Lo potevo fare anch’io?


di Silvia Donati Silvia Donati è una coreografa di rilievo nazionale, insegnante in diverse scuole della regione Marche corsi di hip hop e modern jazz.

Se davanti a un’opera d’arte contemporanea vi siete detti “ah ma questa sapevo farla anch’io”, se di fronte a un video alla Biennale vi siete chiesti “ma questa sarebbe arte??” e se ogni volta che qualcuno accenna a parlare di arte voi esordite con “no ma io non ne capisco nulla” siete assolutamente pronti per questo incontro. «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene, il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». E’ con questo propositivo messaggio che annunciamo il primo incontro con l’arte. La nostra associazione è sicura che l’arte, la cultura possano essere il volano di nuovi cambiamenti.

A conclusione brevi cenni sulle strade legislative che favoriscono l’arte.

Silvia Donati

lo potevo

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  1. Stanislao Biondo ha detto:

    La frase citata è l’epigrafe anonima incisa sull’architrave del portico del Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo.

    Nessuno è ancora oggi riuscito a riconoscerne la paternità e certamente non risulta corrispondere alle finalità che avevano portato alla costruzione del grande teatro palermitano (eretto significativamente sul luogo dove fino a quel momento ancora sorgevano la Chiesa e il Monastero delle Stimmate di S. Francesco, la Chiesa e il Monastero delle Vergini Teatine dell’Immacolata Concezione, la Chiesa di Santa Marta e la Chiesa di Sant’Agata di Scorruggi delle Mura, che occupavano un’area di circa 25.000 metri quadrati al centro di Palermo e che vennero demolite per l’occasione): monumentalità, immagine, orgoglio municipalistico, lustro alla città ed al suo pubblico, luogo di ritrovo per lussi e mondanità. D’altronde lo stesso Ernesto Basile (figlio del progettista Giovanbattista Filippo ed egli stesso architetto, fra i maggiori del Liberty) ebbe a rilevare che: “Dai teatri infatti ogni idea di utile è esclusa, ogni pensiero di utilità pratica bandito; essi sono eretti a puro scopo di ricreazione pubblica; e se dietro il diletto v’ha poi l’insegnamento e un fine istruttivo e morale, questo si palesa secondario”.

    Vedi anche: Teatro Massimo di Palermo e “la frase enigmatica” su http://www.blogsicilia.eu.

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