Touche pas à Popsophia.La censura.


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Finisce la saga di Popsophia con un breve strascico di miserie umane. E’ noto che ReseArt non cerca nè pubblicità né danaro e neppure gloria ma cerca solamente di dire ciò che pensa, nel bene e nel male, nei campi di cui si occupa. Recentemente si è occupato della kermesse di Popsophia a Pesaro, una specie di festival della filosofia Pop sulla scia epigona di quello che da più tempo si fa in Francia e Belgio. La manifestazione ha goduto e gode anche di fondi pubblici (tra cui è da annoverare anche l’Enel di cui lo stato è l’azionista maggiore) e questo fa si che l’attenzione sui risultati debba essere maggiore. ReseArt ha recensito l’idea, la pratica, gli eventi e i personaggi non sempre in termini negativi. Gli articoli si possono trovare raccolti nella pagina REPORTAGES.

I posts sono stati divulgati su Twitter, Facebook e Google Plus mentre i videoclips girati e montati in originale da ReseArt si trovano su Youtube. Le condivisioni degli scritti sono state estese alle pagine ed ai social di Popsophia e di vari media. Il risultato è stato che ReseArt è stato bloccato dalla consolle di Popsophia su tutti i social e anche dalle newesletters cui si era iscritto. Questo non è accaduto solo per noi ma anche ad altri incauti cittadini che hanno osato esprimere giudizi non positivi pur sempre in modo corretto. Abbiamo ricevuto posts e mail in tal senso e questo ci ha confortato e ci ha convinto di essere sulla giusta strada. Qui di seguito riportiamo un esempio lasciando anonimo l’autore:

“Buongiorno,

mi chiamo A.S. e vi scrivo per ringraziarvi per aver commentato e criticato il festival Popsophia e in particolare l´edizione di quest´anno. Sono maceratese, conosco perció il festival e sono rimasta atterrita dalla scelta del tema nonché dalla completa frivolezza del programma.
Mi fa molto piacere vedere che altre persone abbiano avuto la mia stessa reazione. Anche io come voi sarei molto felice di sapere piú dettagliatamente da dove vengono i soldi che confluiscono in questo festival dal contenuto quanto meno discutibile. Vi scrivevo quindi per chiedervi se avete nuove informazioni a riguardo e se durante il festival ci sia stato un qualche tipo di protesta. Io non vivo stabilmente nelle Marche, quindi non ho avuto modo di andare. A tal proposito, vi inoltro il breve scambio di mail con la “direttrice artistica”. Che, di fronte alla mia mail di critica – seppur aspra – si é sentita in diritto di cancellarmi dalla newsletter. Bell´esempio di apertura al dialogo. A seguito di questo, non sapendo bene come reagire, avevo scritto a Blob, chiedendo una posizione pubblica di Ghezzi a riguardo, che a quanto so non é arrivata. Non conosco la vostra redazione, ma di nuovo, grazie di aver criticato pubblicamente Popsophia.Ciao, A.S.”

Non è tutto oro quindi quel che riluce. Gli sponsors, con cui pure abbiamo condiviso i nostri commenti e le nostre riserve, tacciono come di solito fa la politica finché è conveniente  fare come Ponzio Pilato, salvo che non intervengano dubbi sui finanziamenti pubblici a tutte le manifestazioni culturali della regione (criteri, qualità, turn over, pari opportunità).

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Dopo l’estate, tirati per la giacchetta, faremo una piccola ma approfondita inchiesta sulle sponsorizzazioni di Popsophia, sull’uso dei volontari (come all’EXPO?) sulle caratteristiche no profit dell’Associazione e sull’obbligo di trasparenza da chi riceve fondi pubblici. Ci porremo domande, analizzeremo anche il coinvolgimento delle scuole (sempre utile mano d’opera gratuita) e di altri enti e privati. Abbiamo assistito in prima persona in passato ad esempi non virtuosi di contaminazione tra pubblico e privato e di sfruttamento dei contesti culturali ed educativi non proprio “no profit”. Nel caso di specie chi potrà mettersi delle medaglie se le metterà e le luciderà mentre chi dovrà fare ammenda la farà e lascerà spazio ad altri. A presto.

Giuseppe Campagnoli

Da Wikipedia: La pop philosophie (ou pop’philosophie, selon la graphie d’origine) est une notion inventée par Gilles Deleuze durant les années 1970, qui connaît un regain d’intérêt au début du xxie siècle sur la scène culturelle parisienne. Sa seule caractéristique stable consiste dans l’affirmation d’une connexion possible entre la philosophie et la « pop culture », entendue comme l’ensemble des productions culturelles de masse du monde contemporain. Mais la définition précise de cette articulation évolue largement entre les années 1970 et les années 2000.

Semaine de la Pop Philosophie  2007-2015 à Brussels et Marseille

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