Expo pop 2015. Si chiude.


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Si chiude l’evento clou dell’estate italiana. I nostri filmati-girotondo all’interno dell’esposizione mostrano ironicamente e criticamente alcuni aspetti discutibili ed evidenti della kermesse. Hanno anche meritato una menzione al London International Creative Competition. La passerella di multinazionali del cibo, delle griffe varie(spazzatura e non) e del lusso non fa onore al tema dell’esposizione e non vorremmo che la Carta di Milano fosse la solita ipocrita messa a tacere delle proprie coscienze individuali, collettive, politiche e sociali: una specie di globalizzazione del principio di carità opposto a quello di equità sociale mentre la vera azione efficace sarebbe quella di combattere, insieme alla povertà anche la ricchezza e la speculazione che sono spesso all’origine dei mali incombenti sull’umanità: guerre, fame, avversità climatiche, migrazioni forzate. Politici e gestori dell’evento gridano ai quattro venti mediatici i numeri di quello che dovrebbe essere un successo planetario.

Aspettiamo le vere cifre, se ci saranno. Quelle degli introiti a fronte delle spese reali come in una facile economia domestica. Non è dagli ingressi e dal numero dei biglietti staccati che si valuta il consuntivo. Solo dai biglietti e dai servizi venduti si può trarre, tolte le spese di investimento e di gestione e l’ammortamento nel tempo di architetture, istallazioni, impianti, opere di urbanistica e impatto sulla città, che si potrà dire se Expo ha dato i suoi frutti. Ma più importante ancora è il bilancio sociale ed etico. Visto che la questione della fame del mondo e del cibo nel pianeta ci è apparso un tema troppo sottotraccia rispetto alle esibizioni da mercato globale di stati e aziende quale sarà il risultato sotto questo punto di vista? Quali saranno i concreti passi avanti che si avvieranno alla fine dell’evento, in direzione di una alimentazione sana, equamente distribuita e duratura nei paesi del mondo, ricchi e poveri?

Ci resta qualche bella architettura precaria o stabile, qualche gradevole scultura qua e là, piccoli siparietti e scenari, l’idea vincente dell’impianto del cardo e del decumano che rende la fruizione agevole e protetta da sole e pioggia oltre che panoramica e con una gradevole percezione di vita di strada e di piazza. Ci restano infine l’improbabile scena lineare del mercato delle erbe di Dante Ferretti, che per pudore, a nostro avviso, forse avrebbe fatto meglio a non firmare e il padiglione Italia, eco stilistica incontrovertibile di un noto edificio a Nantes. Noi ci siamo divertiti ma abbiamo mangiato bene e male, a caro prezzo, ci siamo stancati, noi siamo accaldati e bagnati ma non abbiamo sentito nell’aria, ahimè i sussurri o le grida (in senso stretto o manzoniano) del cibo per il mondo!

Giuseppe Campagnoli 22 Ottobre 2015

Le nostre testimonianze.Un girotondo pop che ha meritato una menzione onorevole alla London International Creative Competition

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Categorie:Architettura, Cibo, decrescita, Expo, Fame nel mondo, Milano

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  1. Il coraggioso commento anonimo non fa altro che confortare le nostre fondate e legittime perplessità. Grazie.

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