Frida Kahlo a Roma.


di Silvia Donati Silvia Donati è una coreografa di rilievo nazionale, insegnante in diverse scuole della regione Marche corsi di hip hop e modern jazz.

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Visitate la mostra di Frida Kahlo a Roma.

“Quello che è celato dietro la produzione artistica di Frida Kahlo è l’enorme potenza del suo ”Io” interiore e della sua voglia di vita e di emozioni, emozioni che lei stessa vuole regalare agli altri attraverso i suoi quadri: la forza del tratto, i colori sgargianti, le ambientazioni messicane, fanno da supporto a quella che per qualsiasi altro essere umano potrebbe essere una vita straziante, ma per lei no, non lo fu.

Frida Kahlo nasce a Coyoacán, una delegazione di Città del Messico, il 6 luglio del 1907. Sosteneva di essere nata nel 1910, poiché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana, costretta all’immobilità totale a causa di un incidente che la portò a subire ben 32 operazioni chirurgiche, ha cercato con tutte le sue forze e per tutti i suoi giorni di condurre una vita normale, fatta di amore e arte.

Il forte rapporto con il muralista Diego Rivera la porterà ad amarlo ed odiarlo in diverse situazioni tanto da condurli a doppie nozze e a vivere in due case separate collegate tramite un ponte sospeso. La produzione artistica più famosa della Kahlo è stata per lo più realizzata proprio durante il suo stato di immobilità, attraverso uno specchio appeso al soffitto del baldacchino del proprio letto, si autoritraeva in dipinti diversificati, dipingeva il suo stesso busto in gesso, agghindandosi con fiori, abiti coloratissimi e numerosi gioielli, per tenere lontana quella morte che spesso faceva capolino.

Costretta a vivere una doppia vita, sempre in bilico tra ciò che era e ciò che realmente provava,   ma comunque estremamente coerente con se stessa attraverso la sua arte. Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato caratterizza uno degli aspetti fondamentali della sua arte: crea visioni del corpo femminile non più distorto da uno sguardo maschile.

Allo stesso tempo coglie l’occasione di difendere il suo popolo attraverso la sua arte facendovi confluire il folclore messicano. Sotto questo aspetto, forte ma allo stesso tempo sfumato di humour, risulta nei suoi quadri l’impatto di elementi fantastici accostati a oggetti in apparenza incongruenti. Si tratta di quadri di piccole dimensioni (Frida predilige il formato 30 x 37 cm) dove si autoritrae con una colonna romana fratturata a ricordo della sua spina dorsale e circondata dalle numerose scimmie che cura come figlie nella sua casa.

Tre importanti esposizioni le furono dedicate nel 1938 a New York, l’anno successivo a Parigi e nel 1953, un anno prima della morte, a Città del Messico.

Il museo Frida Kahlo anche detto museo della Casa Azul (Casa Blu) è situato nel centro di Coyoacán, un sobborgo di Città del Messico.

Il museo è stato aperto al pubblico il 30 luglio 1958. A volere che fosse un luogo di pubblico accesso era stato Diego Rivera, più volte marito di Frida Kahlo, che era rimasto vedovo quattro anni prima, e che non aveva potuto vedere il compimento di questa sua volontà, essendo morto nel 1957. Rimasto solo, Rivera aveva donato la “Casa Azul” al popolo messicano, ma solo un anno dopo la sua morte il governo la trasformò nel museo che accoglie le più importanti opere della Kahlo.

Oggi, nella casa museo, sono conservati anche lettere e scritti dei vari personaggi internazionali amici di Frida e Diego e oggetti quotidiani della vita privata dei due artisti che si è fortemente imposta all’attenzione dei contemporanei e che contribuisce a costituire oggi il loro “mito”.

A cura di Silvia Donati

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