Un racconto dell’Islam.


La fede è l’aver fiducia cieca e irrazionale in chi ti racconta storie sull’essenza della vita.

Osservando i fatti di Parigi, del Mali, Gaza, Siria, Turchia, Afghanistan, Arabia e Africa ripropongo la mia lettura in francese del libro di Tahar Ben Jelloum “L’islam expliqué aux enfants (et à leurs parents)”-éditions du Seuil 2002. Mi piace fare qualche considerazione “en passant” senza essere condizionato dagli avvenimenti degli ultimi anni e mesi.

Ho commentato con degli appunti spurii il testo per evidenziare qualche contraddizione ed alcune affermazioni che mi paiono peccare di qualche sciovinismo culturale. Sappiamo bene quale importanza storica e culturale abbia avuto e quali gravissimi peccati abbia commesso la religione cristiana. Intellettuali e storici, compresi quelli cattolici lo hanno ammesso e hanno in qualche modo chiesto venia, spesso con fermezza e decisione. Fa lo stesso chi scrive e parla di islam? Delle tre affini religioni rivelate è originale constatare che due hanno avuto un messia riconosciuto: Gesù e poi Maometto che parlavano lingue un po’ diverse asserendo di esprimersi in nome del stesso Dio, l’altra sta ancora aspettandone uno. E il bambino cui si rivolge Tahar, con la spontaneità, l’innocenza e la verità infantile esclama: “Come obbedire a qualcuno che non si vede?” 

Il Corano va letto, si scrive, sotto il segno della fede e dell’intelligenza. Una contraddizione? A me pare di si. Una minoranza pratica un islam rigorista, si dice. Non è una certezza. Il valore principale dell’islam predicato tra le tribù beduine sarebbe stato il rispetto dei diritti umani. E’ così che viene vissuto l’islam oggi dalla maggioranza dei fedeli? Si scrive che l’islam, come le altre religioni monoteiste, proibisse e proibisca il suicidio e l’omicidio. E le crociate allora? E le guerre fisiche di Maometto contro le tribù disobbedienti e miscredenti come le guerre di Mosè e David? I terroristi, i taliban e il Daech? I musulmani subirebbero gli effetti nefasti delle distorsione della parola del Corano: perché allora non parte una ribellione anche quotidiana, porta a porta, massiccia ed evidente? Si parla di insegnamento dell’islam nelle scuole. Come per le altre religioni si dovrebbe parlare invece di insegnamento del pensiero e delle credenze dell’uomo, tutte, come storia e non come dottrina. Si scrive di separazione tra le religioni e lo Stato: Iran, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Daech, Nigeria, Somalia ed Etiopia? Ma anche, in modo subliminale, Italia, Polonia, Irlanda, Regno Unito, Russia, Stati Uniti…

La religione, scrive Tahar, è solo un fatto privato. D’accordo. Il libro si spiega partendo dal presupposto dogmatico che esista una divinità, che esistano gli angeli e che esistano il paradiso e l’inferno. In paradiso andranno gli uomini buoni e giusti mentre all’inferno andranno i non credenti (!) i criminali e i cattivi in generale. E il Corano, cita Tahar senza commento, dice al versetto 5 della IX sura: “Uccidete gli idolatri dovunque li troviate se non si pentono.” Stessa sorte per gli ipocriti e i traditori della fede. Il profeta aveva sposato una ricchissima vedova, sembra per convenienza. Dal danaro al potere sulle tribù esercitato con la religione?

La ricetta per l’equità sociale e per  le ingiustizie dovrebbe essere contenuta nei pilastri dell’islam:

  • La professione e testimonianza di fede senza se e senza ma.Cieca fiducia presente anche nelle altre religioni.
  • La preghiera: propria a tutte le religioni, monoteiste e non.
  • La purificazione. Igiene o rito prima di dialogare con la divinità?
  • Il digiuno. Una buona pratica salutistica come quella di evitare il maiale (e tutta la carne grassa direi io) e l’alcool
  • La carità. Come in  altre religioni sembra volersi mettere ipocritamente l’anima in pace per essere parte dell’ingiustizia e della iniquità sociale. Non si dice inevece: adoperiamoci con tutte le nostre forze per abolire ricchezza e povertà.
  • Il pellegrinaggio alla Mecca e Medina. Turismo religioso? Come a Roma, Lourdes e Loreto?

Speculare con il denaro e guadagnare denaro con denaro e beni sarebbe proibito. Ma, come dice Tahar,è la  regola meno seguita.

E le regole di comportamento per uomini e donne? Tahar le descrive più mitigate ma sempre più a favore del maschio dato che l’islam è una società dove domina il patriarcato. E non aggiunge nulla.

E’ quando Tahar introduce il racconto della storia degli Arabi con la loro Età dell’oro che ammette procurata con invasioni e sottomissioni (esattamente come fecero anche i popoli occidentali, prima e dopo) che incomincia l’incenso dei meriti artistici, scientifici letterari, culturali in genere dell’islam. Si dice che gli arabi occuparono i paesi senza l’accordo delle popolazioni (?!) dai deserti al mediterraneo, dall’Arabia alla Spagna.” Tutto il mondo allora parlava arabo!” Ma si dice anche che quasi tutte le invenzioni, i progressi scientifici e medici, le sublimi espressioni di arte, poesia e  letteratura hanno fatto evolvere l’umanità grazie all’islam. La filosofia classica sarebbe stata appresa dal mondo intero per merito degli arabi mentre gli europei avrebbero solo approfittato delle scoperte e delle traduzioni fatte dagli Arabi per progredire nella propria cultura. Per molte altre cose gli arabi sarebbero stati misconosciuti precursori nelle idee e nelle opere.

Solo a causa di fanatici ignoranti (molti dei quali con lauree europee)  che non hanno capito l’essenza pacifica, socialmente equa e tollerante, culturalmente avanzata e storicamente eccellente dell’islam che i musulmani sono incompresi e perseguitati oggi. Ma chi li potrà fermare e convincere a desistere dai loro atti criminali ed efferati se non i loro fratelli in Allah? Quanti non credenti ci sono nei paesi musulmani costretti al silenzio e privati della libertà di esprimersi?

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Basilica

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Sinagoga

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Maometto

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