Chi mangia la mela?


di Stanislao Biondo Stanislao-Biondo

Non sono molti gli argomenti in grado di opporre individui normalmente capaci di intelligenza e giudizio. Ci riescono le dispute sulla politica, la morale, la religione ed altre trascurabili polemiche di natura dottrinale o filosofica. Oppure le opinioni che scaturiscono dalle preferenze in ambito tecnologico.

Mac-vs-pc

Io, come molti, un po’ per lavoro e un po’ per hobby, uso il computer. E lo faccio come tutti, senza il pregio di possedere alcuna particolare virtù e nessun particolare feeling con l’etereo universo fatto di flussi binari ed impulsi elettronici.  Non ho alcuna base di studi tecnico-informatici e mi ritengo un utente  mediamente informato sulle tecnologie informatiche, un po’ autodidatta, un po’ smanettone e un frequentatore passivo di blog, forum ed altri siti specializzati nel campo dell’informatica di consumo. Per questo motivo, e per altre ragioni di ordine professionale, sulle quali non sto a dilungarmi, puntualmente vengo interpellato dai colleghi, dagli amici, dagli alunni e dai conoscenti per consigli riguardanti l’acquisto di dispositivi elettronici o simili. Proprio l’altro giorno una mia amica, alle quale consigliavo, in base ad alcune sue necessità, di acquistare un personal computer (compatibile IBM) di fascia medio bassa invece di un costosissimo Mac mi ha prontamente chiesto: ma come proprio tu vieni a parlarmi del banale pc? (Banale perché, poi!) Avrei avuto molte cose da dire in proposito e, dato che su alcune se non su molte, o su tutte, bisogna essere sempre piuttosto chiari proverò a farlo in questo post. Voglio farlo parlandovi di Steve Jobs e di Bill Gates in modo semplice. Ciò equivarrebbe a parlare di Apple e Microsoft. L’argomento è molto serio, per alcuni più della politica, della religione o del calcio.

In principio, come molti sanno, furono i personal computer, poi arrivarono i notebook ed i netbook (pc portatili). Fu poi  il momento degli smartphone e subito dopo dei tablet e degli ibridi. La gente smise di vivere e cominciò a scrivere, cliccare, condividere pensieri e pettegolezzi sui blog, i forum, i social media, etc. Prese ad archiviare e pubblicare foto, video, ed altri contenuti su piattaforme di sharing etc. Iniziò l’era cosiddetta del web 2.0 che avrebbe cambiato la società (almeno quella occidentale che conosciamo) nel modo in cui la viviamo oggi.

Per spiegare quello che ho in mente potrei, per cominciare, ragionare del dualismo fra i saperi tecnico scientifici (riversati nei prodotti della cultura materiale, soprattutto su quelli di largo consumo) e i significati o i contenuti universali nascosti dietro di essi che potremmo chiamare “filosofie”. Non si tratta solo di provare a distinguere tra forme, strutture o configurazioni diverse e talvolta opposte, ma tra culture (le più disparate), patrimoni di conoscenze e corpi di regole che troviamo riassunti (ovvero raccolti e condensati) in quella che si può considerare come l’iconografia dell’oggetto, sia esso utensile, strumento, macchina, etc. Questa infatti  rappresenta insieme sia l’immagine che l’essenza stesse delle cose. Così la scelta di un prodotto o di un manufatto, sia pure di un personal computer, nella smisurata varietà di quelli disponibili sul mercato, diventa anche un modo di tracciare i lineamenti di un’identità o solo, semplicemente, di un modo di essere.

Questa, da sola, è già probabilmente la filosofia del mondo creato da Jobs, il pianeta Mac, dentro il quale ci sono valori come esclusività e unicità proiettati in quella che, sicuramente, è la migliore sintesi possibile (allo stato dell’arte) fra architetture hardware e software, fra componentistica elettronica e sistema operativo. In questo risiede certo la peculiarità del mondo Mac nell’universo dei personal computer e degli altri dispositivi tecnologici della comunicazione come tablet, smartphone, etc.

