Il monte dell’abate. Tutta l’Italia è paese.


di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Certo che per essere il luogo dove pare spirasse precocemente il Papa tedesco Suidgero della Signoria sassone di Morsleben e Hornburg dal nome di Clemente II, i suoi abitanti o chi per loro, ne hanno conservato mirabilmente il sito e la memoria! La bella storia dell’abbazia di Mons Abatis (toponimo del feudo monastico che ha dato origine al locus) ha subito la stessa sorte delle vestigia industriali (ormai in gran parte archeologia lugubre e preoccupante), delle aree residenziali  e dell’architettura pubblica di questo piccolo paese che per sorte ancora mi ospita e che avrebbe meritato di più e di meglio anche per la sua posizione strategica sulla storica via urbinate. Gli altri luoghi del dominio abbaziale, il Castello e il borgo murato di Farneto sono quasi abbandonati e fatiscenti nonostante i tentativi di progettarne il recupero nel tempo, vanificati sempre dalla protervia delle amministrazioni che si sono succedute, forse più attente al mercato che alla cultura e neppure lì con esiti positivi. Ognuna voleva fare mari e monti:  invece, nella migliore delle ipotesi, ha lasciato lo stato delle cose così come lo aveva trovato. Solo il risibile prosopopaico museo semiparrocchiale denominato “Spazio Nobili” con il suo curioso ossimoro nell’intitolazione, collocato nella non disprezzabile architettura della vecchia sede comunale (che meritava ben altra nobile destinazione) ha suscitato lo strano interesse e l’immediato attivismo, di amministrazioni anche di segno opposto. Lo stesso è accaduto per  la ferraglia di cui è disseminato il territorio comunale considerata inspiegabilmente come pubblica opera d’arte. Il resto è semplice inarrrestata decadenza. Le zone residenziali di nuova espansione a ridosso della obsoleta zona industriale sono in condizioni da mezzogiorno d’Italia (con  le ovvie doverose distinzioni).

Ciò che viene descritto nel brevissimo filmato che noi mostriamo è solo un assaggio di ciò che appare oggi così come appariva  anni fa. Non voglio proseguire con le parole perché le immagini, seppure poche, sono più eloquenti e facendo un tour del paese e del suo circondario ciascuno potrà verificare de visu ciò che si dice e forse ancor di più e di peggio. In chiusura solo una curiosità: fatevi raccontare le storie da Peppone e Don Camillo che hanno segnato, senza esito, le alterne vicende dell’ultimo trentennio del nucleo fondante di Montelabbate, appunto l’Abazia di San Tommaso in Foglia. La sua visita è ancora soggetta al dazio curiale, con procedure ridicole, indicazioni e cartellonista da terzo mondo, accanto ad un accesso malamente sbarrato e trascurato proprio come vent’anni orsono. Più di tre anni fa segnalammo la cosa al FAI, mostrando anche il mostruoso manufatto privato alla sinistra dell’ingresso all’area conventuale, neppure pudicamente velato da provvidenziali cortine arboree. Neanche i riccastri delle dimore storiche ritennero di dover intervenire. Continueremo ancora a segnalare la situazione, come abbiamo fatto per il lento declino della zona produttiva, il suo progressivo abbandono e l’attuale stato di degrado non più sostenibile, per lo stato dell’edilizia scolastica di pessima qualità formale e funzionale, per l’abbandono delle campagne a discutibili agriturismo, e tanto altro ancora. Che manchi un po’ di vera creatività e fantasia?

Prof. Giuseppe Campagnoli

24 Febbraio 2015

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