Popsophia. Allegria di naufragi. #Popsophisma?


di Giuseppe Campagnoli

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Popsophia di nuovo a Pesaro.#Popsophisma ?

Inizia la kermesse che si presenta con un titolo per lo meno discutibile, visto che tutto il mondo è rivolto a ben altri naufragi, tutt’altro che allegri. La cultura di massa non può essere né indifferente nè conformista ma non può essere certamente ipocrita o radical chic. Popsophia ci sembra  indulgere a forme  di snobismo culturale e rari spunti di vero poprealismo. Abbiamo seguito le precedenti edizioni e abbiamo avuto la forte impressione che imperversasse il culto dell’effimero e di quelle arti che giudichiamo più del mercato che dell’anima, fatte più per sbalordire che per raccontare, più per esibire che per indurre a riflettere.Anche il programma di quest’anno pare ripetere la stessa formula. Ci pare  grande assente  la musica pop di qualità, l’unica che invece, a nostro avviso, non avrebbe dovuto mancare per mitigare la tanta “aria fritta”.

Perseverare è diabolico nei soliti nomi, nelle solite storie e nelle solite facce. Si dirà che la squadra che vince non si cambia ma ci chiediamo seriamente: vincente perché e per chi? Abbiamo apprezzato in  passato le performances di nuovi gruppi musicali soprattutto jazz, i “punti” di Paolo Pagliaro e qualche divertente provocazione (si spera gratuita) artistica e letteraria del sotterraneo mondo delle idee confuse, passate spesso con indulgenza per filosofia. Sarà tempo di migrare da Pesaro verso altri lidi, magari anche oltre confine? Serve un ricambio utile oltre che necessario. L’ospite, come ben si sa, da il meglio di sé in tempi stretti, poi le idee si involvono, i déjà vu si diffondono e la noia, non quella dell’otium  ma quella del taedium si fa strada tra le elucubrazioni e le istallazioni, i sofismi e gli snobismi, gli attori e i fautori interessati e quelli solo apparentemente disinteressati. Suggeriamo sommessamente di riprendere il viaggio iniziato dal maceratese e proseguito nel pesarese, navigando verso altre coste magari con idee nuove e racconti più autenticamente popolari evitando anche di mettere la scuola, come il prezzemolo, laddove  sicuramente non crescerà soltanto esibendosi. Crediamo sia il caso di lasciare spazio a nuove associazioni, nuove proposte di sicuro ed eguale talento. Mettiamo da parte per una volta i naufragi allegri della letteratura e della poesia per concentrarci invece su quelli catastrofici, drammatici, veri e difficilmente promotori di euforia anche dopo gli approdi. Sono nel mare nostrum i naufragi che osserviamo esterrefatti, a volte con egoismo, a volte  con ipocrita carità, a volte con moti di sdegno nel nostro mondo, tuttora dorato, di una società ristretta dedita alle leopardiane “feste, chiese, passeggi e spettacoli”.

Mentre la politica prepara improbabili piani B per i veri naufraghi e il mondo di una certa imperante cultura elucubra su naufragi improbabili dello spirito e della mente e in fondo si diverte ed evade disquisendo con i soliti eclettici mezzibusti mediatici, sfocano le brutte immagini del mare in tempesta, dei gommoni, dei morti e dei disperati a un passo dal sole dalla Costa Azzurra, dai villaggi vacanze della Sicilia e delle sue isole, dell’Adriatico e delle sue riviere. Mentre si parla di allegria del naufragio molte genti che accolgono ed aiutano i loro simili sfortunati perché affamati, perseguitati e sfruttati mostrano i veri sentimenti e discorsi sopra il naufragio: il coraggio di chi viaggia e l’empatia di chi accoglie.

P.S. Non dimentichiamoci infine che se fossero state investite risorse pubbliche per l’evento, il diritto di critica, di riserva e di controllo da parte dei cittadini sarebbe sacrosanto.

Questo è lo Statuto pubblicato.Ci sembra si dica poco sulla pubblicità e la trasparenza del bilancio in presenza di fondi pubblici. Sarebbe stato utile prevedere forme di comunicazione adeguate. Il “no profit” spesso nasconde forme di lucro abilmente occultate.Dite la vostra.

Statuto Popsophia_definitivo

Giuseppe Campagnoli 9 Luglio 2015

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