Va da sé che, osservando la questione dal punto di vista che propongo, probabilmente viene meno l’urgenza, o anche solo la necessità, di stabilire un primato fra due cose che sono alternative e che possono diventare complementari rimanendo entrambe fondamentali.

Ma torniamo a ragionare sulle differenze e sulle analogie fra i due sistemi (due mondi, come ho provato a descrivere) e a farlo in termini semplicemente tecnologici e commerciali.

Mac vs Pc

Uno degli aspetti peculiari dei Mac rispetto ai pc compatibili IBM è costituito dal maggior costo dei dispositivi. A questa caratteristica in realtà  ne sono indissolubilmente legate parecchie altre, che proverò a mettere in ordine. Consideriamo ad esempio la gamma dei dispositivi sul mercato che rientrano nella categoria cosiddetta dei notebook. In Europa a partire da circa 300 euro o poco più si possono acquistare dispositivi certamente non molto performanti ma completi, con i quali è possibile svolgere la maggior parte dei compiti richiesti dagli utenti di questa tipologia: accedere alla rete e navigare su internet, utilizzare la suite dei prodotti Microsoft compresa nel pacchetto Office o in quella del suo rivale open source, OpenOffice, ritagliare o effettuare altre modifiche di base alle immagini acquisite mediante altri apparecchi, collegare diverse periferiche al dispositivo principale, etc. Tutto questo può avvenire  senza grandi pretese riguardo alla velocità di risposta della macchina, alla potenza di elaborazione di dati di calcolo o alla efficienza, in termini assoluti, del sistema. La gamma dei prodotti disponibili sul mercato quindi, per questa tipologia di dispositivi, varia da fasce di prezzo piuttosto popolari, quali quella indicata precedentemente, a fasce molto più alte, confrontabili con quelle dei prodotti top di gamma di Apple,  passando per tutte le altre fasce intermedie in maniera alquanto graduale.

Personalmente ritengo che i pc ottengano notevole apprezzamento sul versante del rapporto qualità prezzo che è sicuramente vincente sui pc ed è, sempre in base al mio modestissimo parere, sfavorevole ai Mac. Questo ha a che fare anche con la questione chiaramente non trascurabile per valutare un acquisto, della disponibilità di poter ricevere assistenza tecnica (hardware o software) a costi contenuti in caso di necessità. Anche per questo Apple si fa pagare un po’ di più ed in parte costringe a passare quasi sempre per i suoi centri di assistenza, anche perché necessita di componentistica dedicata che non è reperibile in qualsiasi negozio di elettronica.

I pc fanno della personalizzazione del prodotto in funzione delle esigenze d’uso il loro punto di forza

Questo è il motivo principale per il quale mi trovai, come anticipato in precedenza, a consigliare l’acquisto del pc alla mia amica. Anche Apple propone i suoi prodotti come risposta ad esigenze individuali e diversificate di amatori e professionisti, ma con soluzioni nettamente più costose.

La sintesi fra hardware e software che è la base del successo dei prodotti Apple e delle ottime prestazioni che questi prodotti esibiscono è il valore aggiunto che contribuisce a giustificare il maggior prezzo sul mercato dei dispositivi. Insieme ad altre piccole cose. I dispositivi Apple, ad esempio, sono dotati di display o monitor con alte risoluzioni e qualità di immagine incomparabilmente maggiori rispetto alla stragrande maggioranza dei dispositivi della concorrenza e questo aspetto, già da solo, ne giustifica ancora una volta il maggior costo (vedi i Display Retina, ormai di serie su tutti). La durata della batteria è un altro dei punti di forza della casa di Cupertino: dipende ancora una volta dalla ottimizzazione delle risorse energetiche eseguita dal sistema operativo e dal modo con cui funzionano i programmi. È ovvio che anche sui dispositivi Apple la durata media della batteria si riduce, nel momento in cui si utilizzano applicazioni che richiedono un notevole impiego delle risorse computazionali in termini di frequenza e quantità di calcolo da parte, ad esempio, del processore, della ram, dell’hard-disk, etc.

