Campotenese.


di Gaetano La Terza Gaetano La Terza

2         Campotenese: ampio vestibolo, agevole varco per un tuffo nel verde

Campotenese per noi di Mormanno era solo un altipiano a sud-est, ci dovevamo arrivare per andare a Rotonda. Solo se ci riflettiamo un po’ notiamo che è la ’porta di accesso alle cime del Pollino’. Proviamo ad immaginare la visione aerea, da nord a sud:  lago Cotugno di Senise, boschi, foreste, il fiume Frido, il santuario della Madonna di Pollino (1.500 m. slm), colle Impiso (1.500 m.), le cime del massiccio verso sinistra, piano Ruggio, Campotenese (1.100 m.), dopo 50 km qualche segno della civiltà (l’autostrada – la statale n. 19) e poi si prosegue verso sud: m. Palanuda (1.600 m.), Cozzo Pellegrino (2000 m.) la Mula, il santuario del Pettoruto, il mare, altri 50 km. C’è un altro luogo in Italia dove è possibile percorrere 100 Km nel verde senza incontrare, paesi, fabbriche? Non esiste.

Negli ultimi anni i terreni che hanno valore non sono più quelli nei centri storici: abbiamo visto proliferare centri commerciali alle uscite autostradali, le merci arrivano facilmente, ma soprattutto i clienti, tutti in auto, trovano ampi parcheggi, sono disposti a fare un po’ di chilometri perché si trova assortimento, quantità e varietà a prezzi convenienti. Prima o poi gli svedesi dell’IKEA (che è già arrivata a Baronissi -Salerno-) potrebbero voler creare uno stabilimento a Campotenese (i loro prodotti sono a basso impatto ambientale), oppure società del nord realizzare un outlet.

Forse è meglio prevedere altri interventi ecocompatibili considerando che dall’autostrada è l’accesso più comodo al Parco del Pollino (intendendo anche la zona a sud, verso Novacco, i monti e la valle dell’argentino verso Orsomarso).

Forse è meglio che Campotenese diventi un centro per i visitatori perché di fronte al nulla poi si è costretti ad accogliere qualsiasi altra proposta, cedendo al solito ricatto (un po’ di occupazione a basso costo per qualche anno).

Ma qualcosa già c’è a Campotenese e il centro visitatori non è più un negozio di alimentari gestito da una cooperativa di ragazzi che provava ad accompagnare in montagna qualche turista raccattato nei campeggi di Maratea o di Sibari. Comincia a prendere la forma di un triangolo il centro polifunzionale progettato dall’arch. Mario Cucinella (1) con il controsoffitto che riprende il profilo delle montagne, un edificio con criteri energetici a consumo zero, che sembrerà una catasta di legno dall’esterno e che ben si integra nel particolare contesto ambientale. All’interno ufficio informativo, spazio didattico ed espositivo, sala riunioni.

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Oggi la maggior parte dei turisti che raggiunge le cime del Pollino non arriva a Campotenese, chi arriva da nord raggiunge S. Severino e Rotonda oppure i pugliesi dalla statale 106 imboccano la superstrada sinnica e poi Noepoli-Terranova. Sono costretti a fare molti km di curve con l’auto, quando invece potrebbero essere accolti a Campotenese dove già si respira l’aria del parco.  A Creta si sviluppò la civiltà minoica, perché l’isola era un approdo al centro del mediterraneo e solo dopo si sviluppò l’arte greca grazie all’influsso cretese. Noi di Mormanno, per la posizione geografica, potremmo trarre benefici da un flusso turistico che raggiunge agevolmente Campotenese e si affida agli operatori turistici locali per organizzare la visita del territorio. Campotenese è già un posto accogliente per l’albergo, i punti ristoro, la chiesa (locata, anche lì come a Mormanno, nella ex stazione F.C.L.). Vi sono il vivaio Pavone con il rifugio, la galleria ‘le teste’ che ci ricorda il fenomeno del brigantaggio, il tracciato della vecchia ’dirupata’, il centro viabilità dell’anas, la coop. agricola campotenese, la coltivazione della lavanda, la stazione del Corpo Forestale dello Stato. Presto si raggiungerà in pochi minuti, se si renderà accessibile la mulattiera di 5 km., il monumentale ostello di Masistro (in origine una grande stalla completamente riattata) e la stazione turistica per lo sci da fondo di Novacco con rifugi e ristoro (le località necessitano anche di elettrificazione). Campotenese, toponimo che allude ad un campo ateniese, è famosa per la battaglia del 9.3.1806 fra l’esercito napoleonico guidato dal generale Reynier e l’esercito borbonico comandato dal generale Damas che fu costretto ad ordinare la ritirata; a ricordare l’accaduto vi è il rudere del fortino all’incrocio fra la strada per il Cerviero e quella per piano ruggio, proprio sul confine fra Basilicata e Calabria, che si incontra percorrendo la strada che era proprio l’antica via Popilia, la strada consolare romana.

Da Mormanno forse passava la via Annia e il nome del paese potrebbe essere in relazione al murum anniae (luogo impervio sulla via Annia) oppure miro magnum (ammiro il grande) alludendo al panorama. A Campotenese nasce il fiume Battendieri (in origine Testosa), era la località attraversata dai Sibariti per raggiungere Laos al tempo della Magna Grecia, era la via dei salinari che dalla miniera di salgemma di Lungro trasportavano il sale a Scalea.

Noto che sono iniziate le critiche al casermone di Campotenese: che era meglio utilizzare edifici a Mormanno, che il tecnico viene da fuori, che sarà un’altra cattedrale nel deserto, sperpero di denaro pubblico, ecc.

Mi pare di aver spiegato il ruolo strategico che può svolgere Campotenese, porta meridionale del parco, certo la localizzazione del centro visitatori era stata stabilita anche in relazione all’uscita autostradale che ora si trova qualche centinaia di metri più a sud, comunque è tutta la vasta area dell’altipiano che va riconsiderata. Esistono infatti progetti per la fattoria didattica, bisogna prevedere l’area parcheggio auto private e servizio navette, mezzi elettrici, parcheggio e noleggio mountain bike, skai park, pista ciclabile che diventa pista per lo sci da fondo quando nevica.

Non si può essere contrari a qualsiasi modificazione del territorio perché le attrezzature e i servizi si possono anche costruire ex novo, l’importante è che ci sia un organismo che cura la gestione con criteri di professionalità, capacità, correttezza, in questo caso l’ente parco, ma anche i privati, le cooperative.

Negli anni ’80 si stava concretizzando l’idea di una lottizzazione edilizia che avrebbe ingombrato, senza un’idea complessiva, il luogo che ha le potenzialità per diventare un pregevole percorso in un’area protetta, si volevano costruire le seconde case da utilizzare a luglio e agosto copiando un’idea che tanti danni ha provocato nella costa ionica e in parte anche sul Tirreno.

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Dalle esperienze negative del passato possiamo raccogliere indicazioni per fare meglio in futuro; c’è da ricordare che anche sulle cime del massiccio, una società napoletana denominata Gioconda voleva creare villette e distribuiva depliants con le foto delle case fra i pini loricati. L’immobilismo del passato riguardo alle iniziative turistiche ha avuto un aspetto positivo: non si è distrutto il territorio e ciò ci permette oggi di parlare, di scrivere sull’argomento e di formulare proposte progettuali in un’area dove l’idea del Parco oggi viene accolta da molti.

(1) L’arch. Mario Cucinella ha collaborato con Giancarlo De Carlo e dal 1987 al ’92 ha lavorato nello studio di Renzo Piano a Genova.

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