L’ Arte è tecnica?


di Marco Santoro  Marco-Santoro

Perché “Arte è Tecnica”?

La domanda non serve soltanto a pensare l’arte da una diversa prospettiva, tentando di chiarire aspetti talvolta studiati con superficialità ingenerando confusione.

Gli eventi della storia dell’arte più recente sembrano avere orientato la ricerca artistica contemporanea verso l’impiego sistematico di tecniche e tecnologie estremamente innovative e queste talvolta hanno mostrato di riuscire ad alimentare da sole il virtuosismo e la fantasia espressiva degli artisti. Quanto detto, necessariamente, induce a riflettere sulle implicazioni che la tecnica produce nell’ambito artistico.

Chiarisco subito che non è mia intenzione sminuire in questa sede il ruolo della tecnica rispetto all’arte, dal momento che è assai chiara l’importanza della tecnica per l’arte ed il ruolo che, più in generale, essa svolge nella società contemporanea. Qui infatti  è determinante nel garantire il progresso ed il benessere dell’uomo, in quella sorta di aiuto convenevole che, sin dai tempi più antichi, ha segnato tutte le epoche della storia senza eccezione alcuna.

Si è molto discusso sul rapporto fra idea e forma, fra arte e mezzo, e sulla capacità dell’uomo di tradurre l’idea artistica in materia concreta (manualmente o con l’impiego di macchine e tecnologie). Negli anni sessanta del secolo scorso abbiamo assistito a quella sorta di rivoluzione copernicana dei linguaggi che è stata l’arte concettuale.

Si è tante volte ragionato sull’importanza del fare manuale e contemporaneamente sulla progressiva perdita di questo valore nel mondo artistico attuale come risultato positivo del progresso. Alcuni hanno notato che l’essere umano si è per questo ridotto ad una semplice appendice della macchina, che ha come atrofizzato i suoi arti e assopito l’intera attività cerebrale, al punto di fargli smarrire idee e creatività.

Questa idea ha contribuito ad infondere negli artisti e negli intellettuali la paura dell’affermazione di una società tecnocratica e forse il destino del nuovo millennio si gioca sulla capacità che avrà la tecnica di riprodurre ed emulare il pensiero umano.

C’è poi il pericolo che l’uomo, narcotizzato dai progressi compiuti, possa sprofondare o rimanere imprigionato nelle ragnatele della società dei consumi. Ed il rischio che l’economia, principale alleata della tecnica, possa annientare le personalità degli individui e la stessa società.

È giusto precisare che né la tecnica né l’economia sono in sé dei mali. Solo quando si traducono esclusivamente in profitto e la sete di potere le alimenta, possono diventare dannose.

Questa riflessione è l’impalcatura generale di un ragionamento che mira ad affrontare alcuni dei problemi dell’arte di oggi e tenta di porre alcune domande importanti. Perché l’arte dovrebbe porsi al di fuori dalla crisi che coinvolge la società, essendone essa parte integrante? Che cosa ha in più l’arte rispetto alle altre cose umane per non dover subire anch’essa la pressante onnipresenza della tecnologia? Se, come penso, la crisi incombe anche sull’arte, quali artisti saranno in grado di adottare controffensive efficaci e, difendendo la propria autorevolezza, continuare ad operare positivamente all’interno della società?

Nel corso delle mie prossime riflessioni su ReseArt proverò ad esaminare alcune delle esperienze artistiche più significative, fra quelle registrate nell’ambito della pittura contemporanea, per cercare di comprendere come l’antica pratica del dipingere si confronti oggi con i nuovi mezzi a le nuove tecniche dell’arte.

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