Quando si parla dei costi si deve però anche considerare il periodo di vita utile del dispositivo. Come tutti i prodotti tecnologici anche gli Apple sono soggetti a obsolescenza, sia pure più lentamente dei pc. A un certo punto semplicemente è necessario sostituire i dispositivi, ancorché funzionanti, con altri più veloci, efficienti ed al passo coi tempi. Da questo punto di vista le campagne commerciali di Apple sono incalzanti quanto quelle degli altri principali competitors. Va notato, inoltre, che il product marketing di Apple può contare su articoli che rappresentano la quintessenza del design, che sono vere e proprie icone di contemporaneità, che forse un tempo erano veramente “di nicchia” e che sono ancora oggi una sorta di status symbol. Per non parlare della qualità dei materiali e delle finiture impiegati per raggiungere davvero elevati standard costruttivi, soprattutto sui modelli top di gamma. A proposito, sapete chi ha disegnato i più celebri computer Apple? Si chiama Jonathan Ive ed è inglese. Vanta opere esposte al MOMA. Comunque il mondo Mac è e vuole rimanere un mondo elitario. Mac è “fashion” e “cool”. Roba da fighetti con maglioncini casual in girocollo firmati (!!?). I pc sono diversi perché diversa è la filosofia di mercato: sono roba da smanettoni, che smontano e rimontano ferramenta elettronica nel nome di quella compatibilità universale che li rende popolari ma anche banali, almeno per i bohemien o gli intellettuali radical chic del nuovo millennio.

Un’altra questione non trascurabile: la comunità degli utenti

Su scala mondiale la comunità degli utenti dei comuni pc è incomparabilmente più ampia rispetto a quella dei Mac, proporzionalmente al numero dei dispositivi venduti e capillarmente diffusi in ogni casa, ufficio, etc. Ancora una volta ciò dipende sicuramente dalla maggiore popolarità dei prezzi. L’impulso dato alla diffusione dei pc nelle case, oltre che negli uffici, a partire dalla metà degli anni ’90, è senza dubbio merito dei sistemi operativi dotati di interfaccia grafica con finestre ed icone, prodotti da Microsoft a partire dal 1995. Anche se l’introduzione di questa novità (oggi universalmente acquisita al punto tale che facciamo fatica ad immaginare dispositivi che possano funzionare in maniera diversa) si deve ad Apple e non a Microsoft, è solo a quest’ultima che va il merito, se di merito si può parlare, della sua diffusione commerciale. Ricordo ancora che proprio nell’estate del 1995, quando in Italia avvenne il lancio commerciale di Windows95, alcuni dissero che non l’avrebbero comprato perché quello che il nuovo sistema operativo di Microsoft consentiva di fare era già possibile da tempo sui computer Apple. Cionondimeno Microsoft ha realizzato la diffusione su scala planetaria del sistema e, con l’avvento di internet, contribuito in misura determinante allo sviluppo delle tecnologie digitali della comunicazione. Quello che siamo oggi, nel bene e nel male, forse un po’ lo dobbiamo alla casa di Redmond.

Il fatto di poter contare su una più vasta comunità di utenti è indubbiamente un vantaggio, vuoi perché hai più possibilità di trovare risposte ai piccoli e grandi problemi quotidiani concernenti l’uso della tecnologia e delle applicazioni Microsoft, sui blog, i forum e sugli altri siti specializzati, vuoi perché proprio per questo motivo la molteplicità di applicazioni studiate per pc è maggiore, soprattutto fra quelle free e/o open-source. Il che ci porta, consapevolmente e direttamente alla questione, tutt’ora aperta, che mi accingo a trattare nel punto successivo.

