Perché non ti stupisci?


di Angela Guardato Angela-Guardato

greta la pazza
Pieter Bruegel il Vecchio, Margherita la pazza, 1561.

Sabato, in alternativa ad un pomeriggio di calca spiaggifera, me ne stavo al parco con un’amica. Sdraiate sull’erba leggevamo, chiacchieravamo, e stavamo anche zitte ad ascoltare ed osservare la natura. Ad un tratto mi sono soffermata, come altre volte, a guardare un’apetta che abile e svelta succhiettava il nettare dai fiori, sporcandosi di polline. Allora ho raccolto, forse facendole un dispetto, (ma in fondo ce n’erano migliaia), uno di quei fiori non tanto belli all’apparenza, tipici dei prati, circondati di trifogli e con una conformazione quasi ad alberello biancastro. Così l’ho osservato da vicino e ho notato come ogni sua particola fosse in realtà un fiore in miniatura bellissimo e piccolissimo, un incrocio tra un tulipano ed una calla. E mi sono stupita.
Poi ho continuato a guardare l’apetta, come trafugava il nettare precisa e sicura, e mi è venuto in mente “Microcosmos”, il fantastico documentario di Claude Nuridsany e Marie Pérennou sulla vita degli insetti. E anche questa perfezione e questa abilità mi hanno stupita.
La sera prima, invece, ero andata a sentire un concerto in un locale al mare. Tra il pubblico c’era una coppia di ragazzi un po’ freak, con un pupetto di non più di due anni, lasciato un po’ a sé che mangiucchiava briciole strane dalla tavola facendo smorfie di disgusto e osservava tutto con attenzione. Alla fine del primo pezzo del concerto, il pupetto ha sgranato gli occhi e la bocca, vedendo babbo, mamma e tutti i presenti che avvicinavano e allontanavano le mani ripetutamente e rumorosamente. Allora ha aperto le sue mentre osservava attentissimo, ma senza batterle. Come a prepararsi. Alla fine del secondo pezzo, batteva le mani, soddisfatto, anche lui. E, sorridendo, mi sono nuovamente stupita.

La sera, infine, ho acceso il tablet, ho scorso la home di Facebook, e su una pagina di arte mi sono imbattuta in un quadro di Bruegel il Vecchio che non avevo mai visto, e ancora mi sono meravigliata, questa volta per quanti fantastici dettagli potesse contenere un dipinto.
Dante nel Convivio (trattato IV, paragrafo XXV, 3-4-5) scrive: “Io intendo tre passioni necessarie al fondamento della nostra vita buona: l’una si è Stupore; l’altra si è Pudore; la terza si è Verecundia; (…) Ché lo stupore è uno stordimento d’animo per grandi e maravigliose cose vedere o udire o per alcuno modo sentire: che in quanto paiono grandi, fanno reverente a sé quelli che le sente; in quanto paiono mirabili, fanno voglioso di sapere di quelle”. Ebbene, Dante non poteva dir meglio. La meraviglia e lo stupore sono quelli che ci fanno vogliosi di sapere ancora. Come sanno bene i bambini. Come hanno dimenticato molti adulti.
In effetti è la la meraviglia che denota la vera crescita, l’andare avanti, il ricercare, il vivere con sentimento, il non fermarsi mai.
Nel bellissimo film di T. Malick, “The tree of life”, la voce fuori campo della madre, mentre lei, il marito ed i figli sono in macchina appena partiti e hanno appena lasciato la casa in cui hanno sempre vissuto, perché il padre è stato licenziato, dice: “Se non ami, la tua vita passerà in un lampo. Fai del bene, meravigliati, spera”. Ed ha ragione. Queste sono le cose fondamentali da fare.
Perché all’ora di pranzo, quando il tiggì passa le notizie, più o meno veritiere, di padri che hanno sterminato la famiglia, di donne incinte uccise per inezie da sistemi assurdi, di bambine stuprate e impiccate in posti dimenticati da dio, beh, la gente cambia canale, storcendo il naso, o semplicemente storce il naso, continuando a mangiare. Ma non si stupisce davvero. Non si stupisce più. Né per il meraviglioso che c’è sulla terra, né per l’orribile. Semplicemente si abitua. Perché l’abituarsi aiuta a vivere meglio. O forse, a sopravvivere.
Ma l’abituarsi, è la fine di tutto, in tutto.
Nell’epilogo del meraviglioso film “Il cielo sopra Berlino” di W. Wenders, la voce fuori campo di Bruno Ganz pronuncia queste parole: “Solo lo stupore su di noi, lo stupore dell’uomo e della donna, ha fatto di me un uomo. Io, ora, so, ciò che nessun angelo sa.”
Speriamo di saperlo un giorno anche tutti noi. Perché solo lo stupore potrà dirci se avremo vissuto con coscienza ed attenzione alla vita. E perché solo finché ci sarà lo stupore, ci sarà la speranza. Per tutto.

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