e mercificata) cicisbei che ricamano su spazi e oggetti con un linguaggio  da commediola americana (come nel formato del “spostate quel bus”!) e da stereotipo dell’arredatore radical-chic!
Che dovrebbe dire uno spettatore con un introito familiare di 1200 Euro al mese, che non potrà che accantonare (con mutui., ricatti vari e una esistenza praticamente annullata)  in una vita intera  appena l’occorrente per due vani e servizi in periferia o attendere una casa popolare tra quelle per tre quarti già occupate abusivamente?  Che si dovrebbe pensare,soprattutto in tempi di crisi, di squallidi clienti, in genere “grossiers pervenus” (speriamo che anche questi siano attori di una fiction!) arricchiti non sappiamo come che non battono ciglio  difronte a richieste di milioni di euro per la loro seconda casa in campagna o al mare?
 Abbiamo tutti noi cittadini onesti, in cuor nostro e nella nostra visione etica e sociale, la consapevolezza, ampiamente supportata anche da economisti  credibili e insospettabili, che un reddito onestamente guadagnato, da serio contribuente, per un professionista, un dirigente o imprenditore, un artista o un calciatore che siano,  non potrebbe e non dovrebbe  superare i 100.000 euro l’anno per rendere sostenibile la nostra società e assicurare a tutti i servizi e i bisogni essenziali tra cui emergono la scuola, la salute, la casa- prima e unica per tutti-, il tempo libero?
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Former architect  Giuseppe Campagnoli
PS
Sono fuggito dalla professione di architetto per non confondermi con la pazza  e sconsiderata folla dei miei ex omologhi! Gli architetti italiani sono 4 volte quelli della Francia e della Gran Bretagna e poi ci sono anche geometri, geometri travestiti da architetti, periti edili, ingegneri…

 

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