Architetti si nasce?


di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Pillole da “Questione di stile” edited on Itunes Store e Ibook store.

Architetti si nasce?

Per fare l’architetto (o l’urbanista che non dovrebbe esistere perchè sarebbe la stessa cosa ad una scala diversa) occorre ineluttabilmente essere prima di tutto umanisti, filosofi e storici, poi artisti e quindi tecnici. Tutto il resto lo fanno altre figure, preparate altrimenti ed altrove. Ma l’Italia permane il coacervo dell’eclettismo professionale e di quello progettuale: cento figure che possono “fare” architettura, cento modi di concepirla partendo da cento formazioni diverse, spesso più che mediocri e senza vera vocazione. Non ci si meravigli della cementificazione e della distruzione del paesaggio urbano, rurale, montano, marino e archeologico! Ormai da un po’ fuori dal coro ufficiale degli architetti italiani (uscita di corsa dall’anacronistico ordine professionale) ad ogni viaggio ho provato a fare un censimento del panorama edilizio incontrato. Sia nelle grandi città che nei piccoli borghi, in campagna come al mare e in montagna non sono riuscito a distinguere un manufatto che si potesse definire per forma ed elementi costruttivi, e decorative un esemplare dell’architettura contemporanea. Quanto ai cosiddetti monumenti civili, non mi è parso più possibile stabilire, per forma, se a prima vista ci si trovasse difronte a una chiesa, una fabbrica, una scuola, un municipio. La residenza e il terziario sono terreno di caccia del qualunquismo architettonico. Le campagne, le montagne e le coste mostrano un’edilizia turistica d’assalto (falsi agriturismi, false baite , residences a go go, e lunghe teorie di stabilimenti balneari, chioschi e chioschetti, campings e villaggi senza soluzione di continuità).

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Poche rare eccezioni nelle aree storicamente più evolute e illuminate. Più che in una trasformazione della sensibilità di operatori ed utenti, sempre più obnubilati anche dalla pletora di realities del tipo “compro casa” “la mia seconda casa”, “cambio vita”, condotti da improbabili anfitrioni del gusto architettonico, da architettti cicisbei e da furbastre agenzie immobiliari si può puntare sull’educazione, sulla revision di normative colabrodo, sulla unicità delle figure che progettano e sulla loro rigorosa preparazione storico artistica oltre che tecnica e tecnologica. E’ necessario restituire agli organismi comunali di controllo la funzione di giudizio estetico e trasformare l’urbanistica in disegno urbano perchè le ciittà ed il territorio debbono essere disegnati e progettatati come una casa, un monumento, un opificio, un giardino, una scuola.

Giuseppe Campagnoli

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