L’istruzione artistica: una proposta di rifondazione


Quando manca la scuola viene meno la vera conoscenza e tutto si degrada mentre avanza un nuovo analfabetismo di cui i social networks sono indiscutibili testimoni. Chi ha a cuore il nostro futuro di nazione e di giacimento culturale dovrebbe essere più lungimirante, fornire i mezzi alle buone idee e alle buone pratiche e unirsi in questo sforzo nella stessa direzione prima che sia troppo tardi.Non ha senso fondare ogni giorno una nuova associazione culturale e corporativa che celebra se stessa con seminari e convegni inutili, mentre avrebbe senso mettersi in rete per contribuire a rifondare il settore educativo artistico italiano rendendo disponibili la ricerca, il progetto e la consulenza ai ministri e ai decisori politici di turno, senza disperdere occasioni e risorse che lo Stato dovrebbe una volta per tutte incrementare e rendere disponibili a chi realmente merita. L’educazione e la formazione sono le chiavi per assicurarsi in futuro persone capaci e competenti e prospettive di rilancio dell’unica economia possibile e non effimera in Italia.  

È un peccato che l’arte, in Italia soprattutto, debba essere appannaggio di pochi eletti, di ristrette élite culturali o di dilettanti che diventano artisti quotati grazie solo alla fortuna, a un mercato incolto ed effimero e a critici ineffabili e solo supponenti e presuntuosi. Numerose esperienze in Europa dimostrano come si stia lavorando nella direzione della socializzazione artistica attraverso una sorta di maieutica della creatività. A queste esperienze e alle nostre coincidenti intuizioni guardiamo con interesse cercando di apprendere ed esportare buone idee e pratiche che diano gambe ad altre buone idee e pratiche.  L’educazione e l’istruzione in campo artistico in Italia sono un sistema dal passato glorioso ma dal presente in via di estinzione per mancanza di progetto organico e di risorse. Il mercato dell’improvvisazione e del casual la fa invece da padrone. Altrove, al contrario, si stanno costruendo percorsi che imitano il nostro passato superandoci anche nelle prerogative di eccellenza. L’educazione alle arti è un percorso di formazione, anche informale, che si dovrebbe sviluppare per tutte le età dell’uomo, non per una professione – che costituisce solo un segmento del fare arte e non esaurisce affatto l’esigenza umana di produrre e fruire arte nelle sue svariate forme – ma per la completezza della conoscenza e delle abilità.   Persino il mondo dell’impresa può essere interessato all’idea, purché intenda operare con fini di sostenibilità ed equità, cioè superando l’obsoleto e iniquo concetto del profitto per abbracciare l’idea innovativa che vede, una volta assicurati i giusti ed equilibrati compensi (in proporzione alla preparazione e al lavoro svolto) a chi intraprende, dirige e lavora, reinvestire tutti gli utili in innovazione, ricerca e sviluppo. I modelli e le buone pratiche raramente presi ad esempio da chi decide sugli investimenti in cultura offrono spunti per rinnovare l’educazione, la produzione e la fruizione dell’arte in Italia oltre gli inutili ed esibizionisti vernissages e oltre il pernicioso dominio di critici e giornalisti d’arte che hanno generato mostri di falsa creatività e talento ma sicuramente formidabili macchine per fare denaro per sé e per i loro parassitari cortigiani. L’istruzione artistica è stata smantellata dalla Riforma Gelmini e più ancora, da versanti opposti dalle successive. Le proposte che si rincorrono per salvare questo storico percorso scolastico hanno il sapore di aggiungere danno al danno.Mentre tradiscono chiaramente pulsioni corporative (ex alunni, artigiani,docenti di questa o quella classe di concorso…) si  caratterizzano per confusione e improvvisazione.Il discorso è un po’ più complesso ma semplicissimo nelle linee generali. Così come avviene in altri paesi che tengono distinti i percorsi generalisti (liceali) da quelli professionalizzanti  ma garantiscono vera  alternanza scuola-lavoro durante la formazione,sarebbe necessario prefigurare (non solo per il settore artistico) nello stesso istituto curricoli liceali  che comportino la prosecuzione degli studi a livello universitario e curricoli decisamente professionalizzanti, ricchi di laboratori e di ateliers ma,comunque,solidi nella preparazione disciplinare e culturale generale. Questi ultimi percorsi al termine degli studi, per quanti volessero accedere all’Università, comporterebbero la frequenza di un anno preparatorio integrativo con un  articolato esame attitudinale. In questo sistema l’obbligo scolastico (quello vero e non quello edulcorato dall’apprendistato o altri palliativi) dovrebbe essere previsto fino ai 18 anni.Naturalmente in questo contesto è tassativo evitare il pericoloso biennio orientativo che tante guerre tra poveri docenti sta creando e  dimostra scarsa o nulla capacità di orientamento  mentre non regge con i numeri  dei candidati ai diversi indirizzi ,in genere più numerosi di quanto il buon senso suggerisca.La proposta è quella di rimodulare tutta la riforma secondaria superiore secondo queste linee guida. Il percorso di istruzione artistica riacquisterebbe la sua dignità e la sua validità in una accezione duale rispondente pienamente sia alle esigenze di chi vuole una formazione di tipo specialistico universitario sia  di chi decida di entrare prima nel mondo del lavoro.

Giuseppe Campagnoli

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