Insegnare la storia delle arti.Chi e come?


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Entro (forse per qualcuno a gamba tesa) nella diatriba, a volte tutta scolastica e anche un po’ corporativa, sull’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole italiane. Prendo spunto dall’ultimo intervento dell’associazione ArtemDocere, in ordine di tempo, senza voler dire una parola sui tecnicismi degli orari e delle afferenze tra le classi di concorso, i titoli di studio e le discipline. Analizzando gli attuali titoli di accesso a questo insegnamento che meriterebbe più attenzione e competenza da parte di tutti, mi voglio esprimere in una triplice veste, che credo garantisca una posizione affatto sospetta: una formazione di tipo classico, architetto, ex docente di discipline geometriche e architettoniche ed ex dirigente di scuole ad indirizzo artistico.

L’errore più marchiano e generato da quello che spesso ho definito un atteggiamento corporativo e un po’ classista, tra i docenti delle due Classi di concorso in disputa, è quello di voler a tutti i costi distinguere “tra gli abilitati in Storia dell’Arte (cdc A061) e gli abilitati in Disegno e storia dell’arte (cdc A025), al fine di stabilire in maniera netta la titolarità dell’insegnamento dei docenti appartenenti all’una o all’altra classe di concorso”. Oltre ad essere un errore culturale di base, invece di ridefinire e rifondare i presupposti per l’insegnamento della storia delle arti, costituisce un sintomo di una certa superficialità che, ahimè, pervade ancora trasversalmente la scuola italiana dall’infanzia al mondo accademico. Mi meraviglia che anche la Consulta Nazionale per la storia dell’arte (n.b.: non “delle arti”) marcando ancor di più quella distanza e quell’abisso che c’è nella continuità della scuola italiana che ha prodotto rare punte di italiche eccellenze a fronte di una bassissima media della qualità degli “istruiti”, abbia sostenuto le parti di questo forzato distinguo che di culturale e didattico non ha nulla. Altro serve per rafforzare l’educazione e l’insegnamento delle arti ai cittadini italiani. La questione, come sempre è più semplice di quanto la si voglia far sembrare. Per educare ed insegnare la storia delle arti (sapendole leggere, interpretare e capire nella loro profonda essenza) nell’intero percorso scolastico italiano, finanche all’università ed alle scuole superiori artistiche, i presupposti formativi fondamentali, è urgente istituire  un percorso universitario abilitante obbligatorio ed esclusivo (Una laurea in storia dell’arte e delle arti applicate). Nella attuale fase transitoria delle abilitazioni applicate alle più disparate lauree, fatti salvi i posti “di ruolo” già in essere, bisognerebbe:

  • Escludere le lauree e diplomi estemporanei come architettura (chi scrive è un architetto che ha rifiutato di insegnare storia dell’arte ritenendo di essere stato preparato dall’università nella sola storia dell’architettura) lettere, storia, Isia.
  • Prescrivere, per l’accesso alle abilitazioni e all’insegnamento di tutte le discipline storico-artistiche, lauree e diplomi (negli indirizzi specialistici opportuni) di Accademia, DAMS, Beni culturali. 

Solo così potrà essere garantita omogeneità di preparazione e congruità di visione didattica per le discipline afferenti alla storia delle arti  (e delle arti applicate!) con tutti gli strumenti di lettura ed interpretazione indispensabili alla preparazione di un docente (la storia, l’estetica, il disegno, la fotografia, le basi di percezione sensoriale, la modellistica…) Per i nuovi ingressi,  questo dovrebbe essere il quadro di riferimento oltre all’avvio rapido e concreto di una totale ridefinizione qualitativa e quantitativa, come abbiamo tante volte scritto, dell’intero curricolo di educazione e formazione artistica nella scuola italiana.

 Nelle more di queste trasformazioni indispensabili, non si dovrebbe fare alcuna distinzione ma unificare le due classi per i già abilitati come è stato fatto anche per altre discipline, spesso assai più lontane nei contenuti. Nessuno infatti, a mio avviso, può vantare una preparazione esclusiva e più adatta ad insegnare la storia delle arti nelle scuole, definite con rara ironia, “liceali di taglio umanistico” o in quelle, che nel documento dei docenti della A061, vengono  liquidate quasi con fastidio come “commerciali e turistiche” (e le artistiche?).

Giuseppe Campagnoli 24 Settembre 2015

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4 Comments Add yours

  1. Tarcisio Riva ha detto:

    Sono un docente di A025 e da 30 anni insegno la disciplina in tutti gli indirizzi, i livelli, le diverse declinazioni. Condivido la sua riflessione in ogni sua virgola!!! La realtà effettivamente è irriducibile rispetto ad ogni posizione ideologica.

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    1. ReseArt ha detto:

      Se può diffonda l’articolo come può. Il dibattito ne avrebbe bisogno! Grazie.

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  2. Cinzia Garbellini ha detto:

    Caro Giuseppe hai fatto un’analisi lucida e puntuale super partes, ti ringrazio per il tuo contributo .
    Cinzia Garbellini

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    1. Robespierre ha detto:

      Dovere!!!!!👏👏👏

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