Matera, capitale della cultura.


di Gaetano La Terza Gaetano La Terza

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Matera. Foto da Viaggio Routard (CC)

Pesaro, Pollino, passaparola, pensieri, parole, progetti, proposte, promozione.

Dopo la terza (La Terza, guarda caso) mia riflessione sul Parco del Pollino, su Campotenese nello specifico, ora su Matera, per Faronotizie e per ReseArt mi chiedo perché continuare: io mi diverto, mi aiuta a scaricare la tensione quotidiana, mi presento a un vasto pubblico non tanto con la mia faccia ma con il mio cervello, anche con l’illusione che possa contribuire a cambiare la tipica mentalità del ticciabbaca (espressione del dialetto calabrese che suona all’incirca così: chi te lo fa fare), secondo cui le mie idee sono solo ciutìe (stupidaggini). Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate provocano pene (ed a maggior ragione se si scrive, ne sono consapevole – io ci provo nonostante i miei limiti, che riconosco – e vale anche per voi che leggete…). Oggi sono troppi quelli che scrivono e pochi quelli che leggono, ma io ho un cruccio che mi porto dentro da trent’anni: la convinzione che lo sviluppo turistico del Pollino sia possibile e che molti giovani potrebbero trovare lavoro nel settore se venissero adeguatamente stimolati ed aiutati, ma solo in una prima fase. Abitare a 700 chilometri di distanza dai luoghi di cui parlo mi aiuta a seguire le vicende da un altro angolo visuale: osservo con un terzo occhio che mi permette di porre in relazione il Pollino con il resto del mondo (e con le Marche, in cui vivo). Quante persone accetterebbero l’invito di visitare il Parco del Pollino per conoscere una realtà originale fuori dalle mete del turismo commerciale?

I bronzi di Riace a Milano in occasione dell’Expo? Sgarbi è favorevole ma la decisione, dettata anche ‘dalle condizioni di salute’ dei bronzi è invece quella di indurre i visitatori della fiera milanese a proseguire il tour italiano fino a Reggio Calabria (decisione condivisibile). Ma Reggio è in grado di attrarre il turista e di attrezzarsi per accoglierlo?

Si è concluso l’iter di selezione della Capitale Europea della Cultura e fra le 21 città in gara (7 nella seconda fase: Siena, Perugia, Assisi, Ravenna, Lecce, Cagliari e Matera) ha prevalso Matera, che sarà Capitale Europea della Cultura nel 2019; ora la Regione Basilicata deve attivarsi per convogliare in tutto il territorio i visitatori, che ci si attende saranno più numerosi. Il Parco del Pollino appartiene amministrativamente alle due Regioni (conoscendo le vicende del passato temo che anche l’attuale presidente della Regione Calabria possa non dimostrare sufficiente interesse, né per l’Expo e nemmeno per Matera, nonostante i bronzi al museo archeologico di Reggio); la montagna non è un muro di pietra divisorio, oggi è il cuore di un’unica area di interesse, due facce della stessa medaglia (semmai noi ci sentiamo più lucani che calabresi perché abbiamo subìto l’appartenenza geografica).

“Quando vedi la Basilicata vedi campi, vigneti, bellissimi paesaggi; vedi la terra come doveva essere”  Francis Ford Coppola; la Basilicata è protagonista da anni sul grande schermo: l’hanno scelta Pasolini, Rosi, Placido, Tornatore e Mel Gibson ha trasformato Matera, in una Gerusalemme priva dei segni della modernità. Rocco Papaleo ha saputo cogliere i mille volti della sua regione di origine. Matera è stata preferita alle altre città anche perché è quella più a sud, e l’annuncio è stato dato venerdì 17 ottobre 2014 alle ore 17,00 (a Matera porterà fortuna) e come dice il ministro Dario Franceschini, si vuole dare un’opportunità di sviluppo culturale all’intera Basilicata, che ha già mostrato nel passato sensibilità e capacità più di altre regioni del sud. Siamo consapevoli che la tipologia di turista che apprezza i sassi di Matera può essere attratta dal patrimonio del Pollino?

La danza del falcetto eseguita a S. Paolo Albanese, con le ultime zampogne o i vasi greci dell’antica Siris e Sibari, Noepoli antica città con ritrovamenti dall’età del bronzo, i centri storici di Morano e Civita, insigniti con la bandiera arancione, a Cerchiara il santuario della Madonna delle armi incastonato nella roccia.