I sistemi operativi dei pc sono vulnerabili agli attacchi informatici

I sistemi operativi Apple, a detta degli esperti e per via del linguaggio utilizzato per la programmazione, UNIX, sono sistemi estremamente chiusi e, proprio per questo, meno vulnerabili agli attacchi esterni da parte di virus, malware, troian, e simili. Ma la ragione più importante di questa immunità è che chi crea i programmi per attaccare i computer della rete preferisce mirare ai pc piuttosto che ai Mac perché i primi sono assai più diffusi e per questo è molto più lunga la lista delle potenziali vittime degli attacchi informatici. Se è vero che sui dispositivi Apple non sono sempre necessari antivirus e simili (che infatti esistono, se davvero non servissero le aziende non li produrrebbero) è solo perché sono quasi assenti i virus per Apple, dato che la nicchia degli utenti è più ristretta, e questo scoraggia gli hackers dall’investire fatica e lavoro su di essi. La ragione per cui effettivamente i pc sono piuttosto vulnerabili è la stessa per la quale è disponibile una maggiore gamma di applicazioni, soprattutto nell’ambito del CAD e del gaming, che come noto, necessitano di potenze hardware considerevoli che i pc offrono a prezzo più contenuto rispetto ai Mac.

La stabilità del sistema operativo Microsoft per pc è critica. Spesso i sistemi crashano

Anche questo è vero, tuttavia per avere dati attendibili occorrerebbe misurare, in un certo intervallo di tempo, il rapporto fra i computer in esercizio e quelli che dopo un certo periodo di utilizzo per un qualsiasi motivo hanno avuto bisogno di intervento tecnico di tipo software, ad esempio per effettuare la formattazione completa e la re-installazione del sistema operativo. Io resto dell’idea che in questo ambito entrino in gioco anche altri fattori, quali, ad esempio, la competenza nell’uso del dispositivo da parte dell’utente e l’affidabilità delle applicazioni di terze parti che talvolta sono i veri responsabili dei disastri. Le versioni più recenti dei sistemi operativi di Microsoft sono infatti state dotate, per venire incontro alle esigenze degli utenti meno esperti, e allo scopo di prevenire problemi di questo tipo, altrimenti imputabili al sistema, di funzionalità che consentono di verificare la compatibilità delle applicazioni che si intendono installare prima di farlo, in genere versioni precedenti di programmi anche assai noti e diffusi. Spesso gli utenti rinunciano ad effettuare l’upgrade del sistema operativo, che pertanto rimane obsoleto o va incontro ad inevitabile obsolescenza, perché teme di dover poi rinnovare anche le licenze dei programmi che possiede e che funzionano bene.

Sfatiamo subito un altro mito: che grafici, architetti, video-maker, dj o musicisti ed artisti in genere lavorano su Mac mentre gli ingegneri ed il resto degli individui sul pianeta su pc

Le cose, credo, non stanno così. Indifferentemente tutte insieme queste categorie di persone utilizzano in modo del tutto trasversale e disparato entrambe le tecnologie. È possibile realizzare con pc tutto quello che si fa con Mac. Forse in modo diverso ma pur sempre produttivo. Qualche anno fa c’erano programmi che giravano su una sola delle due piattaforme ma oggi, ad esempio, gran parte del software cad nativo su uno solo dei due sistemi è stato riscritto per funzionare al meglio anche sull’altra.

Da qualche tempo, c’è una novità che fa riflettere. Si può emulare su un Mac il funzionamento del sistema operativo di Microsoft (Windows 7 o 8). Serve ad installare su Mac programmi fatti esclusivamente per pc.

Non riesco a capire a cosa servirebbe il contrario, se mai ce ne fosse bisogno, ovvero far girare sui pc il sistema operativo del Mac.

Sarebbe come pretendere di mettere il motore di una cinquecento in una Rolls Royce!

