Il Liberty a Forlì


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Ho visitato la mostra non più di due settimane fa. Domenica, pochi visitatori e un percorso di vista agevole ma un po’ confuso. Pochi i nomi di richiamo, a parte Segantini e qualche altro. Mi è sembrata la solita antologia di minori con qualche nome-civetta qua e là. Molti ritratti e manifesti di pubblicità, qualche arredo e suppellettile. Laboratori di moda per fare cose liberty un po’ infantili. Una kermesse un po’ velleitaria.

Cito dalla presentazione web che conferma, mettendo le mani avanti, le mie riserve : “Analogamente, quel sogno voleva far rivivere l’antico splendore culturale, rideclinando con una sensibilità tutta attuale, definita dall’Estetismo e dall’eredità dei Preraffaelliti inglesi, un Rinascimento identificato tra la linearità sentimentale e femminile di Botticelli e la tensione eroica di Michelangelo. È per questo che la mostra intende identificare, per la prima volta rispetto alle diverse rassegne dedicate nel passato al Liberty, le specificità di uno stile attraverso una serie di capolavori della pittura e della scultura, che, seppur di artisti di formazione, poetica e linguaggio diversi, come Segantini, Previati, Boldini, Sartorio, De Carolis, Longoni, Morbelli, Nomellini, Kienerk, Chini, Casorati, Zecchin, Bistolfi, Canonica, Trentacoste, Andreotti, Baccarini rivelano contenuti e messaggi comuni, con i quali sono scandite le sezioni dedicate al mito, all’allegoria, al paesaggio declinato tra tensioni simboliste e una ricerca dell’assoluto che ci farà incantare davanti ai dipinti dedicati alla rappresentazione dei ghiacciai, visti come l’immagine della “montagna incantata” di Thomas Mann. Il rilievo dato alle arti maggiori, che non ha escluso anche confronti con modelli ed interlocutori stranieri come Klinger, Klimt, von Stuck, Beardsley, Khnopff, Burne-Jones, ha voluto favorire un dialogo nuovo con le altre tecniche ed espressioni artistiche in una identificazione di quei valori decorativi che vengono confrontati con quelli pittorici e plastici nelle sezioni dedicate alla grafica, all’illustrazione, ai manifesti pubblicitari e alle infinite manifestazioni dell’architettura e delle arti applicate. Così i ferri battuti di Mazzucotelli e Bellotto;  le ceramiche di Chini, Baccarini, Cambellotti, Spertini, Calzi; i manifesti di Dudovich, Hohenstein, Boccioni, Terzi, Mataloni, Beltrame, Palanti; i mobili di Zen, Issel, Basile, Bugatti, Fontana; i vestiti di Eleonora Duse, i merletti di Aemilia Ars e gli arazzi di Zecchin vivono di nuovi confronti. Ne emerge una figura del Liberty che è nella sostanza uno stile della vita. La sua rappresentazione è la linea sinuosa, fluttuante, che rispecchia nel segno, nel suo stesso divenire, il movimento in atto. Protagonista indiscussa è la donna, figura ad un tempo fragile, superba e carnale, immagine del piacere e della libertà.”

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Da criticare l’allestimento e la mancanza di un suggerimento per un percorso di visita coerente. Anche l’illuminazione mi è sembrata improvvisata e tecnicamente non all’altezza. Non ho potuto documentare (non certo da professionista e per lucro!) fotograficamente la mia visita perché erano vietate le riprese, anche con strumenti amatoriali, a causa del diritto di proprietà e riproduzione che incombe ancora sulla cultura e sulla sua libera gratuita fruizione e divulgazione.

Questa è l’unica testimonianza di quella giornata in quel luogo d’arte carpita come autoritratto, presso la pinacoteca comunale,  tra  grandi opere della pittura italiana!

Giuseppe Campagnoli

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