Contrasti, opposti e spazi. In amore e non.


di Angela Guardato Angela-Guardato

M. C. Escher, Giorno e notte, xilografia, 1938.
M. C. Escher, Giorno e notte, xilografia, 1938.

Un mesetto fa, di primo pomeriggio, leggevo allo sgambatoio del parco Miralfiore un libercolo regalatomi da una cara amica, mentre il cane razzolava solo, felice e libero nel recintino ad hoc. Era aprile, c’era il sole ed erano circa sedici gradi. Un bel contorno. La lettura del libro deve avermi fatta pensare ad alcune cose che ho appuntato sul tablet e poco fa ritrovate. Questo il pensiero.
Come si dice in questo libro, (“Il fucile da cacccia” di Yasushi), “la vita è essenzialmente una fregatura, tinta di grande tristezza”. Bene, questa frase mi sembra molto bella, primo perché penso sia vero, secondo perché è l’accostamento di un termine quasi dialettale ad un’espressione estremamente poetica, pur se negativa. Insomma, un bel contrasto. Come starmene qui en plein air, in mezzo al verde, a leggere su una panchina di legno allo sgambatoio mentre tengo d’occhio Lucky, annegata dal sole, ma allo stesso tempo, mossa dall’aria ancora freddina che contrasta col calore del sole.
Il contrasto, quello che ci fa vivere. Ah, se non esistessero i contrasti! Sai che noia! Ben lo sapeva Eraclito, che poi in realtà parlava propriamente di opposti. Che sono dei contrasti esasperati. E senza di essi non ci sarebbe vita. Nessuna percezione di luce senza buio, (cioè assenza di luce), nessun caldo senza freddo, (cioè assenza di calore), nessuna felicità senza dolore, (cioè assenza di gioia), e così via.


Però, va detto, i contrasti non segnalano necessariamente degli opposti. No. Contrasto è quando una cosa si staglia su un’altra completamente diversa, che siano due colori, come il rosso ed il verde accostati, o due persone, come un vecchio e un bambino, o due emozioni, come la calma e la rabbia. O come quando sei contenta di vedere una persona di cui sei anche innamorata, ma questa non lo è di te. Ecco. Non siete opposti, no. Sono le vostre emozioni ad essere in contrasto, nel senso che non siete in sintonia. Non è quello il luogo, né il momento, non la città, e magari neppure il secolo. E allora il non-amore, forse, non esiste. Se una persona dà tanto, soffre tanto, ama tanto, e non è ricambiato, non è che non c’è possibilità d’amore, solo che non è il momento, c’è distonia.
E non è colpa di nessuno. Non è colpa tua, e nemmeno sua. Magari quella persona sta cercando di dimenticare un’altra persona da cui è stata lasciata e sta cercando di capire perché è successo di nuovo. E tu non puoi infilarti in quel vuoto di senso, o dentro lo spazio occupato quella domanda enorme, che occupa tutto. E non perché non possa esserci del bene: semplicemente non c’è spazio. Per ora, almeno. E bisogna farsene una ragione. E allora si torna al contrasto, quello che ci fa sentire vivi, che ci fa vivere. Che bello il sole con l’aria fresca. Che belli i contrasti.
E però anche se c’è il sole, se l’aria è fresca, se il verde è verdissimo e i fiori rossi si stagliano al di sopra, se per qualche minuto tutto sembra perfetto, la tua testa non è mica tanto contenta, di certi contrasti. E anche se, se ne fa una ragione, però lo vorrebbe sapere veramente perché questo non è il momento giusto. Una spiegazione, che diamine! Non è che ci risolvano la vita, le spiegazioni, però ci aiutano ad accettarla. Ci fanno sentire che non è colpa nostra. Anche se non lo sarebbe comunque. Così le cerchiamo, sempre, e spesso, invece di andare avanti, ci arrovelliamo immobili. Perché alla fine la testa lo vuole sapere se c’è un modo, un tempo, di e per essere in armonia, perché prima o poi uno po’ di spazio si farà di nuovo, no? Non c’è un po’ di volontà in tutto questo? Ah, se mi sentisse Schopenhauer. La volontà non è affatto la libertà di pensare liberamente, né di volere ciò che si vuole…
Ma il discorso si fa lungo e intricato e sta arrivando un cane molto più grosso di Lucky. Così chiudo il libro, lego il cane prima che entri quell’altro. Perché la vita non è mai sovrappensiero.

Angela Guardato.

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