Una scuola nuova.


di Giuseppe Campagnoli Giuseppe-Campagnoli

Tratto da “Questione di Stile” di Giuseppe Campagnoli su ITunes per ReseArt.

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“Aldo Rossi con i suoi insegnamenti mi convinse che l’architettura disgiunge, nel tempo, la forma dalla funzione: non c’è miglior modo di concepire gli spazi per eccellenza, quelli dell’imparare. Da una idea di architettura e di scuola che coincidono nasce forse una utopia che potrebbe, nel tempo, diventare una splendida realtà. L’esperienza recente di un workshop internazionale mi ha fornito un modello da imitare per prospettare la scuola del futuro. I discenti si muovevano da un luogo all’altro a seconda delle esigenze di apprendimento: una biblioteca, una chiesa, un laboratorio, un auditorium situati i diverse parti della città ( il centro, il mare, il parco..) legate per funzione ai differenti learning objects. Nel caso di studenti adulti non era problematica la mobilità da un luogo all’altro durante la giornata come avviene un po’ solo per l’università. Per le scuole di livello base o intermedio sarebbe sufficiente concepire quotidianamente un orario di prossimità con un sistema di trasporto integrato che consentisse di trasferire gli alunni, anche in continuità verticale, (negli stessi luoghi e laboratori studenti dalle elementari alle superiori, a volte anche insieme!) ogni giorno in un posto diverso a seconda delle necessità di apprendimento e di applicazione.

Ogni luogo pubblico della città (municipio, biblioteca, mediateca, laboratori, università) avrebbe spazi dedicati ed attrezzati per fare scuola consentendo a gruppi di studenti di non fossilizzarsi per ore nello stesso ambito, sempre difronte alla medesima lavagna, allo stesso panorama. Solo un edificio-base, che fungesse da manufatto simbolico, una specie di portale di ridotte dimensioni, ubicato in una parte significativa e centrale della città, con servizi amministrativi e luoghi di riunione non specializzati, potrebbe rappresentare la stazione di partenza verso le aule virtuali e reali sparse nel territorio, un primo luogo di rendez vous all’inizio della giornata di studio. Credo si possa cominciare a ragionare su questa idea e aprire un dibattito tra il popolo della scuola e pedagogisti, amministratori, progettisti.”

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