I pc si imballano. Anche i Mac

Spesso gli utenti di Windows lamentano la modesta reattività del sistema rispetto ai compiti richiesti alla macchina dall’operatore. Il Mac è generalmente reattivo ma costringe anch’esso, talvolta, a periodi di attesa forzata. Su entrambi i sistemi è prevista la possibilità di chiudere anticipatamente l’applicazione che non risponde più ai comandi e che, come si dice in gergo, ha imballato la macchina. In Windows questa funzione si avvia da sempre premendo contemporaneamente ctrl+alt+canc o cliccando, quando è possibile farlo, sulla barra delle applicazioni per accedere al Task Manager o alla Gestione attività. Su Mac esiste un’altra combinazione di tasti per accedere alla funzionalità analoga che, vi assicuro, è utile anche su quel tipo di macchina. Su entrambi i sistemi il più delle volte basta aspettare qualche minuto e attendere la risposta del programma, che in genere arriva quando il led segnala che l’hard-disk sta girando.

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Chi mangia la mela? diStanislao Biondo è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Solo chi li ha acquistati e usati entrambi con vare tipologie di softwares per anni potrebbe dare un giudizio spassionato…

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  2. Roberto Guerra ha detto:

    Da user di un PC prima, di un Mac nel frattempo e di un PC in ultimo, trovo l’analisi fatta dal collega Biondo oltre che accurata, analitica ed anche abbastanza equilibrata nel complesso. Credo siano stati messi in evidenza con molta evidenza pregi e punti critici di entrambi i sistemi operativi.
    Il mito della Mac-infallibilità è ormai un lontano ricordo che vanifica frasi perentorie del tipo – “il mac non si inceppa mai”…”il mac non necessita di manutenzione”…”il mac i virus neanche sa cosa siano”…ecc…ecc….ecc.

    I miei ricordi mi riportano al primo (ma non ultimo) inceppamento del mio nuovo e favoloso MacBook Pro, cioè quando il cursore si trasformò nella famigerata “pallina arcobaleno” per la quale non riuscivo proprio a capacitarmi, sperando (invano) in un evento “del tutto fortuito”. Ma così, non fu.

    Troppo spesso poi, (confesso, da utente “smanettone”) mi son trovato costretto a fare un hard reset del mio Mac (rigraziando comunque l’eccellente Time Machine per il recupero dei dati).

    Ma il più insidioso e subdolo dei miti, riguarda proprio la virus-invulnerabilità dei mac che ha fatto si che molti abbiano sottovalutato questa problematica, evitando di installare antivirus ed agevolando di fatto la proliferazione dei virus in rete (inconsapevolemente tramite le proprie rubiche) nonchè riscontrando, problemi sul proprio mostriciattolo che “inspiegabilmente si era ammalato”.
    Il sistema operativo MacOs è ormai abbastanza diffuso, da essere diventato anch’esso appetibile per Hacker in cerca di “nuove sfide e nuove emozioni”.

    Ciònonostante del mio vecchio e defunto Mac rimpiango almeno due cose: la bellissima interfaccia grafica molto user-friendly, ed il suo design ancora insuperato.

    Peraltro, il nuovo sistema operativo Windows 8.1 al quale mi sono avvicinato da poco, pur peccando ancora di qualche difetto di gioventù e pur portandosi dietro alcuni retaggi del passato, introduce, a mio avviso, una delle poche novità radicali in questi ultimi anni sulle quali probabilmente si giocherà in parte il futuro dei due colossi dell’OS: l’intergrazione modalità mouse-tastiera/touch e, conseguentemente tra dispositivi tablet e P.C.
    Ho l’impressione che i vari dispostivi informatici, in un futuro prossimo, evolveranno inevitabilmente verso una perfetta intergazione la le due interfacce.
    E, in questo senso, Windows è, indubbiamente dieci passi avanti.

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