Un po’ di coraggio per l’equità


L’Italia è per antonomasia il paese dell’agricoltura,della cultura,dell’arte, del turismo e dei servizi formativi e culturali di qualità. Per far ripartire il paese puntiamo su questo.L’industria e la finanza sono state solo occasioni di sfruttamento e di speculazione.Non erano assolutamente la vocazione di un paese come il nostro.Sono state “inventate” e sappiamo come sono finite. Ora coraggiosamente si può fare qualcosa:  recuperare, attraverso la confisca immediata, i patrimoni evasi e il surplus patrimoniale accumulato illegalmente e disegualmente ; confiscare ed assegnare con le dovute garanzie di serietà, capacità e merito a disoccupati e giovani in cerca di lavoro fondi agricoli abbandonati,mal gestiti o utilizzati per altri fini (sfruttamento estensivo di pannelli solari,colture ogm e non autoctone e biologiche,falsi agriturismo); fare la stessa cosa con le seconde e terze case non affittate a equo canone o non date in comodato per consegnarle a giovani e famiglie ad affitto bloccato o per avviare attività turistiche e culturali; riassegnare concessioni balneari  a termine controllandone lo sviluppo turistico di qualità e i prezzi; contrattualizzare in public companies giacimenti  di beni culturali (musei,immobili storici,scavi archeologici etc..) con adeguato guadagno per lo Stato e garanzie di qualità per la fruizione e lo sviluppo; pianificare organicamente l’offerta turistica. Infine fissare limiti munimi e massimi per i redditi pubblici e privati in modo che il differenziale non superi mai (dico mai!) il dopio.Tutto ciò con un rigoroso criterio del “più stato efficiente e poco mercato” come sostengono le più avanzate concezioni economiche internazionali (cfr. “The Entrepreneurial State” e “Government — investor, risk-taker, innovator” M. Mazuccato)

La politica che non segue questa semplice via ci pare decisamente in mala fede.

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