Matera e Plovdin, in Bulgaria, capitali della cultura; guarda caso il pino loricato si trova solo nel Pollino e nella penisola balcanica. ‘L’area del Parco del Pollino è una zona di irripetibili risorse naturali, un patrimonio per le comunità locali e per l’intera collettività nazionale’. Così inizia il P.T.C. della regione Basilicata. Ma il Pollino è come un aereo che ha due ali, una in Basilicata e l’altra in Calabria: decolla solo se si muovono tutte e due. Matera non ha una linea ferroviaria (ma c’è la stazione). In ‘Cristo si è fermato a Eboli’ è stata descritta ‘come un insieme di grotte dove vivono insieme uomini, donne, bambini e bestie; donne magre con lattanti denutriti e sporchi attaccati a seni vizzi’. La Matera di oggi, a 100 Km dal Pollino, non è più la “vergogna nazionale”, vive soprattutto di turismo. Accoglie grazie al ripristino del patrimonio edilizio privato, alla creazione di laboratori artigianali, alla valorizzazione dei materiali lapidei (restauri), alle risorse agricole.
E’ tanto difficile realizzare a Rotonda, a Laino (cioè nel Parco del Pollino) quello che a Fabriano, Città della Pieve, Bolzano è stato la norma? Location di fiction, appuntamenti televisivi settimanali che illustrano le bellezze dei luoghi; il giro d’Italia, che sale da Orsomarso, (vedi le immagini dall’elicottero delle ”falaschere”) o da Campotenese-Piano Ruggio-Visitone-Viggianello, o da Papasidero (vedi le gole del Lao, Romito, Laino Castello).

Una guida del Parco e il dvd che vengono fascicolati con l’Espresso o Panorama sarebbe un buon investimento. So quale è il rischio: ti arriva la gente e non sai come accoglierla, si paralizza il traffico, ti chiedono i bocconotti (paste con la marmellata), la scapice (melanzane sott’olio), le frese (…); di essere accompagnati a Gaudolino; vorrebbero acquistare scarponi e K-Way, tutto contemporaneamente. E si dichiara l’emergenza turismo. Mi ricordo il titolo di un lontano Tgr: “causa neve, chiusi gli impianti di risalita a Camigliatello, in Sila”. Bisogna uscire dal solito circolo vizioso: non siamo attrezzati perché il turista non viene, ma il turista non viene solo perché non siamo attrezzati abbastanza. A Firenze, a Venezia è più facile, hai la certezza che il turista arriva, da noi devi comunque apparecchiare pur sapendo che forse non arriva nessuno.

Il Pollino è anche una montagna di carte: piani di sviluppo, p.t.c., una montagna di chiacchiere e ciutìe (traduco nuovamente: stupidaggini). La realizzazione del progetto sembra un’utopia, ma l’utopia non è irrealizzabile, soltanto non si è ancora realizzata.
Oggi ci sono le condizioni: la crisi economica favorisce il turismo proprio nelle mete non molto lontane dai luoghi di residenza, le informazioni di località sperdute e inaccessibili arrivano subito via web e quindi è facile trovare i luoghi, gli operatori, i servizi (ReseArt può chiaramente svolgere anche questa funzione); Il ‘passaparola’ è oggi più efficace con il computer, l’accoglienza della gente del sud, dettata dalla voglia di incontrare il ’forestiero’, di parlare, di diventare amici, sono tutte qualità che potrebbero contribuire a realizzare il ‘sogno’. Un organismo come l’Ente Parco dovrebbe svolgere un ruolo di monitoraggio, è chiaro che il privato da solo non può accollarsi l’onere di ‘inventarsi il futuro del territorio‘. L’Ente Parco: prevedere processi produttivi, priorità, possibilità particolari, protezione, propaganda e promozione, pilotare, programmare, proporre… presto però. Permettetemi, cari lettori, in questa valanga di ’p’ citare il Presidente del Parco Pappaterra che, secondo me, svolge meglio dei predecessori il difficile compito assegnatogli dal ministero dell’Ambiente. Quando, trent’anni fa, nei convegni si discuteva alternativamente dei progetti di (sola) tutela o di cementificazione c’era il mio professore, Guido Ferrara, dell’Università di Firenze (il quale ha curato anche un progetto per il Colle S.Bartolo a Pesaro) che con il ’Progetto Pollino’ spiegava e dimostrava cos’è ’il buon uso‘ delle risorse del territorio. Quel progetto appare ancora oggi assolutamente valido. Forse allora i tempi non erano maturi ma in questi anni avverto che l’idea di un parco produttivo sia entrata nella coscienza di molti e presto i risultati cominceranno a vedersi.

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