L’Italia non rispetta la libertà di stampa


selezione di articolo dalla rete a cura di Stanislao Biondo Stanislao-Biondo

Articolo di Sandro Iannaccone

Pubblicato il 23 maggio 2014 su Wired (vai alla fonte)

Concesso in licenza Creative Commons 88x31

È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Relatore speciale dell’Onu su promozione del diritto alla libertà di opinione e di espressione. Ecco cosa ci chiedono le Nazioni Unite

Gli standard internazionali in merito alla libertà di stampa nel nostro Paese non sono rispettati. È la sintesi estrema del rapporto steso da Frank La Rue, relatore speciale delle Nazioni Unite, in seguito alla visita condotta in Italia a novembre 2013 per verificare lo stato di libertà di stampa e situazione lavorativa dei giornalisti. Le parole della relazione lasciano, purtroppo, poco spazio a fraintendimenti: “Il relatore speciale indica le sue preoccupazioni riguardo la continua criminalizzazione della diffamazione, la vulnerabilità della stampa a frivoli contenziosi, l’esistenza di minacce contro alcuni giornalisti e la condizione complessiva di lavoro dei giornalisti. Rispetto al pluralismo dei media, il relatore speciale fa notare le sue preoccupazioni riguardi al conflitto di interessi rispetto ad alti funzionari governativi con grandi partecipazioni nei mass media”.

Uno scenario niente male, insomma. Alla luce del quale l’Onu richiede azioni drastiche e immediate, a cui le istituzioni hanno risposto solo in parte con un nuovo disegno di legge, che non è del tutto in linea con gli standard internazionali. Anzitutto perché il reato di diffamazione viene mantenuto – anche se è stata eliminata la reclusione – con sanzioni pecuniarie molto elevate. Lo stesso vale per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale, che è addirittura punito con la reclusione da uno a tre anni: “Nell’ottica di garantire la libertà di stampa”, fa notare La Rue, “dovrebbe essere assicurato l’effettivo svolgimento di indagini verso coloro che intimidiscono i giornalisti e la punizione di coloro che compiono atti di intimidazione”. Altro punto spinoso è il compenso dei giornalisti: il rapporto evidenzia condizioni di vero e proprio sfruttamento, dal momento che “i giornalisti freelance sono pagati da 5 a 50 euro ad articolo e addirittura 4 centesimi per rigo”.

Alla luce di tutto questo, la richiesta dell’Onu, racconta Marina Castellaneta, docente di diritto internazionale all’Università di Bari, è l’istituzione di un organo nazionale sui diritti umani che abbia un ruolo centrale nel rafforzamento della libertà di opinione e di espressione. “Una richiesta già presentata nel 2004. Sempre ignorata dall’Italia. Come tutte le altre”.

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